CREVALCORE Ospedale Barberini - ospedali d'Italia

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CREVALCORE Ospedale Barberini

Ospedali Nord est > Regione Emilia Romagna > Bologna provincia

Questa scheda è stata autorizzata dall'Area Servizi Culturali del Comune di Crevalcore


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La storia dell’Ospedale Barberini trae origine dal Legato costituito dal Capitano Francesco Barberini con testamento del 14 luglio 1789. Le disposizioni testamentarie prevedono che, alla morte della madre, lasciata usufruttuaria, si disponga “tutto l’asse paterno a ristoro dei poveri infermi del suo paese”, stabilendo come eredi fiduciari – cioè amministratori del patrimonio – il “Prevosto, Console e Maestro di Latinità” di Crevalcore, cui lascia i “redditi dei Predi S. Sofia, Malpighi, Cavallerizza, Sagrestia, Fosse e due case in Castello (…) al fine che fosse fabbricato un Ospitale nelle case suddette”
Nel 1801, deceduta la madre del Capitano Barberini, gli amministratori del Legato Barberini prendono formale possesso del patrimonio, al quale nel frattempo sono stati uniti beni relativi ai Legati Roncati e Vannini. Nello stesso anno viene aperta la prima sede dell’Ospedale nelle case dette “Albergo di San Marco” che la volontà del testatore ha indicato come luogo deputato alla creazione dell’ospedale. Nel 1815, superata la fase più acuta di una crisi economica che perdura almeno dal 1807 a causa delle crescenti spese destinate all’attività assistenziale svolta, pare finalmente possibile avviare la realizzazione di un edificio funzionale all’attività ospedaliera, in sostituzione della vecchia sede. Gli amministratori perciò acquistano la chiesa soppressa di S. Maria dei Poveri, “rasente la Porta a Levante del Castello”, e avviano i lavori per adattarla ad ospedale. I lavori si protraggono però per lungo tempo, anche a causa delle continue difficoltà finanziarie, e “solo nel Febbraio 1841 si può inaugurare la nuova sede, dove si trova tuttora. Contestualmente all’apertura dell’Ospedale viene adottato un regolamento approvato dall’Ordinario ecclesiastico. Per i compiti prettamente assistenziali l’ospedale, che possiede in tutto otto letti, ha a disposizioni due infermieri, uno per gli uomini e uno per le donne. Nel 1857 figurano tra il personale anche due medici, due trasportatori (“Portatori del Cocchietto”) e un “Agente di Campagna”, il quale deve sovrintendere alla gestione dei fondi affittati e ai lavori di campagna, nonché alle gestione dei possedimenti urbani. L’applicazione delle leggi del Regno d’Italia del 1862 e del 1890 (RD 17/07/1890 n. 6.972 sulle Opere Pie (la cd. legge Crispi ) accentuano progressivamente il controllo sull’Ospedale Barberini da parte dell’istituzione locale deputata all’assistenza pubblica, quale era la Congregazione di Carità. Le strutture amministrative, già strettamente interdipendenti, si identificano. Nel 1904 la pianta organica della Congregazione di Carità di Crevalcore, coincide con quella dell’Ospedale Barberini, annoverando personale amministrativo (segretario, ragioniere, economo) e sanitario (un medico direttore, un cappellano, due infermieri d’ambo i sessi, un sotto infermiere, una guardarobiera per la migliore conservazione della biancheria e del mobilio) Lo statuto dell’ospedale dà facoltà alla Congregazione qualora lo ritenga necessario di avvalersi del servizio di tre suore. Intanto le accresciute esigenze di una popolazione in continuo aumento demografico richiedono un ampliamento della struttura ospedaliera. Nel 1913 viene contratto un mutuo fondiario con la Cassa di Risparmio di Bologna per £. 50.000, con il quale provvedere alla costruzione di un nuovo braccio dell’ospedale. I lavori, coincidenti con i difficili anni della Grande Guerra, subiscono forti rallentamenti.
