PORTOGRUARO Ospedale S. Tommaso dei Battuti - Ospedali d'Italia

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PORTOGRUARO Ospedale S. Tommaso dei Battuti

Ospedali Nord est > Regione Veneto > Venezia provincia

Tratto integralmente da: Atti del primo congresso europeo di storia ospitaliera : 6-12 giugno 1960 Reggio Emilia - Profilo storico dell’Ospedale di Portogruaro sulla scorta dei documenti esistenti dall’epoca della sua fondazione nell’anno 1203 – Dott. Giuseppe Leonardi – pagg. 676-695

L’impressionante diffusione della lebbra in Europa, dopo gli avvenuti scambi con il Medio Oriente ad opera delle crociate aveva indotto, ovunque in Italia, alla creazione di ospedali per lebbrosi, per antonomasia chiamati malsani o malesani. Portogruaro, per la sua funzione di transito obbligato, non ne fu del pari immune e agli inizi del 1200 vi veniva istituito un lazzaretto, col precipuo compito di accogliervi i lebbrosi.
Nel 1203, infatti, in piena IV Crociata, Diatrico, canonico del Capitolo di Concordia, fonda un ospizio per lebbrosi, intitolandolo, con la Chiesa annessa, a S. Lazzaro.
Coi privilegi successivamente confermati a tale ospizio dai Vescovi concordiesi Voldárico (1203-1216), Almerico (1216-1221), Federico (1221-1229), convalidati dalla bolla di papa Onorio III del 1221, si ha documento della data di fondazione del primo nucleo ospedaliero a carattere sanitario a Portogruaro: «anno Domini millesimo CCXXVIII, indicione secunda, die VIII catante mense aprilis... quod ad substentationem pauperum et egenorum et ut derelicti ab hominibus in egestate et miseria recipiantur, constructum est ospitale ad honorem Dei et Beati Lazari super flumen que dicitur Lemen iuata Portumgruarium, in quo speramus misericordiae efficaciter adimpleri... nos Federicus mi seratione divina Concordiensis Ecclesie Episcopus licet indigni, ospitale ipsum et Ecclesiam liberum constituimus et ordinamus et ab omni eracione angaria et perangaria immune, statuentes et ordinantes ut rector, prior vel minister ipsius ecclesic, libere et sine contradictione agat et ordinet utilitates ipsius [...] ».
Accanto a questa istituzione, di indubbio carattere sanitario, a cui fa riscontro una semplice notazione del 1268 della presenza in Portogruaro quale physicus di un tal Maestro Lombardo (chiamato così forse per il luogo di provenienza), dovettero sorgere poco dopo, anche se più oscuri ne sono i riferimenti storici, probabilmente altri due pii luoghi dedicati ai nomi di S. Marco e forse di S. Giuliano, col carattere di semplici ospizi per i viandanti. È probabile che negli anni successivi, attenuandosi i pericoli di contagio, il lazzaretto assumesse funzioni di ospitalità per infermi solo in circostanze calamitose e con pericoli di epidemia, mentre evolvendosi il concetto di ospitalità non solo alle funzioni di albergare viandanti di passaggio, ma anche a quelle di dare asilo ai poveri, sia sani che ammalati, purché comunque bisognosi di assistenza, i pii luoghi suddetti assumessero le prevalenti funzioni di ricovero per indigenti da sfamare, per vecchi, per fanciulli abbandonati o esposti, ai quali molteplici compiti si univa pure quello di dovere, per legati munifici, costituire dote a giovani « donzelle povere da maridar». E’ questa l'epoca (dal XIV secolo in poi), in cui si ha un concetto estensivo dell'ospitale, in cui poco affiora ancora il carattere sanitario dell'istituzione, mentre cominciano a prevalere gli uffici caritatevoli di assistenza materiale e di sussidi economici, con precipua funzione infermieristica da un lato e amministrativa dall'altro, della quale ultima è indizio la comparsa del termini di gastaldo, massaro, procuratore, ecc. nei documenti dei secoli successivi. Lo spirito di beneficienza è dettato da un fiorire di religiosità, connesso col sorgere di confraternite laiche con finalità di penitenza e di carità. La storia ospedaliera della Patria del Friuli, dal 1300 in poi, è tipico esempio di questa evoluzione e gli archivi municipali ed ospedalieri di Portogruaro ne conservano ancora sia pur rare ma interessanti tracce.
Varie confraternite erano sorte nel Medio Evo per estrinsecazione di sentimento religioso, bisogno di beneficienza e necessità di congregazione di determinati gruppi sociali.
