SAN GIMINIANO Ospedale Santa Fina - Ospedali d'Italia

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SAN GIMINIANO Ospedale Santa Fina

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Decido di postare comunque i contenuti lasciando ai lettori il compito di scoprirne la provenienza che, qualora individuata, sarà prontamente attribuita o rimossa se del caso.

Naturalmente continuerò nella ricerca ma, se chi legge,  ha notizie e/o contatti da suggerire non esiti ad inviarne comunicazione alla email :



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Ogni concreto aiuto ricevuto verrà poi riportato nella scheda di presentazione

L’ospedale più importante di San Gimignano e l’unico in grado di confrontarsi, quanto a patrimonio fondiario, con quello di Santa Maria della Scala, fu senza dubbio quello dedicato a Santa Fina, fondato dal Comune alla metà del Duecento con le elemosine lasciate sulla tomba della fanciulla. Eretto in prossimità di alcune case già esistenti e acquisite allo scopo, fin dalla sua istituzione comprese due vaste corsie a sala, nel 1334 definite “spedale degli uomini” e “spedale delle donne” e rispettivamente dotate di 17 e 11 letti. Tenendo conto dell’uso medievale di dormire in più persone in letti di notevoli dimensioni, si può ritenere che l’ospedale fosse in grado di ospitare un centinaio di poveri e di infermi.
A distanza di quasi cento anni, nel 1428, dopo che una serie di carestie e pestilenze avevano falcidiato la popolazione e dopo che, nel 1353, San Gimignano si era definitivamente sottomessa a Firenze, la situazione era forse meno florida rispetto al secolo precedente, ma il patrimonio complessivo, che oltre alla sede del complesso ospedaliero comprendeva numerose proprietà, fra le quali case, terre coltivate o a bosco, poderi e perfino la metà della proprietà dei mulini e delle gualchiere di San Galgano, sull’Elsa, era ancora ragguardevole. L’accorpamento dei vari ospedali cittadini, conseguente il calo demografico, favorì quello di Santa Fina, sotto al quale passarono nel corso del XV secolo numerosi istituti, fra i quali quello di Donna Nobile e quello dei Disciplinati di Sant’Agostino.
Ovviamente la fabbrica era andata accrescendosi, rispondendo alle esigenze di un ente che diramava le proprie attività assistenziali e che per il sostentamento dei malati necessitava di cantine, magazzini, cucine, lavanderie e case per le persone che prestavano le cure agli assistiti e assolvevano a varie mansioni. Fra il personale interno, oltre allo “spedalingo” (eletto dal Comune) e alla sua famiglia, operavano oblati e conversi (spesso vedove) che avevano donato i propri beni all’ospedale e si dedicavano alla cura dei bisognosi in cambio di vitto e alloggio. I medici garantivano un certo numero di visite al mese in cambio di un salario fisso, spesso pagato in grano; nel 1576 erano attivi un fisico e un chirurgo.
Dal 1507, all’interno dell’ospedale viene attestata anche una spezieria. Nelle planimetrie settecentesche risulta suddivisa in due ambienti: la bottega, dedicata alla vendita al pubblico dei medicamenti, e la cucina, destinata alla confezione dei preparati medicinali e appositamente dotata di batterie di fornelli di varia dimensione.


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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