1915 - Dal bilancio preventivo dell’ospedale di quest’anno dell’importo di Lire 28.880,94 (pari ad Euro 106.737,64 del 2014) si rileva che le principali entrate dell’ospedale sono dovute per: L.8.500 dalle rette di spedalità del comune; per L. 6.250 dall’affitto dei fondi rustici del legato Barberini; per L. 3.500 dalle rette di enti privati e diversi; per L. 2.945,09 dalla parte che spetta all’ospedale della gestione degli altri 11 legati e, per quello che riguarda l’ambulatorio aperto al pubblico, per L. 2.000 da parte del comune e L. 400 da parte di privati abbienti che usano l’ambulatorio. Per la parte spesa, le principali uscite sono dovute a: L. 5. 920 per il personale medico e una guardarobiera (due infermieri, una infermiera, uno cuoca sottoinfermiera, un “barbiere”, cioè un cerusico per le operazioni chirurgiche meno impegnative);  L. 5.000 per spese di vitto, riscaldamento e illuminazione; L. 2000 per medicinali ed oggetti di medicazione. Nella seduta del 6 maggio del 1915 il Consiglio Comunale approva l’acquisto di un microscopio per l’ambulatorio comunale.
Su invito dell’ Ufficiale Sanitario, dott. Lorenzo Della Casa si decide di acquistare un microscopio per indagini cliniche a vantaggio dei malati del Comune e anche per eventuali ricerche microscopiche necessarie per ragioni igieniche. Il vecchio microscopio in dotazione all’ospedale non corrisponde infatti più alle esigenze della clinica e dell’igiene. Il costo presunto è di L. 500. Nella seduta del 31 agosto 1915 il primo oggetto all’ ordine del giorno è esito della domanda del dottore Della Casa per concessione permesso. La Giunta ha avuto comunicazione della domanda del medico primario dell’Ospedale Barberini, dott. Della Casa di essere autorizzato a continuare a trattenersi a Bologna a prestare la sua assistenza ai feriti di guerra alla direzione di un reparto dell’ospedale militare di Bologna e anche per apprendere l’ utilizzo degli strumenti del gabinetto radiologico e fare pratica in modo da poter utilizzare i nuovi apparecchi di diagnostici anche a Crevalcore a vantaggio dei feriti che verranno ospitati nell’ Ospedale Militare di Riserva che si sta allestendo Crevalcore, e anche dei malati dell’ ospedale civile. La Giunta dà conto che il congedo precedentemente concesso al medico è scaduto il 22 luglio e che si tollera che il medico continui a rimanere assente solo fino a quando comincerà a funzionare l’ ospedale per i feriti di guerra che si sta allestendo nel capoluogo. Nella seduta del 5 novembre 1915 con oggetto “Proposte per assunzione della fornitura dell’ospedale militare di riserva”, il presidente della Congregazione informa i membri che la direzione dell’ Ospedale Militare Principale di Bologna ha proposto alla Congregazione di Gestire il nuovo ospedale militare di riserva che si istituirà a Crevalcore.
Le condizioni non sono diverse da quelle già praticate alla Congregazione di Persiceto che gestisce per conto dell’autorità militare l’ ospedale di riserva di quel comune. La Congregazione decide di dare ampio mandato al Presidente è al Ragioniere per approfondire la questione e riferire alla Congregazione. Infatti nella seduta del 2 dicembre 1915 con oggetto Comunicazione in merito alla fornitura dell’ ospedale militare di Crevalcore, il Presidente comunica che insieme al Ragioniere e con la consulenza del direttore dell’ Ospedale dott. Della Casa, sono stati verificati i costi da sostenere per la gestione del servizio e conseguentemente la retta da stabilire. Tale retta non può essere inferiore a 3 lire per giorno sempre che i feriti non siano mai meno di 100 al giorno, la qual cosa non è ovviamente preventivabile. I fornitori dell’Ospedale Barberini poi non si azzardano a fissare dei prezzi a cui vendere i generi alimentari all’Ospedale Militare per via del continuo rincaro degli stessi. La direzione dell’Ospedale Militare da parte sua non intende pagare una retta superiore a L. 2 e 80 al giorno per degente. Di fronte al dubbio di incontrare serie difficoltà finanziarie data anche la situazione economica difficile dell’ente, il Presidente e il Ragioniere propongono di rinunciare alla fornitura per non correre il rischio di compromettere il patrimonio dell’ente. In seduta del 28 dicembre 1915 la Congregazione approva un progetto di impianto idraulico nel nuovo padiglione dell’ospedale in quel periodo occupato dalle Autorità militari. Del 30 dicembre 1915 è la decisione di impiantare un gabinetto radioscopico del costo di circa L. 5.000. Il comune contribuirà con proprie risorse per 3.000 lire.