E’ nel 1260, in seguito alla predicazione dell'abate calabrese Gioacchino da Fiore, sostenitore di una esasperata spiritualità con un oltranzismo che superava gli stessi dettami della Chiesa, che si iniziava un vero movimento mistico, che sosteneva la necessità di una penitenza del corpo, fino alla flagellazione, quale mezzo per placare l'ira divina.
Questo fanatismo religioso trovò un suo apostolo in Ranieri Fasani  che nel 1242, partito dal suo eremo presso Perugia, andò predicando per l'Italia centrale e settentrionale la necessità per gli uomini di « disciplinarsi ». Il fervore del suo eloquio e del suo esempio riuscì a raccogliere numerosissime schiere di laici che, col titolo di disciplinati di Gesù Cristo, nella disciplina di vestire un abito bianco, di cantare laudi e preghiere, di far opere di beneficienza verso i poveri e di assistere gli infermi, e di flagellarsi il corpo, trovavano maniera, con l'umiliare questo, di esaltare i valori dello spirito.
Quasi tutti i grandi e piccoli nostri ospedali odierni sorti tra il XIII e il XIV secolo traggono origine dall'attività di queste Fraterne: Una delle prime fu quella di Portogruaro, fondata nel 1316, la cui Mariegola, ossia statuto, è uno dei più antichi documenti del genere che ci siano stati tramandati e uno dei primi compilati in lingua volgare nella zona. La Fraterna dei Battuti di Portogruaro, dedicata a S. Tommaso Apostolo, in grazia dei documenti rimasti, ci risulta essere un tipico esempio delle altre omonime Fraterne ovunque sparse nel Dominio Veneto e nella Patria del Friuli.
Era a capo della Fraterna un Gastaldo, con attribuzioni spiccatamente amministrative e disciplinari, coadiuvato da quattro consiglieri e da un notaio. Si conserva tuttora un registro in pergamena, sotto aspetto di agenda-calendario, ove sono registrate fin dal 1392 le date degli anniversari  delle esazioni e dei pagamenti della Fraterna. Gli scopi, oltre le pie riunioni, erano di assistenza mutua  reciproca, di cura degli infermi, dapprima solo se consoci e poi anche se estranei, dei poveri e degli abbandonati, sicché tale Fraterna giunse ad aprire un proprio ospitale circa il 1337 e ad assumere la tutela di quegli ospizi per forestieri e viandanti che, già preesistenti, si intitolavano a S. Marco in foro e a S. Giuliano Martire.
Con decreto del 1440 della Civica Rappresentanza di Portogruaro si statuisce il passaggio alla Fraterna di S. Tommaso dei Battuti di tutti gli istituti ospedalieri della città, compreso il lazzaretto.
Nella documentazione esistente quasi nulla vi è in riferimento all'opera dei medici nell'ambito degli Ospedali, e solo saltuarie notizie nominano la presenza come medici in Portogruaro di un Maestro Gerardino da Rovigo nel 1347; di un magister Albertus ciroicus nel 1354; di un Giovanni da Cremona, medico salariato, nel 1358; di un Maestro Nicolò da Treviso nel 1373; fino a che in un decreto del 25 giugno 1441 del Maggior Consiglio non appare la disposizione che nessun medico salariato del Comune possa essere eletto consigliere.  In parallelo con questa evoluzione della attività della Fraglia si ebbe un accrescersi dei suoi capitali.
Monsignor Cesare, Nores, visitatore apostolico nel 1584, lasciava  scritto che l'Ospedale era satis commodum, decentemente fornito di suppellettili e dava ricovero a 20 poveri infermi ed asilo gratuito ai pellegrini per 3 giorni, con esclusione dei cantori, degli istrioni e dei suonatori girovaghi. Poiché nel 1591 un'epidemia di peste aveva creato necessità di maggiori ricezioni, la Confraternita deliberò di aumentare i posti fino al numero di 40.
Mentre nel 1537 la Fraglia dei Battuti di Portogruaro trasferiva la sua sede nello stesso Ospizio di San Marco, il vecchio e più antico lazzaretto veniva anni dopo, nel 1570, affidato ai Padri Cappuccini.
Già dal 1541, in data 21 dicembre, il nobile Polo Bragadin, Podestà di Portogruaro, assieme al Capitolo della Fraterna, dava nuovo ordine e statuto alla pia istituzione, rinnovando e migliorando la situazione ospedaliera della città, sicchè negli anni successivi cessavano progressivamente le funzioni del lazzaretto, che, trasformato poi in Convento degli stessi Padri Francescani, cessava di esistere per disposizione delle autorità francesi il 14 luglio 1797.
