NOVENTA VICENTINA Ospedale Pietro Milani - Ospedali d'Italia

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NOVENTA VICENTINA Ospedale Pietro Milani

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Questa scheda è stata resa possibile dalla documentazione fornita dal Comune di Noventa Vicentina, da noi interpellato. Deriva da una sua pubblicazione del 2008 curata da Gianni Galuppo e Laura Ziliotto dal titolo “Ospedale Civile Noventa Vicentina “.
La pubblicazione contiene inoltre il testo integrale del Testamento di Pietro Milani, gli estremi del contenuto della lapide in Sua memoria e in ultimo il discorso che Monsignor Rocco Rocchi fece in occasione dell'inaugurazione  del nuovo ospedale tenuto il 28/9/1879.


Nel settembre dell'anno 1859 moriva in Noventa Vicentina Pietro Milani, fu  Fermo;  col testamento 26 aprile 1858 legava al Pio  Istituto Elemosiniere  alcuni fondi e denaro, affinché con la rendita delle cose legate, accumulata e resa fruttifera per corso di un decennio, e più a lungo occorrendo, si acquistasse un locale in Noventa Vicentina, e lo si rendesse atto a  collocarvi 12 poveri infermi. Costituitasi nell’aprile del 1862 su iniziativa di 22 tra i principali abitanti del paese, che riunitisi nella Casa Canonica nominarono una Commissione per la gestione dei fondi, costituiti dal lascito di Pietro Milani e dalle offerte dei cittadini, al fine di erigere dalle fondamenta un ospizio per i poveri infermi del comune.

