MANIAGO Immacolata Concezione - Ospedali d'Italia

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MANIAGO Immacolata Concezione

Ospedali Nord est > Regione Friuli Venezia Giulia > Provincia Pordenone

Dalla Biblioteca civica di Maniago, da noi contattata, riceviamo i riferimenti della documentazione presente nel loro archivio:

L'Ospedale di Maniago alla vigilia della Riforma Sanitaria;

Ospedale civile Immacolata Concezione Maniago 1945-1975;

Inviano inoltre copia di un saggio, a firma del Prof. Giosuè Chiaradia "Tre generazioni per un ospedale" da cui abbiamo estrapolato, in modo estremamente sintetico,  il contenuto di questa scheda.  Allegata poi una relazione su interventi eseguiti negli anni 60 e 70.

Maniago non ebbe solo l'ospedale Mma anche un paio di Lazzaretti, uno in una località imprecisata (bovida) altro presso la cinta urbana, ed un altro  in località Pradis. L ospedale  nacque per volontà di un paese che sognò e volle e realizzò il suo ospedale malgrado tutto e tutti: i tempi, la limitatezza dei mezzi, l'altalena delle vicende politiche, le scartoffie della burocrazia. A forza di commissioni, di comitati, di autotassazione, di pesche di beneficenza, di salvadanai negli esercizi pubblici, di collette, a Maniago come tra gli emigrati di New York e di Philadelphia: a forza di comizi, di discussioni appassionate, di testardaggine nel voler arrivare in fondo ai corridoi romani.  Soldo su soldo, pietra su pietra, per tre generazioni: quasi un secolo.
La gestazione dell'idea cominciò foto in un'epoca imprecisata,  poco dopo l'annessione del Friuli all'Italia (1866): forse in seguito all’epidemia di colera che colpì varie zone del Veneto nel 1873: è certo che, prima della fine dell’800, due diversi comitati, costituiti da privati cittadini, operavano in Maniago per la raccolta di fondi destinati alla lotta contro la tubercolosi, nel primo caso, e alla costruzione di un vero e proprio ospedale, nel secondo: al principio del 900 i due comitati avevano accumulato una  cospicua somma.  L'amministrazione comunale, nel 1911, decise di celebrare i 50 anni della proclamazione del Regno d'Italia istituendo una Commissione incaricata di costituire un Ente Morale per l'erezione di un ospedale. La commissione si mise subito all'opera, compilò il suo regolare statuto e avviò la pratica che rapidamente naufragò nei primi scogli della via gerarchica. I soldi erano si  tanti ma i comunque pochi. I maniaghesi non si arresero: continuarono a raccogliere offerte e sottoscrizioni aumentando la loro disponibilità economica, tanto che nel 1914 poterono adocchiare un terreno, acquistato poi nel 1924 predisponendo un primo progetto. La popolazione, ancora una volta, iniziò a raccogliere fondi. Operai e datori di lavoro si imposero un contributo mensile, in ogni locale pubblico si mise un salvadanaio;  ogni vicenda lieta o triste della vita comunitaria offriva un pretesto alla beneficenza privata o pubblica (da un ballo di carnevale a una recita teatrale da un lutto di famiglia a un triste anniversario). Siamo nel 1929 la Commissione aveva raccolto una somma cospicua sufficiente a realizzare almeno  una parte del progetto sull'area acquistata.
Ma ancora una serie di eventi e decisioni per progetti diversi comportarono un ferrmo all'iniziativa. Nel 1933 venne realizzata la casa di riposo. Nel 1938 la Prefettura di Udine diede il colpo finale dicendo che non era proprio il caso di pensare ad un Ospedale.
Ma a rimescolare le carte ci pensò la Seconda Guerra Mondiale; quello che non si riuscì a fare in 50 anni si fece in 7 mesi, siamo nel 1945. A sole due settimane dalla Liberazione il Comitato di Liberazione Nazionale di Maniago deliberò di istituire una commissione per l'erezione dell'ospedale.
I Conti Attimis misero a disposizione il proprio stupendo palazzo per un ospedale provvisorio. I rappresentanti delle organizzazioni sindacali delle commissioni interne di una ventina di aziende maniaghesi stabilirono che gli operai avrebbero versato quindicinalmente il 2% della loro paga per un anno.  E continueranno invece, a versare il proprio contributo fino a metà 1947, quando sostituirono la quota  percentuale con un contributo fisso di 100 lire per gli uomini 70 lire per le donne. Anche gli artigiani e datori di lavoro di una trentina di aziende decisero di partecipare alla lodevole iniziativa con una generosa offerta iniziale, cui sarebbe seguito il versamento quindicinale di un contributo pari al 2% delle paghe lorde corrisposte agli operai, per la durata di un anno.  Analoghe decisioni assunsero i rappresentanti dei commercianti e degli esercenti; poi fu la volta degli agricoltori.
Si elesse il Consiglio di amministrazione dell'ospedale provvisorio. Venne creato un collegio esaminatore. Ci fu anche l'aiuto della Croce Rossa e di due organizzazioni alleate oltre che l’aiuto dell'amministrazione comunale e del comitato di Liberazione Nazionale. Il 16 dicembre 1945 veniva inaugurato, tra gli stucchi e le Colonne marmoree di Palazzo Attimis, l'ospedale provvisorio. comincio a vivere con mezzi di fortuna è resistette per 10 anni, nell'attesa dell'ospedale definitivo. Nato poco più che infermeria, seppe dotarsi di un gabinetto radiologico di un laboratorio di ostetricia, di un ambulatorio pediatrico, di uno strumentario chirurgico; poi vennero gli ambulatori di oculistica urologia dermosifilopatia, stomatologia  e via dicendo.
Nell'aprile del 1946 i lavori del nuovo ospedale ebbero inizio con i fondi pari ad un tredicesimo dell'importo previsto.
Ma la beneficenza pubblica e privata oltre che d'oltreoceano fece si che lavori potessero proseguire.
La giornata del 19 marzo 1955, festa di San Giuseppe Lavoratore, fu per Maniago una data storica. Non solo perché i maniaghesi inauguravano quel giorno la più grandiosa opera che un comune del Friuli avesse realizzato nel dopoguerra, ma anche e soprattutto per ciò che quell'opera rappresentava per ciascuno di loro: un orgoglio personale.  Si spesero quasi 180 milioni di lire di cui un quarto erano  derivati da contribuzioni volontarie.





 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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