BELLUNO Antico Ospedale dei Battuti - Ospedali d'Italia

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BELLUNO Antico Ospedale dei Battuti

Ospedali Nord est > Regione Veneto > Belluno e provincia

Ringrazio l'Archivio storico del comune di Belluno che ha ricercato la documentazione relativa all'Ospedale civico.
Dal suo sito  si possono ricavare poche notizie;  trattasi di una costruzione cinquecentesca, sorta su un edificio risalente alla metà del XIV secolo, destinata ad uso di ricovero e di ospedale dalla confraternita dei Battuti. Chiuso nel 1793 al momento della riunificazione delle tre diverse sedi dei Battuti, di Campestrino e di S. Maria Nova confluite nell’ex Seminario. Ha subìto numerose manomissioni interne già nel XIX secolo.


http://archivio.comune.belluno.it/ospedale-dei-battuti/


La Responsabile dell'Archivio  ha inoltre  inviato un PDF  di cui riporto gli estremi:
C. Zasso, L' Ospitale civile di Belluno e la commissaria Contarini : cenni storico-amministrativi per i conti consuntivi 1903, Belluno, Deliberali-Longana 1904.

Da tale documento riportiamo alcuni riferimenti storici che ci portano fino agli inizi del 1900

Prima del secolo scorso esistevano a Belluno tre piccoli Ospitali. Uno a Santo Stefano era destinato agli infermi poveri della città. Uno in Borgo Santa Maria Nova, poi di Fiera, era destinato al Ricovero notturno dei questuanti sotto il titolo di impotenti. Il terzo di Santa Maria dei Battuti avea per iscopo il precario accoglimento dei poveri Forestieri col titolo di pellegrini. Con memoriale 7 maggio 1790 il rappresentante del Governo Veneto denunziava al collegio dei Giuristi ed al Vescovo, dai quali allora dipendevano le opere Pie, lo stato miserando in cui trovavansi i tre piccoli Ospitali: osservava che non meritavano nemmeno il nome di Ospitali e che uno solo, quello di Santa Maria dei Battuti, avrebbe potuto essere ridotto in modo da rispondere sufficientemente al suo scopo: proponeva quindi che venissero soppressi gli altri due che erano amministrati dalla scuola del Carmine e di Santa Croce e che le loro rendite venissero assegnate al primo. In seguito a ciò si venne invece, con misura più radicale, alla soppressione di tutti e tre ed alla fondazione dell'attuale Ospitale. A facilitare questo benefico provvedimento concorsero la Città ed i Seminario dei Chierici: la prima offrendo di accogliere il Seminario che’ra a Loreto, in una parte del proprio locale scolastico detto di Sant'Ignazio o Gesuiti: il secondo cioè il Seminario, rappresentato dal Vescovo, offrendo all'ospedale erigendo, l'uso perpetuo del proprio locale a Loreto.  Onde curare la nuova fondazione erasi costituito un Direttorio provvisorio dell'ospedale. Le terminazioni 27 aprile 24 agosto 1792, dei Revisori regolatori delle Entrate pubbliche, approvate dal Senato coi decreti 17 agosto e 17 novembre 1792, stabilirono poi il piano regolativo e sistematico dell'ospedale, da essere, come dice il Senato stesso, la legge direttrice e di governo dell'ospedale medesimo.
In esso Piano la rappresentanza ed amministrazione dell'Ospedale era affidata ad un direttorio composto di 16 persone, da eleggersi 3 dal Consiglio della città, 11 dai corpi e scuole contribuenti e dai rappresentanti del seminario dei Chierici. Il direttorio nominava fra i suoi membri la banca di sorveglianza, come chi dicesse oggi la Giunta, composta di quattro presidenti, tre deputati alle elemosine, un deputato cassiere e un deputato di mese o turno che duravano in carica un anno. I presidenti erano due per l'ordine dei nobili, uno per l'ordine dei cittadini uno dei commercianti. Tanto i membri della banca che quelli del direttorio erano soggetti a contumacia, cioè non erano rieleggibili per altrettanto tempo quanto era stato quello della durata in carica. Al direttorio spettava la nomina degli impiegati, da farsi per concorso al quale doveva precedere stridor di invito e spettava il loro licenziamento: alla banca spettava la loro sospensione. Le deliberazioni del direttorio dovevano essere approvate dal Podestà e Capitano, cioè dal rappresentante del Governo; alcune più importanti dovevano essere prese con speciali strettezze cioè col numero di voti maggiore del solito e con altre formalità; quelle poi per incoar liti , accettare o rifiutare lasciti  erano soggette all'approvazione del magistrato dei revisori, residente a Venezia. Saggezza antica che, le nostre leggi hanno copiato con parole nuove.