1916 - Dal bilancio preventivo dell’ospedale di quest’anno dell’importo di L. 34.180,94 (pari ad Euro 100.947,02 del 2014) si rileva che le sue principali entrate sono dovute per: L. 12.500 dalle rette di spedalità del comune di Crevalcore e Ravarino; per L. 6.315 dall’affitto dei fondi rustici del legato Barberini; per L. 4.312,34 dalla parte che spetta all’ospedale della gestione degli altri 11 legati; per L. 3.500 dalle rette di enti privati e diversi; e per quello che riguarda l’ambulatorio aperto al pubblico, per L. 1.000 da parte del comune e L. 400 da parte di privati abbienti che usano l’ambulatorio. Per la parte spesa, le principali uscite sono dovute a: L. 6.500 per spese di vitto, riscaldamento e illuminazione (4. 700 per gli alimentari, 1500 per il combustibile, 300 per l’illuminazione); L. 6.240 per il personale medico e paramedico e una guardarobiera (due infermieri, una infermiera, uno cuoca sottoinfermiera, un “barbiere” ); L. 3000 per medicinali ed oggetti di medicazione. Nel 1916, come risulta dal “registro dei pazienti del 1916 e 1917”, l’Ospedale vede la presenza complessiva di 7.101 malati, con una media di 19 presenze giornaliere, di cui 994 a carico dell’ Ospedale, 3.752 a carico del Comune di Crevalcore, 1.385 a carico del Comune di Ravarino; 970 a carico dei privati cittadini. Nel corso del 1917 poco prima di chiudere, l’ospedale ha ospitato un totale di 4.548 pazienti (con una media di 12 presenze giornaliere) dei quali 0 (zero) a suo carico, 3.292 a carico del Comune di Crevalcore, 492 a carico del Comune di Ravarino, 764 a carico di privati cittadini.
Come si legge nei bilanci Previsionale dell’Ospedale nel 1916, lo stipendio annuo dei due infermieri è di 1100 lire a testa, mentre l’infermiera è pagata 800 lire, la cuoca sottoinfermiera lire 450, la guardarobiera 500 Lire e il barbiere/cerusico 60. L’indennità annua del direttore dell’Ospedale a carico della Congregazione è di lire 800 e quello dei suoi due medici aiutanti è di lire 200 ciascuno. In data 21 febbraio 1916 si concede ai 4 infermieri dell’ospedale una giornata di riposo a turno come previsto dalla legge. Nella stessa data la Congregazione decide di usare la sala dell’archivio dell’Ospedale per adibirla a sala per degenti per far fronte al presumibile maggiore afflusso di malati a seguito della sottoscrizione di un nuovo convenzione con il Comune di Ravarino. Per realizzare il progetto bisogna rifare i pavimenti in modo che essi siano facilmente lavabili e adeguati agli standard igienici prescritti. Si decide di utilizzare legno rovere e larice poiché la sala è al primo piano e le condizioni statiche dell’edificio non permettono l’utilizzo di materiale più pesante come il cemento e le piastrelle. Il costo del materiale è di L. 15,7  per mq per un importo di lire 875. Si deduce dunque che la sala dovesse essere di 55 mq. Vengono anche acquistati 8 letti completi più le comodine e 14 sedie di ferro. Nella stessa seduta si decide di far verniciare a smalto la parte inferiore delle pareti di 3 sale nel nuovo padiglione dell’Ospedale a piano terra, allo scopo non meglio definito di “trasportare qui i servizi che meglio si riterranno opportuni”. Infine in data 13 marzo 1916 si decide di allacciare il nuovo padiglione alla corrente elettrica.
Secondo le testimonianze di una Delibera di Giunta del 29 marzo 1916, il Direttore dell’Ospedale in quell’anno percepiva dalla Congregazione 1000 lire. Lo stesso medico come primario del comune percepisce L. 5.000 come direttore del reparto chirurgico dell’Ospedale di Riserva del capoluogo percepisce, con il grado di Capitano, uno stipendio di L. 4000 annue più altrettante indennità. Lo stesso medico quale ufficiale sanitario percepisce dal Comune altre L. 400. Il 7 aprile 1916 si dà mandato alla Sezione Restauri della Congregazione di individuare la ditta che potrebbe occuparsi di rifare l’intonaco dell’ospedale. Nella stessa occasione si decide di restaurare il corridoio in cotto a pianterreno dell’ospedale. Si opta per una pavimentazione più economica di quella originale, in cemento per un costo preventivato di L. 300. In data 22 agosto 1916 la Congregazione esamina la sua situazione economica finanziaria che sta diventando sempre più critica.
