BRONTE Ospedale civile Castiglione Prestianni - Ospedali d'Italia

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BRONTE Ospedale civile Castiglione Prestianni

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"Ringraziamo tutti i soci dell’Associazione Bronte insieme per l’autorizzazione alla condivisione dei dati postati a firma di Nino Liuzzo.
L'Associazione da oltre 20 anni con un’operazione culturale e sociale lodevole e tanto impegno e passione ha lo scopo di far conoscere a tutti i brontesi la storia, i personaggi, l’ambiente,  le tradizioni e quant’altro della loro città."

http://www.bronteinsieme.it/2st/ospedale.html


A  Bronte, paese con una radicata tradizione religiosa, con un clero sempre numeroso, di elevato livello di formazione e schierato sempre in difesa della popolazione, esisteva un antico ospedale la cui origine si confonde con l’origine del paese nella sua attuale posizione (1535-1598). Un primo documento certo dell’esistenza di una istituzione caritativa a favore dei poveri e dei malati è il testamento del Sac. Luigi Mancani, datato 1632 che  destinava una somma da servire per i restauri di un vecchio ospedale pubblico degli infermi  .In alcuni documenti che si trovano nell’Archivio Vaticano a partire dalla fine del Cinquecento, si hanno notizie della costruzione dell'ospedale già dal 1591.
A distanza di oltre un secolo, nella relazione del 1706, il vescovo Francesco Del Giudice scrive che era stato fondato un nuovo ospedale e quanto prima sarebbe stato portato a compimento. Lo troviamo funzionante nella relazione del 1734 e leggiamo che era intitolato alla Madonna della Scala.» A favore di un Ospedale dei poveri, oltre al lascito del sac. L. Mancani del 1632, troviamo un successivo documento testamentario datato 1679 di don Lorenzo Castiglione Pace, barone di Pietra Bianca e di S. Luigi, illustre giureconsulto e parlamentare brontese primo vero grande benefattore dell’ospedale. Sei giorni prima di morire (27 ottobre 1679), con disposizioni testamentarie, egli divideva i suoi feudi in quattro porzioni e lasciava il suo ricco patrimonio alle due figlie (Rosolia e Giustina) ed alle nipoti (Giustina, Beatrice e Girolama) con l’obbligo che parte del reddito dei beni avuti in eredità fosse destinato al completamento e mantenimento dell’Ospedale e “ove mai si estinguesse una di queste sue linee ereditarie senza naturali successori tutta l’eredità si devolvesse” allo stesso scopo. Erede universale divenne la Cappella dell’Assunta sede della Compagnia dei Bianchi (fondata a Bronte nel 1652 nella Chiesa del Rosario sotto il titolo di Maria SS. del Rosario), alla quale il barone Castiglione lasciò anche il suo grande molino della Gollìa ed un fondaco dichiarandola in ciò sua erede particolare, con l’obbligo che il reddito dei beni fosse destinato a conservare e migliorare l’ospedale dei poveri. La Compagnia dei Bianchi, fondata a Bronte nel 1652 col titolo di Confraternita di Maria SS. del Rosario, della quale potevano fare parte solamente “gentiluomini di provata onestà”, oltre a gestire ed amministrare il Nosocomio aveva lo scopo di assistere, confortare e preparare alla morte i poveri, gli afflitti o i condannati. A quei tempi, infatti, i poveri ed i bisognosi rischiavano di morire nelle loro case, lungo le pubbliche vie, senza che alcuno si curasse di soccorrerli o di aiutarli. Le Congregazioni di Carità, ove esistevano, a stento si preoccupavano di assicurare agli infermi senza famiglia o abbandonati da tutti, un tetto, un giaciglio ed un po' di nutrimento: il tutto, però, nell'ambito della potenzialità di cui disponevano, e compatibilmente con i mezzi finanziari che erano in grado di utilizzare. Con il generoso lascito di don Lorenzo Castiglione Pace, gli amministratori ed i rettori della Compagnia dei Bianchi  costruirono e gestirono un nuovo ospedale sullo stesso sito del precedente con una attigua Cappella che divenne la nuova residenza della loro Congregazione. Quando venne istituito dallo Stato il Consiglio degli Ospizi, il Governatore ed i Rettori della