Finalmente il 6 settembre 1793 il nuovo Ospitale fu solennemente inaugurato. Il locale era nel Seminario, e non fu donato ma permutatone l'uso: la cennata fusione dei tre vecchi Ospitali nel nuovo si effettuò solo nei riguardi dei due locali che furono ceduti al Direttorio, il resto dei rispettivi patrimoni restò alle singole scuole che assegnarono al nuovo Ospitale solo dei contributi annui, corrispondenti forse al reddito dei patrimoni, ma non ai patrimoni stessi: per la quale gretteria o diffidenza si ebbe poi la conseguenza disastrosa che, soppresse nel 1807 le dette scuole ed incamerati i relativi patrimoni, tutto andò perduto e quindi anche gli assegni fatti al nuovo Istituto.
L'Ospitale cominciò subito funzionare, i singoli ammalati, in numero limitatissimo, si ammettevano con delibera del direttorio. Il primo pare sia stato certo Dall’O Andrea, pazzo furioso, ammesso il primo settembre 1793. Venivano accolti solo febbricitanti, impotenti, qualche pazzo ed esposti. Agli impotenti erano assegnati due dormitori, uno per gli uomini, l'altro per le donne: sembra però che non si trattasse proprio altro che di un dormitorio, però, che non ricevevano vitto regolare, si lasciavano di giorno uscir liberi per la città con l'obbligo di trovarsi in casa alle 24 e non si dispensava loro che quanto avanzava dalla cucina per gli infermi. Non risulta quando siano stati soppressi questi dormitori, ma pare abbiano durato poco, non trovandosene più traccia negli atti dell'amministrazione dopo il primo decennio del secolo passato. Il medico e il chirurgo erano nominati e assumevano il carico a titolo di carità e non ricevevano che un annua gratificazione il primo di 30 il secondo di 10 Ducati.
I tre Speziali della Città offersero all'ospedale i loro servigi e il Direttorio deliberò di assoggettarli ad un anno di prova, sorteggiandoli. La somministrazione del vitto agli ammalati era fatta da un cosiddetto Priore che riceveva 18 soldi al giorno per ogni ammalato. Nell'anno 1795 il Corpo Direttorio avendo già venduti due vecchi ospedali per lire 11,400 Venete fu autorizzato dal Senato ad impiegare la somma nella ultimazione di una nuova ala che era in costruzione e portata al semplice coperto. Le cose dell'Ospitale procedettero bene per qualche tempo, ma le vicende del 1797 e successive, le pubbliche calamità di quell'epoca burrascosa, lo assoggettarono a grandi sconcerti e spogli, depauperando il suo patrimonio: a maggior crollo poi delle sue finanze successe nei primordi di questo secolo (1807) la totale demaniazione dei corpi morali, confraternite e scuole che cagionò all'Istituto la perdita delle corrisponsioni ed assegni annuali costituenti una parte delle sue rendite, di modo che nei primi anni del dominio Italico trovavasi l'ospedale nella massima deiezione e a malpartito. Si dovettero intaccare dei capitali e si dovette ridurre il numero degli ammalati a 10, quello degli impotenti a 6,3 per sesso; Si declinò la spesa degli Esposti e si ridusse lo stipendio degli impiegati, cioè del medico, del chirurgo e del cancelliere. Nello stesso anno 1807 con decreto Napoleonico 21 dicembre la rappresentanza ad amministrazione dell'Ospitale, come quella di tutte le altre opere Pie Commissarie eccetera, furono date ad una Congregazione di carità, che era divisa in sezioni, una delle quali fu detta sezione dell'Ospitale.
Abolite dal Governo Austriaco le Congregazioni di Carità nel 1821, con Ordinanza si comunicò anche a quella di Belluno la nomina dei direttori dell'Ospitale e del Monte di Pietà, che vennero separati secondo un nuovo sistema e si ingiunse di consegnare loro le rispettive amministrazioni.
Senonché l'Ospitale fu dichiarato “pubblico generale” con Dispaccio ministeriale 17 agosto 1859 e, instaurato poi il governo nazionale, con decreto reale 25 novembre 1869, che organizzò le opere Pie del comune di Belluno, l'Ospitale fu dichiarato autonomo e la sua amministrazione, fu affidata ad una Commissione speciale composta di cinque membri, dei quali due da nominarsi dal Consiglio provinciale e tre dal Consiglio comunale di Belluno.
Il 6 giugno 1872 mancò ai vivi il Nobile dottor Trois direttore tecnico dell'ospitale e lasciò erede di tutta la sua sostanza l'ospedale; con ricavato di essa fu aggiunto nel 1886 al vecchio un nuovo fabbricato nel quale furono collocati l'archivio, gli uffici amministrativi, la sede della commissione e della direzione, il reparto chirurgico femminile e le sale per le operazioni e medicazioni. Con questa costruzione fatta sopra il progetto e sotto la direzione dell'ingegner Giorgio Pagani Cesa si è pur provvisto l'Ospitale di un reparto per il dozzinanti privati che però mancava. La provincia di Belluno, che non aveva, per sua fortuna, un Istituto proprio per gli esposti sì servì fino al 1874 della Casa di Treviso, la quale alla sua volta si serviva degli ospedali di Belluno e Feltre come di filiali, ma che per gli effetti delle esposizioni ed accettazioni corrispondevano a due Istituti.




 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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