CREVALCORE Ospedale Militare - ospedali d'Italia

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CREVALCORE Ospedale Militare

Ospedali Nord est > Regione Emilia Romagna > Bologna provincia

Questa scheda è stata autorizzata dall'Area Servizi Culturali del Comune di Crevalcore

https://crevalcorenellagrandeguerra.wordpress.com/quadri-di-riferimento/la-gestione-della-sanita-civile-a-crevalcore-nel-periodo-della-grande-guerra/ospedale-militare-di-riserva/

A Crevalcore è attivo fin dall’agosto 1915 e per tutto il 1918, un Ospedale Militare di Riserva che, dopo Caporetto è anche Ospedale di Tappa. Secondo un autorevole testimone locale, esso ha ospitato circa 17 mila soldati di cui 9 mila solo nel 1918. Secondo lo stesso testimone, sono morti nell’ospedale 102 soldati, più della metà dei quali, fra il novembre e il dicembre del 1918.  Per il 1915 il primario di Crevalcore oltre ad essere direttore dell’ospedale civile Barberini, medico condotto del capoluogo ed ufficiale sanitario, è anche capo del reparto di chirurgia dell’ospedale militare che dipende dall’Ospedale Militare Principale di Bologna. Nella seduta del 15 luglio 1915 la Giunta Comunale dispone la concessione all’autorità militare del nuovo edificio scolastico del Capoluogo per essere adibito ad Ospedale Militare con la possibilità di ospitare fino a 400 pazienti per volta. Si stabilisce che il comune provveda con proprie risorse a terminare l’edificio, mentre l’autorità militare si accolla le spese per adibire la struttura a nosocomio militare e per ripristinare la situazione precedente, nonché ripagare eventuali danni, una volta terminata la guerra. Nella seduta del 3 settembre 1915 Il consiglio comunale  stabilisce che l’Autorità Militare deve corrispondere un equo indennizzo per l’utilizzo della struttura comunale. Per inciso, l’anno successivo nella seduta del 7 novembre 1916, la Giunta decide di utilizzare il maggior introito di Lire 5.000 per la locazione da parte dell’Amministrazione Militare della scuola elementare, per rifondere alla Congregazione di Carità le spese di spedalità erroneamente non corrisposte negli anni fra il 1911 e il 1915. Il 2 dicembre 1915, la Congregazione decide di rinunciare alla gestione dell’Ospedale Militare perché con una retta di lire 2,80 giornaliera massima per malato riconosciuta dalla Autorità Militare, ritiene di andare in perdita e di correre il rischio di compromettere il patrimonio dell’ente.
Non si sa molto della gestione dell’ospedale. Da testimonianze risulterebbe  che nell’inizio autunno del 1915, in breve tempo vengono completati gli intonaci esterni, le condutture dell’acqua, le latrine e l’impianto dei termosifoni. Vengono riprogettate e realizzate le scale del padiglione Ovest. Nella palestra che congiunge nel lato a mezzogiorno i due padiglioni, vengono ricavate la cucina, la dispensa, la farmacia e un ufficio. L’appartamento previsto per il custode viene destinato alle monache. Per pulire ed attrezzare l’ospedale militare ricavato nei padiglioni scolastici arrivano il 7 novembre, 12 soldati della sanità che nel giorno seguente iniziano il montaggio dei letti: 12 in ognuna delle 28 aule, 36 in ognuno dei due ampi saloni del piano superiore per un totale di 408 letti. Nel padiglione est della scuola, viene allestito il reparto di Chirurgia, mentre in quello Ovest, quello di Medicina. Vengono ultimate nei sotterranei le vasche per le caldaie dei termosifoni, viene allestita la camera operatoria, una cucina economica a tre caldaie vengono montate nella palestra. Le donne crevalcoresi confezionano camice, lenzuola, federe, asciugamani, pezze e bende per le ferite. Intanto arrivano i componenti della squadra sanitaria che deve operare nell’ospedale. Il 22 novembre l’ospedale, pronto per entrare in funzione, è visitato dal tenete generale Aliprindi che lo dichiara uno dei più belli della provincia. Il 24 novembre in apposite carrozze in coda a quelle viaggiatori, arrivano i primi feriti che sono tutti in grado di percorrere a piedi la distanza fra la stazione e la scuola- ospedale. A fine dicembre i feriti che alloggiano all’Ospedale sono 186. Il giorno di Natale nel salone del padiglione già funzionante come ospedale, viene eretto un altare dal quale l’arciprete celebra la messa per i convalescenti, che seduti in panche sono assistiti dalle signore e signorine del Comitato di Assistenza Civile che poi distribuisce dolci e confetti. Il Comitato di Assistenza Civile comincia però a perdere il suo entusiasmo e turni e servizi concordati all’interno dell’Ospedale cominciavano a non essere rispettati. Nell’agosto del 1917 le donne in servizio presso l’ospedale militare vengono congedate. Al momento si contano 145 degenti. Fra il 20 e il 22 agosto arrivano da Bologna molti feriti e ora i degenti sono circa 400. In più alcuni soldati di sanità vengono mandati a combattere. A fine ottobre l’ospedale avrebbe dovuto essere sgomberato a causa delle ingenti spese di riscaldamento ma con la disfatta di Caporetto del 24 ottobre, la situazione cambia rapidamente e l’ospedale si riempie di militari feriti che arrivano su treni-ospedale. Il 14 novembre alla Casa della Rocca vengono alloggiati settanta militari della sanità. Viene requisito anche l’ ospedale civile dove viene organizzato un ambulatorio per le truppe. Nei primi mesi del 1918, dopo la disfatta di Caporetto e la ritirata del fronte, l’Ospedale Militare di Riserva diventa  Ospedale di Tappa, mentre nell’Ospedale civile, che rimane chiuso per tutto il 1918 e fino a metà del 1919, e in cui è già presente un’infermeria per soldati, viene approntata una zona di isolamento. Si sta diffondendo l’influenza Spagnola, una terribile malattia che in sei mesi, tra la fine dell’ottobre 1918 e l’aprile 1919, colpisce un miliardo di persone in tutto il mondo uccidendone circa 50 milioni di cui circa 375.000 (ma alcuni sostengono 650.000) soltanto in Italia. Ad Ottobre aumentano i casi di morte per spagnola anche a Crevalcore. Per non allarmare troppo la popolazione si consolida l’abitudine di non dare più i consueti rintocchi delle campane in occasione dei funerali che erano molto frequenti. Per aumentare la capacità ricettiva dell’ospedale militare, i soldati della sanità vengono trasferiti nel granaio del mulino. Nel nuovo padiglione dell’Ospedale Barberini viene istituita una sezione di tracomatosi mentre nella vecchia ala viene rafforzata la sezione di isolamento. Alcuni medici militari si offrono nell’assistenza della popolazione civile. A fine ottobre sembrano diminuire i casi di Spagnola e cominciano a migliorare le condizioni sanitarie del territorio. Il 31 dicembre 1918 all’Ospedale militare restano ricoverati una ventina di soldati. L’ 8 febbraio 1919 il Comune prende in consegna i locali della scuola e il 17 febbraio arrivano sette autocarri per lo sgombero dell’ ospedale di tappa.


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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