Compagnia dei Bianchi, rinunziarono all’amministrazione dell’Ospedale de' poveri, per non andar soggetti ai fastidi del Rendiconto al Real Governo. Il Nosocomio fu amministrato e diretto dalla locale Congregazione di Carità, a cui in seguito venne affidato in virtù della legge 3 agosto 1862 e del regolamento del 27 Novembre dello stesso anno. Nel 1873 prestavano servizio nel Nosocomio il segretario ed il tesoriere della stessa Congregazione, un medico chirurgo, un economo, un infermiere, una infermiera ed un barbiere. Il «servizio sanitario, igienico, e dietetico e farmaceutico» era  «regolato, e vigilato dal Medico chirurgo di detto pio Istituto.» L'Ospedale rimase funzionante per tutto il 1800, però, sempre più piccolo ed inadatto alle esigenze dell’accresciuta popolazione. Per altro, nel 1882, causa l’allargamento della via Umberto, una parte della costruzione fu abbattuta e gli infermi ricoverati nel convento dei PP. Cappuccini. Bronte allora contava circa 20.000 abitanti, la tubercolosi ed altre malattie contagiose facevano stragi. Le malattie e la mortalità erano causate, anche, dalle pessime condizioni igienico-sanitarie. Molti i brontesi che vivevano in tuguri, monolocali con muri a secco, coperti solo da tegole e privi di pavimento, e spesso in promiscuità con gli animali. “La povera gente moriva nel proprio tugurio, priva di assistenza e di conforti, e spesso d’inedia e di disperazione: i contagi si propagano con un crescendo spaventoso, perché nessuno cura l’igiene delle case e delle vie, per miseria, per ignoranza, per insipienza, per colpevole trascuratezza”. La classe di cittadini più indigenti era “costretta ad implorare il ricovero in ospedali del Capoluogo di Provincia, come una grazia più che come un diritto”. L’idea di realizzare un nuovo ospedale venne nei primi anni del '900 al sac. Giuseppe Prestianni (1849-1924) .Con propri mezzi finanziari acquistò alcune casette ed un tratto di terreno lavico posto sulla via provinciale; La scelta del luogo dove costruirlo non fu certo felice. In posizione preminente ma in un luogo angusto e a ridosso di un alto muro di lava (si scrisse allora per “ripararlo dai venti di tramontana”) e circondato di case. Il Prestianni spese di suo oltre 70.000 lire; ottenne un contributo di lire 20.000 dal Comune, 20.000 lire si ricavarono dalla vendita del vecchio ospedale e di locali appartenuti al Convento dei Cappuccini, ed altre somme si ricavarono grazie al contributo di emeriti benefattori e da pubbliche sottoscrizioni. Moltissimi i brontesi che contribuirono alla costruzione dell’opera: con le sottoscrizioni si raccolsero circa 48.000 lire, anche gli emigrati mandarono le loro offerte (un sostanzioso contributo di lire 6.272,35 lo dette una Associazione di emigrati brontesi dalla lontana America, la Società "M. S. N. Spedalieri"), i lavoratori di Bronte donarono al nuovo ospedale una giornata di paga. La Cassa Agraria di Mutuo devolse per alcuni anni i propri utili al completamento della palazzina centrale .Non mancarono generosi contributi ed anche lasciti testamentari a favore del nuovo ospedale. Il progetto per la costruzione del nuovo ospedale venne redatto dall’Arch. Leandro Caselli ed era composto da tre corpi a più piani, uno centrale e due laterali, comunicanti con il primo "per mezzo di comode gallerie coperte".Inizialmente avrebbe potuto ospitare 60 degenti oltre al personale medico, alle benemerite suore, gli inservienti, cucine, magazzini, e alloggio del custode (nello stesso periodo i quattro grandi ospedali di Catania disponevano di 800 posti letto).I lavori furono interrotti durante il periodo bellico (1915-1918), ripresero nell'anno 1921 ed il primo padiglione venne inaugurato il 3 febbraio 1923. Pochi anni dopo era quasi completo il padiglione di ponente che comprendeva al pianterreno la cucina, il forno, le dispense i magazzini, la lavanderia, i locali di disinfezione e nei due piani superiori "le sale d'infermeria comuni e quelle a stanze separate, s'intende con reparti distinti per uomini e donne" (in tutto 29 posti letto).