La commissione, considerando troppo ingente la spesa necessaria per erigere un ospizio dalle fondamenta, anche per la diminuzione di offerte per correre di critiche annate, tornò all'idea primitiva del Pio testatore di acquistare uno stabile opportuno da adattarsi allo scopo. Si giunse così all'acquisto, con la privata carta 15 dicembre 1862, di un fabbricato con terra annessa della superficie di pertiche metriche 13,16 di proprietà dei fratelli Pietro ed Abbondio Violani, al prezzo di austriache lire 7000. La commissione procedette subito alla riduzione del fabbricato ad uso ospitale chiedendo l'intervento dell'ingegnere architetto del Municipio di Venezia Federico Berchet, che presentava un bellissimo progetto, di cui faceva dono all'arciprete Don Rocco Rocchi.  Nell'Aprile 1866 i lavori di riduzione erano avviati e nell'agosto 1866 erano già per due terzi completati. A questo punto emerge la questione con la Congregazione di carità, istituita in  novembre in Noventa al 11 luglio 1868, che esigeva la cessione dei fondi acquistati dalla società Spedale, i cui membri principali deliberarono di non voler lottare con nessuna Autorità e di accogliere la cessione della gestione di quella proprietà, anche perché era prossimo a compiersi Il decennio della morte del Milani. Tuttavia ritennero opportuno devolvere la proprietà suddetta al Comune quale legale rappresentante di tutti i cittadini, in grado di vegliare all'adempimento dell'Opera Pia e di conservarla in perpetuo ad uso di ospedale; sarebbe spettato poi al Consiglio Comunale designare la Congregazione di carità ad amministrare detta Opera Pia.
Il 28 settembre 1879, completati lavori di ristrutturazione, viene inaugurato l'ospitale di Noventa Vicentina, di proprietà del Comune e amministrato dalla Congregazione di Carità.
Il fabbricato ristrutturato ad uso ospedale comprendeva: al Piano terreno ingresso centrale e scala principale, locale di amministrazione, locale ad uso di guardaroba, lavanderia, stanza di ricevimento, cucina e sbratta cucina, appartamento delle suore, stanza mortuaria, pozzo e fornelli, porticati a destra e a sinistra del fabbricato; al primo piano atrio sopra l'ingresso, reparto femminile, reparto maschile, corridoi di destra e di sinistra, convalescenti femmine, convalescenti maschi, locale per le operazioni chirurgiche, locale per il bagno, stanza per la suora di guardia, locale pel custode, latrine relative, camerini speciali per dozzinanti privati. C'era, inoltre, un vasto cortile ad uso giardino a mezzogiorno.
La Congregazione di Carità, che aveva uno Statuto proprio, datato 1870, per ufficializzare l'istituzione dell'ospitale con decreto Regio, redige uno Statuto Organico del civico ospitale di Noventa in data 21 giugno 1879, che viene approvato con decreto 18 gennaio 1880, firmato da Umberto I re d'Italia e contrassegnato dal ministro Depretis.
Ben presto l'ospedale crebbe grazie a successive acquisizioni di terreni e fabbricati confinanti con la proprietà dello stesso. Nel 1932 venne acquistata la proprietà della Armellina da destinarsi al reparto neurologico. Le difficoltà della complessa gestione di un'assistenza abbastanza diversificata impose la riforma dello Statuto (1937) alla luce, anche, dell'emanazione di nuove leggi. Le varie attività assistenziali furono distinte e separate. In questo modo l'ente comunale di assistenza (Eca) si occupava dei sussidi ai poveri e dei relativi problemi; l'ospedale diventava un Ente Autonomo su cui bilancio sarebbe apparsa anche la gestione della Casa di Salute e della Casa di Riposo. Si completava così l'adeguamento della vecchia struttura assistenziale alla nuova realtà non solo legislativa, ma anche sociale.
Nel corso del 1800, per il largo consumo di granoturco nella dieta alimentare, il diffondersi della pellagra colpì anche la provincia di Vicenza. I malati venivano ricoverati nelle varie sezioni manicomiali di Vicenza. L'aumento degli internamenti provocò un notevole rialzo della spesa e una gravosa situazione organizzativa, per cui il Consiglio Provinciale, preposto alla gestione economica dell'assistenza psichiatrica, per soddisfare le richieste e contenere le spese, si propose di istituire, nel proprio territorio, altre case di salute. Ritenne opportuno formulare un regolamento generale che servisse come base per avviare trattative e convenzioni con la direzione degli ospedali esistenti in provincia, disponibili ad accogliere maniache tranquille. Un primo contatto ebbe luogo con la Congregazione di Carità di Noventa che amministrava l'ospedale locale. Il 21 settembre 1886 fu stipulata la convenzione tra la deputazione provinciale  responsabile dell'Ospedale Civile di Vicenza e il Presidente della Congregazione di Carità. Il primo luglio 1890 venne aperta la casa di salute di Noventa, in un primo tempo in locali opportunamente adattati, poi in un'apposita struttura affiancata al fabbricato dell'ospedale completata nel 1892. La casa di salute fu aperta il 3 gennaio 1891 su apposita fabbrica progettata dall'ingegner architetto Federico Berchet di Venezia per ospitare 40 maniache tranquille della provincia di Vicenza. Nell'ottobre dello stesso anno la Congregazione propone all'Onorevole Deputazione Provinciale di poter erigere un nuovo padiglione per maniache tranquille in aggiunta a quello esistente nel quale poter accogliere altre 40 fino a che si sia raggiunto il numero di 80 circa. Dal primo gennaio 1899 la Congregazione si impegna con il Consiglio Provinciale  di Vicenza ad un ulteriore ampliamento del manicomio su progetto generale dell'ingegner Giovanni Carraro di Lonigo per collocarvi le nuove maniache essendovi così piazze almeno per 110.