In data 11 settembre 1916 si decide di aumentare le rette di degenza e di fissarle come di seguito: per le infermerie sezione medica, i comuni pagano L. 3,50 al giorno, per la sezione chirurgica L. 3,80. I privati invece pagano L. 4 per la sezione medica più L. 120 di deposito cauzionale e L. 4, più l’onorario del chirurgo di L. 20 , più L. 5 per ciascun dei due medici assistenti, più un deposito cauzionale di L. 150. Per le camere a pagamento i privati pagano L. 5 al giorno. Si stabilisce inoltre una tassa di L. 1 giornaliera senza diritto di vitto, per i parenti che fanno visita agli ammalati. Inoltre si stabilisce che per il corrente esercizio l’ospedale non accolga ammalati a proprio carico. Il 5 ottobre 1916 la Congregazione decide di affittare i locali al primo piano del nuovo braccio dell’ospedale al Comune per adibirle ad aule scolastiche. Nella seduta del Consiglio Comunale del 7 novembre 1916 fra gli altri oggetti all’ordine del giorno, c’è la domanda della locale Congregazione di Carità di rifusione di maggiori spese di spedalità. La Congregazione che si è appena riunita con il commissario prefettizio per discutere la situazione contabile e finanziaria molto critica dell’ Ospedale Barberini, ha rilevato che negli esercizi finanziari precedenti, dal 1911 in avanti, l’ Amministrazione Comunale per un mero errore non ha coperto i costi di gestione dell’ ospedale per i malati poveri a suo carico. La Congregazione chiede dunque al Comune di rifondere i costi di gestione dell’ospedale per un totale di L. 5.000.
Il Consiglio Comunale decide di fronteggiare questa spesa utilizzando il maggior introito realizzato con la locazione all’Amministrazione Militare del nuovo edificio scolastico adibito ad Ospedale Militare di Riserva.
Nella seduta del Consiglio Comunale del 12 dicembre 1916, si discute a proposito dell’acquisto del nuovo braccio dell’ Ospedale Barberini per adibirlo a locale di isolamento per malattie infettive. Vista la necessità di soddisfare le richieste dell’autorità sanitaria provinciale di provvedersi di un locale di isolamento per malattie infettive; dato atto che la Congregazione dispone di un nuovo edificio appena costruito su suolo comunale che non è necessario per le esigenze dell’Ospedale Barberini e che per questo sarebbe intenzionata ad alienarlo al solo costo di costruzione di Lire 50.000; considerando anche che questo braccio di ospedale è stato locato nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre al Comune per essere usato come luogo di isolamento, tutto ciò considerato il Consiglio reputa conveniente comprare tale nuovo ampliamento dell’Ospedale al costo di Lire 50.000 e di sottoscrivere a questo scopo un mutuo.
