VOGHERA ex Ospedale Psichiatrico - ospedali d'Italia

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VOGHERA ex Ospedale Psichiatrico

Ospedali Nord Ovest > Regione Lombardia > Pavia provincia

Ringraziamo l'Amministrazione ospedaliera ASST Pavia, ufficio URP, per l'autorizzazione alla pubblicazione dei dati riportati


https://www.asst-pavia.it/node/49


Il manicomio di Voghera,  la cui fondazione fu voluta da Cesare Lombroso, era uno dei più sicuri e meglio controllati di tutta la Lombardia.
Oltre che essere ben controllato, il manicomio di Voghera, costruito nel 1876, era anche lontano dal centro abitato. Adesso no. Oggi si trova nel bel mezzo di un agglomerato urbano di qualche migliaia di persone, stretto fra un tennis club, negozi, bar e lo stadio comunale. Ma una volta non era così.
Il manicomio di Voghera è un pregevole esempio di architettura sanitaria ottocentesca sorto sulle ceneri di un antico convento francescano del quale è rimasto solo un pozzo alla destra della chiesa posizionata nel mezzo del complesso. Gli edifici e le stanze interne sono ancora in buone condizioni. Alcune parti sono state stipate con materiale sanitario che sembra ancora utilizzabile. Ci sono finestre sfondate, muri scrostati e un senso diffuso di abbandono. Ma, almeno per il momento, non ci sono stati crolli. La struttura tiene.
Il manicomio di Voghera, come molti altri manicomi italiani, era una città nella città di oltre 60 mila metri quadrati dove i ricoverati lavoravano ogni giorno. Aiutavano a riparare le scarpe, a lavare gli indumenti e le lenzuola, editavano un giornale e curavano i giardini interni. Nei sotterranei della struttura sono ancora visibili le tracce dei binari della “decauville” utilizzata per trasportare merci e attrezzature da una parte all’altra dell’area. Insomma, nella operosa Lombardia nemmeno i matti stavano con le mani in mano. Il manicomio arrivò ad avere al massimo 1029 ospiti e dava da lavorare a circa 400 persone, numeri che facevano dell’ospedale psichiatrico, assieme alle ferrovie, una delle principali aziende del territorio. D’altro canto, far lavorare i pazienti significava tenerli occupati e in un qualche modo alleviare le loro sofferenze. C’è la rotonda dei furiosi fatta di stanze senza angoli dove venivano rinchiusi quelli più scalmanati. C’è la stanza dell’elettroshock con attrezzature sanitarie da far venire la pelle d’oca. C’è il muro del pianto dove qualche paziente dell’ospedale ha inciso una scala di Do con tanto di pentagramma e fino a poco tempo fa, nell’archivio, c’erano anche alcuni teschi di pazienti su cui erano stati condotti esperimenti scientifici.


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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