Dopo la morte del Sac. Prestianni (1924) un altro sacerdote, Benedetto Ciraldo e la locale Congregazione di Carità (l’ex Compagnia dei Bianchi), continuarono ad attivarsi per il completamento dell’opera. Continuò pure incessante il generoso contributo e le offerte dei brontesi per l'acquisto dei mobili, della biancheria, degli strumenti e del materiale farmaceutico.
Nel marzo del 1925 la Congregazione di Carità aveva un debito di lire 19.010,70 "da estinguersi con offerta promessa dalla spett. Cassa Agraria di Mutuo sul bilancio 1924 e con le generose oblazioni degli altri Enti e benefattori". Per ultimo fu costruito il padiglione di levante, composto dal pianterreno e di un primo piano per un totale di 29 posti letto.
Anche lo storico Benedetto Radice contribuì al miglioramento dell'ospedale: diede alle stampe nel 1926 le sue “Memorie storiche di Bronte” “a beneficio dell’Ospedale Civico” al quale cedette anche la proprietà letteraria. Ancora nel 1949 i "brontesi d'America" aprirono pubbliche sottoscrizioni "per venire incontro ai bisogni dell’ospedale".
Concludendo, l’opera pia che gestiva “l’Ospedale dei poveri”, a seguito di voto unanime del Consiglio Comunale, deliberò di intitolare la nuova costruzione “Ospedale Castiglione Prestianni” con i nomi dei due principali fondatori e benefattori: don Lorenzo Castiglione Pace ed il sac. Giuseppe Prestianni.
Interessante notare che l'Ospedale inizialmente era dotato di una stanza per i maschi, con quattro letti, una per le femmine, con tre letti ed una per i moribondi, con due letti. In prosieguo, i posti letto divennero 50, mentre agli originari reparti di medicina e di chirurgia, nel 1936 si aggiunsero le specialità di oculistica e di otorinolaringoiatria.
Nel 1938 venne aperto il reparto di maternità (ostetricia e ginecologia). In ogni caso, i posti letto erano riservati ai non abbienti, salvo una percentuale non superiore al 15%, che poteva essere utilizzata per i paganti in proprio.
Ed il personale?
Sembra incredibile, ma originariamente vi era un Primario ed un Assistente, per il reparto di Chirurgia ed un medico interno per il reparto di medicina, al quale era pure affidata la Direzione tecnico-sanitaria. Vi era, infine, un infermiere, che aveva l'obbligo del pernottamento, un portiere, un esiguo numero di «inservienti speciali », mentre il servizio interno dell'Ospedale veniva espletato da una benemerita Comunità religiosa di Suore salesiane (le figlie di Maria Ausiliatrice).
Le successive tappe impegnative e gratificanti per la storia dell'antico ospedale dei poveri furono:
la trasformazione in Unità Ospedaliera Circoscrizionale n. 10 ai sensi dell'art. 20 della Legge 5.7.1949, n. 23;
la classificazione di «Ospedale di Terza categoria» a seguito del Decreto del Medico Provinciale di Catania in data 10 agosto 1962;
la dichiarazione in Ente Ospedaliero con deliberazione della Giunta Regionale Siciliana n. 223 del 15.12.1970.
Nel 1949 è eletto presidente dello Ospedale civico Prestianni  padre Luigi Longhitano che sostituiva il commissario Prefettizio prof. Reina.
Nel 1952, ancora un altro sacerdote brontese, Antonino Rubino parroco dall'aprile 1949 della nuova parrocchia del Rosario, fu nominato Presidente del "Castiglione Prestianni". Lo diresse per un quarto di secolo continuando l'opera di Giuseppe Prestianni e di Benedetto Ciraldo.
Padre Rubino potenziò l'organizzazione e le strutture interne dell'Ospedale, rese "moderna" l'antica infermeria con la creazione delle divisioni di medicina, chirurgia, ostetricia, ginecologia, pediatria, e con laboratori di analisi e di radiologia. Dopo la sua scomparsa (1975), l’Ospedale è stato inserito dalla Riforma Sanitaria all’interno dell’Unità Sanitaria Locale 39. Era la fine della gestione privata. L’Ospedale entrava nel circuito pubblico e finiva oggetto di spartizione fra i partiti politici.
Nasceva il Comitato di gestione: quello dell’Usl 39 inizialmente era di 5 componenti nominati dai partiti che si spartivano poltrone e potere e doveva assicurare tutti i servizi alla struttura sanitaria.