1917 - Dal bilancio preventivo dell’ospedale di quest’anno dell’importo di L. 40.435,07 (pari ad Euro 84.424,46 del 2014) si rileva che le principali entrate dell’ospedale sono dovute per: L. 19.000 alle rette di spedalità del Comune di Crevalcore; per L. 6.295  all’affitto dei fondi rustici del legato Barberini; per L. 5.000 alle rette di enti privati e diversi; per L. 3.358,9 alla parte che spetta all’Ospedale della gestione degli altri 11 legati; e per quello che riguarda l’ambulatorio aperto al pubblico, per L. 1.000 da parte del comune e L. 400 da parte di privati abbienti che usano l’ambulatorio. Per la parte spesa, le principali uscite sono dovute a: L. 15.500 per spese di vitto, riscaldamento e illuminazione (11.000 per gli alimentari, 4.000 per il combustibile, 500 per l’illuminazione); L. 7.225,00 per il personale medico e paramedico e una guardarobiera (due infermieri, una infermiera, uno cuoca sottoinfermiera, un “barbiere/cerusico” ); L. 3200 per medicinali ed oggetti di medicazione. In data 26 gennaio 1917 la Congregazione decide di vendere al comune per la somma di L. 50 mila il nuovo braccio dell’ospedale. Nella seduta del 19 aprile 1917, il Consiglio Comunale di fronte alla decisione della Congregazione di aumentare le rette di degenza dell’Ospedale e di non mantenere più a suo carico alcun degente (mentre fino a quel momento ne aveva mantenuti in media 6 al giorno) per tentare di sopperire in questo modo all’aumento dei costi di gestione dell’ospedale e soprattutto quelli degli alimentari, e far fronte al suo dissesto finanziario, si dimostra seriamente preoccupata di dover far fronte all’aumento delle spese di spedalità e invita il direttore dell’Ospedale dott Della Casa ad essere più rigoroso nella scelta di ammettere gli ammalati poveri in ospedale, e a dimettere gli stessi con maggiore sollecitudine non appena essi si siano rimessi tanto da potere continuare la cura a casa. A questo riguarda il dott. Della Casa avvierà una corrispondenza con l’amministrazione con la chiara intenzione di dire forte e chiaro che le sue scelte di ammettere e dimettere i malati dall’Ospedale, non sono sindacabili dall’organo politico. L’amministrazione comunale decide di concedere un sussidio permanente a tre malati cronici che vengono dimessi dall’ospedale, e di aumentare la beneficenza facoltativa per dare maggiori risorse ai malati poveri che anziché essere ricoverati in ospedale dovranno rimanere a casa, non potendo più il comune accollarsi le spese di spedalità per tutti.
Il 27 aprile 1917 La Congregazione discute se prendere in affitto dal comune che lo ha appena comprato, il nuovo braccio dell’ospedale per trasferirvi il ricovero. Il 18 dicembre 1917 si decide di chiudere l’ospedale a fine anno. Il disavanzo finanziario dell’ospedale è causato principalmente dal progressivo enorme costo delle spese di gestione in conseguenza dello stato di guerra. Tali maggiori spese combustibile, vitto, sostituzione di personale in guerra, non possono essere bilanciati da un corrispondente aumento delle rette dei degenti che inoltre sono in sensibile diminuzione. Il comune dal canto suo non può coprire il disavanzo. Anche le modeste rendite patrimoniali dell’Ospedale sono in continua forte decrescita a causa dell’aumento delle imposte, delle spese di manutenzione e di assicurazione del patrimonio immobiliare mentre il reddito lordo è immutato perché le leggi non consentono la risoluzione dei contratti agrari di affittanza e l’aumento dei canoni. Tale stato di cose minaccia di compromettere il patrimonio dell’azienda Barberini la quale proseguendo in una gestione passiva verrebbe ad accumulare dei fortissimi disavanzi tali da compromettere il suo patrimonio. Per questo si decide di chiudere l’ospedale, in modo da non compromettere il patrimonio e poter continuare l’ attività benefica istituzionale una volta che la situazione generale sarà rientrata nella norma.
1918 - Dal bilancio preventivo dell’ospedale di quest’anno dell’importo di L. 65.427,68 (pari ad Euro 97.967,76 del 2014) si rileva che le principali entrate dell’ospedale sono dovute per: L. 6.245 dall’affitto dei fondi rustici del legato Barberini; per L. 3.331,54 dalla parte che spetta all’Ospedale della gestione degli altri 11 legati; per L. 2.000 per il fitto del nuovo braccio dell’Ospedale per requisizioni diverse; per movimento di capitale si registrano 50.000 lire ricavate dalla vendita del braccio dell’ospedale al Comune di Crevalcore per farne un locale contumaciale per malattie infettive. Per la parte spesa, le principali uscite sono dovute a: L. 1.300 per spese di vitto, riscaldamento e illuminazione (600 per gli alimentari, 400 per il combustibile, 300 per l’illuminazione); L. 600 per la guardarobiera e L. 300 per il primario; L. 350 per medicinali ed oggetti di medicazione.
