NAPOLI Ospedale dell’Annunziata - Ospedali d'Italia

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NAPOLI Ospedale dell’Annunziata

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Il contenuto della scheda e stato tratto integralmente dal sito "cose di Napoli "  portale senza scopo di lucro la cui missione è fornire informazioni di interesse pubblico, con finalità di insegnamento e conoscenza della cultura della città, attraverso contenuti informativi illustrati, distribuiti globalmente sotto licenza di pubblico dominio.

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Una piaga della Napoli dell’ottocento fu il triste fenomeno riguardante l’alto numero dei bambini abbandonati associato a quello dell’infanticidio e per risolvere questo fenomeno le istituzioni locali pensarono bene di istituire la famosa ruota degli esposti tenuta presso il complesso dell’Annunziata che divenne in poco tempo uno dei più importanti enti assistenziali della città. Questo complesso si prodigò molto per evitare il fenomeno dell’infanticidio e dell’abbandono dei neonati, riuscendo ad accogliere migliaia di orfani e trovatelli e ad assistere fino a 500 malati al giorno. La ruota era posta in corrispondenza della facciata esterna dell’edificio dove in una buca si trovava una sorta di barile rotante cavo in cui veniva deposti, in forma anonima e senza essere visti dall’interno, i cosiddetti esposti, cioè i bambini abbandonati di genitori ignoti (da cui il cognome Esposito). Al suono di una campanella veniva puoi fatta girare la ruota, che trasportava così il neonato all’interno dell’edificio per affidarlo in una stanza di accoglienza alle prime cure delle suore. I bambini venivano raccolti all’interno dell’edificio da Balie pronte ad intervenire ad ogni chiamata e venivano lavati in una vasca situata accanto la ruota che fungeva sia dal lavatoio che da fonte battesimale. Spesso insieme ai neonati, soprannominati figli della madonna, in quanto i genitori li esponevano alla misericordia di Maria, da cui anche l’origine etimologica del cognome, veniva deposta una moneta spezzata, un foglio di carta con il numero dei genitori o comunque qualcosa che potesse consentire in futuro un eventuale ricongiungimento; altri non avevano nessun segno. Tutto quello che indossavano e qualsiasi segno particolare veniva annotato in un apposito libro per rendere più facile un eventuale riconoscimento un domani da parte dei genitori. Prima di essere affidati alla nutrice, al collo dei piccoli veniva legato un laccetto con una placchetta di piombo sulla quale erano incisi, da un lato, il numero di matricola e dall’altro l’immagine della Madonna. Purtroppo spesso si cercava di infilarci dentro anche i bambini troppo grandi e poiché lo spazio era tarato su dimensioni dei neonati, capitava talvolta che si praticavano gravi lesioni ai bambini oppure deformazioni permanenti o addirittura persino traumi letali. La sua nascita si deve il buon cuore dei sovrani Angioini spinti dalle continue segnalazioni dei pescatori di Napoli che denunciavano di trovare sempre più spesso nelle loro reti i corpicini dei neonati gettati in mare dopo il parto, un po’ come avveniva a Roma con il Tevere. Questo luogo deputato per l’abbandono dei figli indesiderati o nati in famiglie troppo povere, per anni risultò l’unico sistema per evitare di trovare neonati abbandonati in cassonetti o per strada o ancora peggio nelle fogne o nelle discariche. La cosa triste è che molti di questi bambini non sopravvivevano all’interno dell’istituto, sia per l’impossibilità di garantire una dose sufficiente di latte e sia per le poche medicine presenti a fronte dell’alto numero di infezioni a cui bambini andavano incontro spesso dovute al degrado e alle pessime condizioni di vita a cui erano sottoposti i poveri orfani. Le cronache del tempo raccontano anche di numerose violenze subite dagli orfani. Alcune monache furono protagoniste di numerosi episodi vergognosi ed illeciti perpetuati a scapito soprattutto delle giovani ragazze considerate inquiete o disubbidienti nei loro confronti. Il loro abuso di potere nei confronti delle giovani esposte si concretizzò con l’uso di manette, ceppi, cibo a giorni alterni, frustate e altri tipi di castighi a noi in inimmaginabili. Nei casi più gravi le ragazze erano spedite addirittura nel carcere minorile. Le ragazze venivano divise dalle suore in due gruppi, le “elette” (fortunate), al massimo 100, che potevano accedere all’allunato della casa dove vi erano ambienti puliti, la scuola ed un comodo dormitorio e tutte le altre “reprobe”, alloggiate al piano terra in stanze fredde e sporche infestate da insetti dove continuamente sorvegliate venivano sfruttate dalle suore senza qualsiasi accenno di calore umano e carità cristiana. Fortunatamente molte di queste suore, una volta scoperte, furono poi condannate al carcere con grande scandalo dell’istituto. Nell’ospedale venne registrato anche il primo caso di colera che colpì la città alla fine dell’ottocento e precisamente nel 1884


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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