Nel Luglio 2002 la Regione ha classificato le strutture sanitarie pubbliche e private (quelle accreditate) in sei fasce che tengono conto del raggiungimento di alcuni parametri quantitativi e qualitativi riguardanti essenzialmente la dotazione di servizi dedicati alle varie patologie ed il fatturato complessivo annuo. L'Ospedale di Bronte è stato classificato nella fascia "D" (si va dalla "A" alla "F" a seconda dei meriti e del relativo punteggio raggiunto dalle varie strutture).
Nel Luglio 2009, l'antico ospedale dei poveri, il Castiglione Prestianni eretto con tanto entusiasmo e sacrifici dalla popolazione brontese, in seguito al piano di rientro della spesa ospedaliera, si è visto tagliare i posti letto (erano 90 nel 2008) ed è stato "accorpato" con gli ospedali di Paternò e Biancavilla.
Nel dicembre 2010, ottantasette anni dopo la sua inaugurazione, i sindaci ed i presidenti dei consigli comunali del comprensorio devono scendere in piazza e sfilare con la popolazione per cercare di difendere quel che resta dell'antico Nosocomio de' poveri, il Castiglione-Prestianni, vittima di una riforma sanitaria regionale che guarda solo al pareggio dei conti sacrificando i bisogni essenziali della popolazione.
Anno dopo anno, se non mese dopo mese, con una tattica che vuole mimetizzare le reali intenzioni (chiuderlo definitivamente), l'ospedale, pur in presenza di rassicuranti dichiarazioni dei vari dirigenti e del politico di turno, viene sempre più impoverito nelle strutture operative e privato del necessario personale con conseguente decadimento delle prestazioni, chiusura di reparti e blocco dei lavori di ristrutturazione. Ad inizio 2012 viene addirittura decisa la chiusura definitiva del punto nascite con quel che ne consegue per le puerpere ed i cittadini.
L'antico Nosocomio (Hospitalis pauperum come era definito alla fine del 1500) sembra destinato dopo cinquecento anni a concludere la sua storia anche se lo scopo per cui era stato costruito e concepito resta sempre attuale.

LO STATUTO DELL'OSPEDALE DEI POVERI
Nel 1873 lo Statuto organico dell'Ospedale dei poveri, del Comune di Bronte (approvato da re Vittorio Emanuele il 1° Agosto 1875), era composto da appena due paginette ed undici articoli di poche righe.
Il primo articolo era dedicato all'origine e riportava che «L'Ospedale dei poveri che ha sede nel Comune di Bronte trae la sua origine dal testamento del pietoso fondatore Barone Lorenzo Castiglione del dì cinque Novembre 1679 ed oggi si amministra a norma delle prescrizioni della legge 3 agosto 1862 e del regolamento del 27 Novembre dello stesso anno.
Seguiva lo scopo del detto pio Istituto: «accogliere, e curare i poveri infermi del Comune di ambo i sessi, i quali siano affetti da malattie acute, escluse le contagiose.» Accogliere «altresì i militari che trovandosi di passaggio, in distaccamento si ammalassero nel Comune. I poveri estranei che essendo anche di passaggio vi si ammalassero. Gli ammalati non poveri, dietro pagamento della corrispondente diaria. Nei casi di grave urgenza, quelli che abbiano riportato ferite, fratture, contusioni.»
All'articolo 4 lo Statuto disponeva in un embrione di "par condicio" che «tanto gl'infermi entrati a pagamento, quanto quelli accolti gratuitamente» dovevano «osservare lo stesso regolamento, sottostare alla stessa disciplina, e godere gli stessi vantaggi.»
I mezzi coi quali l'Istituto provvedeva «allo scopo di sua istituzione» consistevano «in rendita iscritta sul debito pubblico Italiano, in canoni enfiteutici, e pigioni di case dell'ammontare complessivo annuo di lire 2749.»
L'Amministrazione era regolata nel Capitolo secondo che, all'Articolo 6, disponeva che «l'Ospedale è amministrato, e diretto dalla locale Congregazione di Carità, a cui venne affidato, in virtù della legge 3 agosto 1862 e del regolamento del 27 Novembre dello stesso anno; conservandone distinti, lo scopo, e la speciale natura, e tenendone separate le attività e passività del proprio patrimonio.»


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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