Frattanto è indubbio che l'Ospedale, quale rimasto nella gestione della Fraterna dei Battuti, proseguisse la sua esistenza nell'antica sede dell'ospizio di S. Marco, ancorché scarsissimi siano i documenti rimasti.
Nei due secoli fra il 1500 e il 1700, a cui corrispondono magre notizie dell'archivio ospedaliero, costituiscono indubbiamente il periodo di decadenza della Fraterna, sia per l'affievolirsi del primitivo sentimento religioso e di pietà, sia per il trasformarsi dei suoi amministratori in gente a null'altro intesa che al proprio personale guadagno, come fanno fede le innumeri ordinanze, inchieste e decreti emanati in tale lungo periodo dalla Luogotenenza del Friuli e raccolte negli archivi comunali.
E’ del 1756 una ricorso al giudizio del Luogotenente della Patria del Friuli circa il discusso impiego delle attività di gestione amministrativa. Si conserva una relazione verso il 1780 di una ispezione ordinata dal Luogotenente della Patria del Friuli, nella quale si riferisce essersi trovato a tali e tanti disordini « quali il ricovero di alcuni mariti infinti di più mogli, o qualche sedicente moglie che a più mariti si vende », « altri che [...] tutt'il giorno vanno all'osterie e tornano la sera ubbriachi»; a qui si dorme a due per letto, confusi i validi con gli invalidi, contro il sistema di tutti i luoghi pii»: «tutto ivi è clamori, tutto doglianze dei pochi veri poveri invalidi, che vengono dal Gastaldo defraudati delle solite offerte e defraudati nel peso del pane stesso [...] sì da richiedere l'autorevole e pronto intervento del Luogotenente medesimo.
Nel 1793 si iniziò a trattare la permuta della fabbrica del Pio Ospitale di S. Tommaso con tutte le sue adiacenze con la fabbrica ed il Convento di S. Giovanni Ev. fin dal 1661 acquistato dalla Comunità, dopo che 10 anni prima Papa Innocenzo X l'aveva soppresso per lo scarso numero dei religiosi.
Risultava in quegli anni, come da relazione dell'anno 1786  del Gastaldo, che la mancanza di igiene dell'Ospedale rendeva quel luogo « miserabile e fonte di tristezza e compassione » per la mancanza di biancheria e per la mancata pulizia di quella poca rimasta (si era venduta persino la caldaia per la lisciva!), per l'infimo corredo di letti. Fatti  a cavalletti e tavole vecchissime e in parte rotte.
Ma il trasferimento (nel 1796) dell'Ospedale di S. Tommaso in tale nuova sede  non arrecava i desiderati miglioramenti, per l'incalzare degli eventi storici portati dalle truppe francesi, che giungevano in Portogruaro l'11 aprile 1797, cui seguiva la caduta della Veneta Dominazione. Solo nel 1857, per sollecitazione del Vescovo concordiese Andrea Casasola, il Pio luogo riassumeva più degne funzioni, e si avviava verso la moderna evoluzione, venendo affidato alle Reverende Suore della Provvidenza, Ordine da pochi anni costituito in Udine.
L'« Imperial Regia Delegazione Provinciale» (sanzionato il contratto che affidava a detto Ordine l'amministrazione interna dell'Ospedale) fu, dallo sviluppo assunto dalla Pia Istituzione, spinta a dichiararla Ospitale Civico Pubblico Generale ». L'Ospedale crebbe ancora fino a 200 letti, sì che fu necessario ampliarlo con una nuova ala a nord. Poco dopo le truppe del Gen. Cialdini, entrando in Portogruaro il 22 luglio 1866, portavano il tricolore del nuovo Stato Italiano.
Di questa necessaria transizione, che doveva portare verso il quarto e presente stadio il vecchio Ospedale di S. Tommaso fa fede negli archivi del Friuli la relazione del Dr. Pericle Crosara, Commissario Prefettizio alle Opere Pie di Pordenone nel 1886, il quale con essa redigeva un esemplare schema di regolamento organico aggiornato alle nuove necessità, anticipante quella che poi doveva essere la legge italiana del 1890, e nel quale per la prima volta, oltre ai  provvedimenti economici, compare la necessità di inserire un servizio medico interno.
E la premessa, alle soglie del nostro secolo, dell'istituzione ospedaliera come «Opera Pia di Cura e Ricovero », in cui tuttavia si tramandano, aggiornandosi, le funzioni della caritatevole beneficienza promosse dalla società dell'ultimo Medio Evo.



 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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