Nella Seduta del 24 maggio 1918 con all’ordine del giorno la Convenzione con il Comune per il locale servizio di ambulatorio e per eventuali operazioni di urgenza la Congregazione concede al Comune un locale ad uso ambulatorio medico, un ambulatorio chirurgico, la sala operatoria ed una camera per il ricovero d’urgenza degli infermi senza alcuna pretesa di corresponsione di fitto. Le spese di gestione e dell’infermiere sono a carico del Comune. Deliberazione commissariale in forma di giunta del 7 luglio 1918 che ha per oggetto il servizio di infermiere presso l’ambulatorio del Capoluogo e per eventuali operazioni d’urgenza in seguito alla avvenuta chiusura dell’ ospedale Barberini.
1919 - Nella seduta del 23 marzo 1919 la Congregazione di Carità richiede al Comune di Crevalcore di corrispondere l’affitto per i locali concessi per ambulatorio medico chirurgico. Nella seduta del 10 agosto 1919 si delibera la riapertura dell’Ospedale Barberini e conseguente provvedimento di bilancio. La situazione finanziaria si sta riequilibrando tanto che il 31 dicembre 1918 l’azienda ha un avanzo di lire 636,84 lire. Il Comune ha inoltre aderito in modo ufficiale a corrispondere la retta giornaliera di L. 11 per ogni degente ammesso a suo carico.

Congregazione di Carità di Crevalcore [1808 – 1937]

La Congregazione di Carità di Crevalcore viene costituita nel 1808, in ottemperanza al decreto del Governo Italiano del 21 dicembre 1807 e come specificato nel Regio Decreto del 25 luglio 1864, ad essa è affidata l’amministrazione dell’Ospedale Barberini e anche dei vari Legati, in particolare gestisce diversi fondi situati nell’agro crevalcorese.  La cessione in affitto dei fondi che è regolata da contratti della durata prestabilita, in genere dieci anni, alla cui scadenza è previsto un rinnovo costituisce il principale introito con cui la Congregazione gestisce l’Ospedale e le altre opere pie del territorio. I fondi comprendono vari edifici quali le case coloniche, le stalle e diversi fabbricati di servizio alle cui spese di manutenzione contribuisce la Congregazione. In periodo postunitario e anche negli anni della Grande Guerra, come previsto dalla legge del 3 agosto 1862, la Congregazione si compone di un Presidente e di otto membri, la cui nomina e surrogazione compete al Consiglio comunale. Lo scopo della Congregazione è di amministrare i beni destinati a sostegno dei poveri e di accertare le entrate e distribuire i sussidi secondo le tavole testamentarie dei benefattori e secondo la necessità degli indigenti. Dallo Statuto organico adottato dalla Congregazione di Crevalcore nel 1866 si evincono alcune informazioni sulla struttura e il funzionamento dell’amministrazione dell’Ente che restano più o meno invariate anche nel periodo della Grande Guerra. Le adunanze vengono convocate dal Presidente in seduta ordinaria il primo Venerdì d’ogni mese, ed anche in seduta straordinaria quando ce n’è necessità e sono ritenute valide quando interviene la metà dei membri, oltre il Presidente. Per la gestione della contabilità si deve compilare il Bilancio preventivo ed il conto della gestione, che deve essere approvato dalla Giunta provinciale Amministrativa alle dirette Dipendenze del Prefetto. Inoltre “la Congregazione di Carità deve curare che le attività e le passività dei singoli legati vengano annualmente regolate da distinte contabilità. L’amministrazione dell’Ente è ripartita in tre speciali Commissioni da eleggersi nel suo seno, distinte con le denominazioni di Commissione di economato, Commissione per gli stabili urbani, e Commissione per i beni rurali. La Commissione di economato cura l’amministrazione interna dell’Ospedale, sorveglia il servizio degli impiegati e provvede a tutto ciò che serve per il suo funzionamento. La Commissione per gli stabili urbani vigila sulla manutenzione e conservazione degli edifici dell’Opera Pia non destinati alle attività agricole per lo più ubicati nel centro storico. La Commissione per i beni rurali deve curare tutto ciò che riguarda le proprietà fondiarie della Congregazione. L’attività delle commissioni prevede la visita periodica ai beni da amministrare e la redazione di accurati rapporti sullo stato dei beni stessi.
La Congregazione di Carità di Crevalcore viene soppressa ai sensi dell’art. 5 della legge del 3 giugno 1937 n. 847. Ad essa subentra, tanto nelle attività assistenziali, quanto nella gestione patrimoniale, l’Ente Comunale di Assistenza di Crevalcore.

Testo: Piccola e grande storia dell'Ospedale Barberini


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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