PATERNO’ Ospedale civile SS Salvatore - Ospedali d'Italia

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PATERNO’ Ospedale civile SS Salvatore

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La scheda deriva integralmente dal testo  “Ospedalità antica in Sicilia” del Prof. Mario Alberghina dell’Università di Catania che ben vent’anni fa ha svolto una ricerca su tutti gli Ospedali siciliani. Da noi contattato non ha esitato, oltre a farci dono del testo, a darci la completa disponibilità ad attingere al volume riportandone fedelmente i contenuti.
Vogliamo aggiungere che, fino ad ora, a parte la nostra iniziativa di raccogliere la storia degli ospedali italiani, il volume del Prof. Alberghina è unico nel suo genere.

A Paternò il devoto Hospitali ha avuto sede in cinque o più luoghi diversi. Nei secoli XI-XII, sotto la spinta degli Ordini dei Cavalieri e degli Ospedalieri, si costituì un ospedale civico di zona in cui venivano ricoverati gli infermi, i mendicanti, i proietti-trovatelli-bastardelli. Se ne ignora l’anno di fondazione, che un documento del 1753 del Tribunale del R. Patrimonio, riprodotto dal Vivenzio pone in data anteriore al 1077, mentre il Pirri, che pure cita questo ospedale, non fornisce l’anno di fondazione.
La Commenda beneficiava di numerosi privilegi e godeva delle rendite di estesi feudi. Nel 1199 la contessa di Paternò, Margherita de Luce, la dotava di un tenimento in territorio di Mineo; altre donazioni di mulini e terre le vennero fatte dopo la metà del successivo secolo da Galvano Lancia e confermate da Federico II di Svevia, che le accrebbe con l’assegnazione del pantano di Lentini, feudo, quest’ultimo, che nel luglio del 1404 fu permutato con quello di Schettino.
Nel 1122, l’ospedale divenne suffraganeo del Monastero benedettino di S. Maria di Valle Josaphat sotto il castello, che conobbe un periodo di splendore nei secoli XII-XIV.
La pergamena 186 (Paternò, 23 agosto 1328) ricorda l’Opera dell’Ospedale dei Poveri. Fuori dell’antica cinta muraria, ai piedi della grande rupe basaltica sorgeva  l’antico Ospedale della Commenda di S. Giovanni gerosolimitano, ad hospitalem domum Beati Iohannis Baptistae..., celebre edificio nel quale, il 23 giugno 1337, morì dopo breve degenza Federico II d’Aragona, re di Sicilia, assalito da un attacco di podagra mentre viaggiava alla volta di Catania.Il 18 febbraio 1356, il monastero benedettino di S. Maria di Licodia acquisì un giardino in territorio di Paternò, contrada S. Filippo de Pantani, limitante con le terre dell’Ospedale di S. Giovanni Gerosolimitano, e la casa posta a Paternò, contrada del Borgo. Nel 1502 frate Vito da Catania, abate del Monastero di S. Maria di Licodia e di S. Nicolò de Arenis, eresse attigua all’ospedale la chiesa di S. Maria della Catena, della quale l’ospedale sempre venerò il culto. Dal 1450 il complesso monastico perse via via autonomia ed autorevolezza.
Nel 1566, il principe Don Francesco Moncada donò all’ospedale la chiesa situata immediatamente a sud dell’Orto del Conte e gli introiti di nove giorni delle sue gabelle per celebrare la festa di Maria Ss. della Catena a spese dell’ospedale. Pie donazioni e legati ne aumentarono le rendite. Secondo lo Statuto organico vi erano ammessi i reietti, i febbricitanti e gl'infermi di piaga.
Col decrescere della funzione politico-militare dell'Ordine, venne gradualmente meno l’attività della Commenda, che nella prima metà del XVII secolo si trovava aggregata al Gran Priorato di Messina.
I Padri Carmelitani fecero della Commenda, con annesso l’ospedale, un loro convento. Prima della metà del XVIII secolo l’ospedale andava però in rovina. Sulla sua area, inglobando le residue strutture, sono sorte in vario tempo numerose case di abitazione ed anche la piccola chiesa di S. Giovanni, annessa all’edificio ospedaliero, certamente in piedi dopo il 1750. Nel Settecento, la struttura servì in parte da Corte dei Giurati e Palazzo comunale; fu poi adibita a caserma dei Carabinieri agli inizi del Novecento. Essa scompariva negli anni successivi, inglobata dall’edilizia del quartiere.
Dal convento dei Carmelitani l’ospedale fu trasferito nella casa-palazzo di D. Pietro Ciancio, presso la chiesa di S. Maria Itria e di S. Barbara Vetere. Agli inizi
dell’Ottocento, già con il nome di “SS. Salvatore”, lo amministravano tre deputati e un cassiere-tesoriere, eletti dal Comune. Dopo il 1866, per le leggi eversive che soppressero gli Ordini religiosi (R.D. n. 3036), l’ospedale ripassò nel monastero-gangia dei Padri Benedettini, accanto alla Chiesa normanna di S. Maria di Valle Josaphat, dedicata a Maria Assunta, amministrato dalla Congregazione di Carità. Il fabbricato comprendeva 35 stanze, in parte a piano terreno con magazzini e cantine, in parte al primo piano, un chiostro con cisterna e stalla, una chiesa a navata unica. La funzione d’ospedale verrà svolta fino agli anni ’60.
L’attuale nuovo ospedale generale di zona “SS. Salvatore” è aperto al servizio dal settembre 1966. 

 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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