L'assistenza alle malate della casa di salute era affidata alle suore elisabettine. La casa di salute, destinata a divenire negli anni un'istituzione di notevole rilievo, farà dell'ospedale di Noventa un esempio nella gestione delle malattie mentali. Il nuovo apposito fabbricato della casa di salute,  per dividere a seconda delle forme le alienate, constava di più padiglioni: il primo venne costruito su progetto dell'ingegner Giovanni Carraro, il secondo, per le agitate e per le altre adiacenze, su progetto dell'ingegner Luigi Schio.
A tal proposito si legge in Don Apollonio Maggio: qui trovano, quelle sgraziate, vastità di cortili, ampiezza di sale, puliti dormitori, e quanto può bastare ad agiata famiglia: e più che tutto la dolcezza materna, e l’eroica abnegazione ed il sacrificio delle suore terziarie. Oh quante  poverette, abbruttite nel corpo e nello spirito, accompagnate qui dal pianto affannoso di orfani  figli, di vedovati parenti, dopo breve stagione schiudono l'anima ad immagini care, compongono il volto a sorriso di pace, e si affrettano ad allietare di vita novella le meste famiglie, che benedicono da tutta la Provincia alla sollecitudine di Noventa. Nel contempo il Consiglio provinciale con altre disposizioni, concesse maggior autonomia alle nuove Case di salute vicentine. Allora a Noventa si ricevettero ingressi diretti di maniache dai distretti limitrofi di Lonigo e di Barbarano. Le ricoverate salirono a 89 unità.
Le visite, concesse solo ai familiari, si tenevano in parlatorio previo permesso scritto di un membro della Congregazione, eccezione fatta per le rappresentanze locali. Le pazienti erano occupate a costruire trecce di canapa a mano e a telaio. A quelle che prestavano servizi diversi a vantaggio della “Casa” veniva corrisposta una gratificazione in denaro. Nel 1898, per ampliare la capienza del reparto psichiatrico, tutte le suore furono trasferite in un altro edificio. Con l'emanazione del regolamento sanitario amministrativo del 1910 la Casa di salute di Noventa codificò la sua posizione sociale e giuridica. Negli anni differenziò il più possibile le malate  (per età, gravità, professione, provenienza), accettò dozzinanti a pagamento, stipula convenzioni con altre province, ristrutturò ed ampliò vecchi locali per creare nuovi spazi di degenza. Le presenze giornaliere in un notevole crescendo portarono  alla costruzione di un nuovo padiglione detto dei “terzi”  per il ricovero di malate furiose, completato il 18 aprile 1933.
Tre anni dopo, visto il progressivo aumento del numero di malate, la Congregazione di Carità istituì ufficialmente un reparto neurologico femminile con 30 posti letto nella villa acquista dall'ospedale nel 1932 e ampliata e riadattata alle nuove necessità. La nuova divisione neurologica incise profondamente nella cultura psichiatrica dell'intera regione Veneto, perché rappresentò il primo significativo atto innovativo rispetto alla segregazione manicomiale, in quanto tendeva ad una terapia aperta del malato di mente. Negli anni 40 diverse province  ritirarono dal reparto psichiatrico le proprie ricoverate per accentrarle negli istituti provinciali, altre  non inviarono più malate. Il numero delle ricoverate subì un calo notevole, anche in conseguenza della guerra.  Per contrastare la crisi economica ed occupazionale già in atto, nel 1941, il Presidente degli Istituti Ospedalieri di Noventa, con propria delibera, istituì un reparto di neurologia maschile per paganti in proprio. Nel dopoguerra le presenze giornaliere nel reparto neurologico salirono a 80, il massimo consentito dalla disponibilità dei posti, con malati provenienti anche da altre province. La risposta alla richiesta di maggior capienza fu la costruzione di un nuovo padiglione, denominato Villa Rossa (per la sua tinta) che dal 1962 al 1981, anno della sua chiusura, ospitò le numerose malate. Nel periodo post bellico, anche il reparto psichiatrico registra un notevole incremento di internate fino a raggiungere, negli anni 50-60, le 450 ospiti croniche, costrette in strutture al massimo della capienza. La situazione rimase pressoché invariata fino allo sfollamento previsto dalla riforma degli ospedali psichiatrici imposta dalla legge Basaglia.



 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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