FINALBORGO Ospedale San Biagio - Ospedali d'Italia

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FINALBORGO Ospedale San Biagio

Ospedali Nord Ovest > Regione Liguria > Savona e provincia

Curiosa la nascita di questa scheda. Nel lavoro di ricerca, se non trovo nulla su internet, chiedo notizie presso la locale biblioteca che, in questo caso, pur di aiutarmi, mi ha fornito un indirizzo email di un bar comunale dove, tramite interposta persona, avrei dovuto cercare il Sig. Poggi Bruno, storico locale.
E’ stata una pesca miracolosa in quanto, dal non aver notizie, sono arrivato ad averne fin troppe; Ho scoperto che Finale Ligure nasce nel 1927 dall’accorpamento di tre comuni, Finalmarina, Finalborgo e Finalpia.
I primi due avevano un Ospedale che, poi riuniti, diedero vita all’Ospedale di Finale Ligure.
Il Sig. Poggi, oltre ad avermi fatto dono del volume da lui scritto “Assistenza sanitaria a Finale dall'Unità d'Italia al SSN” -2012 - 544 pp – mi ha ulteriormente aiutato estrapolando la parte di mio interesse.
Nella scheda mi sono limitato a riportare solo alcuni passaggi sicuro di stimolare, in chi legge, la voglia di consultare il testo nella sua interezza [...]ne vale la pena !

Le origini dell'Ospedale S. Biagio non sono esattamente note, tanto lontana nel tempo fu la sua fondazione; si conoscono atti che ne testimoniano già la presenza nel XIII secolo, le attività sanitarie erano affidate ad un Chirurgo, un infermiere ed un inserviente. Testimonianza importante è quella del Silla, in un documento del 15 Novembre 1464 con il quale Raffaele Sasso, rettore e ministro della Chiesa di S. Biagio, nomina i “Massari”, cioè gli amministratori dell'omonimo Ospedale. Apprendiamo che in quel tempo la nomina degli Amministratori del locale Ospedale, era di competenza del Rettore della Parrocchia del Borgo, sentite le persone più importanti del paese, tra le quali il Rettore delle scuole. Non sappiamo dove fosse la sede originaria, nè di eventuali suoi trasferimenti nei primi secoli di vita; in base ad un estimo catastale del 1768,  viene individuato nel cuore del Borgo, e precisamente nella Casa dei Poveri e nella Casa Montagna, situate entrambe nella attuale via San Rocco, denominata al tempo di quel censimento catastale Via Maestra. Un'altra interessante memoria del passato, dell'Ospizio S. Biagio, opera di Beneficenza di Finalborgo, la troviamo in una relazione del 31/12/1860, a firma del Presidente della Congregazione di Carità.
“E' incerta l'epoca dell'origine dell'Ospedale propriamente detto, non comprevesi le altre opere di pubblica beneficenza, che, coll'andare del tempo, vi furono aggregate. Alcun titolo non vi dimostra né il tempo della sua fondazione, o il nome dell'Istitutore, e l'oggetto più precipuo. Essa può ritenersi antica, relativamente al tempo in cui il Finale cominciò a figurare come Marchesato. Forse lo stabilimento sorse, a poco a poco, dalla accumulata aggregazione di legati e donazioni di più benefattori.
Si apprende però da vecchi libri o note, che un'opera pia, esisteva nella città di Finale, or Finalborgo, destinata per lungo e non interrotto costume, al sovvenimento delli infermi, dei pellegrini, e dei poveri, con congrua eredità in principio, ma assai sminuita col tempo, per la cessione o traslazione ad altri corpi morali, di parte de propri averi.  Rimontando al principio del secolo XV, si ricava da libri che molti altri benefattori, concorsero a far prosperare il patrimonio dell'Istituto, con lasciti e donazioni, fra i quali si annovera il Marchese Sforza Del Carretto, che per testamento legava all'Ospedale, che intitolavasi a S. Maria e S. Biagio, 500 scudi d'oro.  Così nel 1559 e 1560 il Conte Filippino Doria faceva generose e ripetute elemosine all'Ospizio. Sul cadere del secolo XVI i diversi Governatori del Finale, sotto il dominio dei monarchi austriaci, retribuirono largamente lo stabilimento, in compenso del ricovero accordato a soldati infermi. Nel 1605, per risoluzione deliberata dal Consiglio Generale del Marchesato, consegnata in atti dal Notaro Roggero addi 2 Gennaio, venne stabilito che tutte le limosine, delle quali, sotto il nome de SS. Bernardo ed Antonio, si faceva ogni anno dai compari, colletta per le terre, di tutta la Marca del Finale, fossero indi in poi applicate a benefizio dello Spedale, onde distribuirle in sussidio dei poveri. All'Amministrazione dei beni dell'Istituto ed all'interna economia tre persone, per lo più rispettabili della città, che costituite in carica, si chiamarono anticamente “I Massari”, in appresso “Sindaci”, finalmente presero il nome di “Governatori dell'Ospedale”, che conservarono fino a che il Governo Francese, stabiliti nuovi ordinamenti, sottopose l'Ospizio ad una Commissione Amministrativa, che si chiamò dell'Ospizio di S.Biagio, ed opere di beneficenza.      Per lungo tempo, mediante una saggia gestione e distribuzione delle rendite, si compì alli obblighi inerenti all'Istituto, ed il di lui patrimonio andava notevolmente progredendo, fino a che, dopo il 1635 e sino al 1700, essendosi operate diverse assegnazioni non solamente di rendita, ma di capitali e di immobili, se ne assottigliarono di molto il patrimonio, ed i proventi, sicchè appena bastarono a suoi obblighi più stretti e più urgenti.
Che però ulteriori lasciti rimisero lo stabilimento in posizione di sovvenire ai poveri mendichi, vergognosi e inabili. Con siffatte elargizioni di benemeriti cittadini, si provvide al ricovero ed assistenza degli infermi, si tolse di mezzo la miseria sussidiando i poveri, finchè giunsero fatalmente, i tempi del 1797.   
Le diverse guerre di cui per lungo tempo fu campo anche la Liguria, che di soldati infermi delle milizie Francesi, che vi stanziarono prive di tutto, popolando l'Ospizio, emersero ovunque i Pii istituti per riceverli, per sfamarli, e per coprirne le nudità.
Indi sopraggiunse la fame del 1800, seguitata d'appresso da malattie petecchiali, le quali molto si diffusero, sulla classe povera principalmente, cui sebbene generosi cittadini venissero in soccorso, ma quel non bastante alla gravità della circostanza, fù necessario sopperissero le pie opere locali, con grave dissesto di lor finanze, per lo straordinario dispendio. Finalmente a compiere il danno dello stabilimento, sopravvenne il Decreto Imperiale del 7 ottobre 1809, il quale per favorire il ricovero di mendicità, che si voleva eretto in Savona, si spogliava lo stabilimento degli arretrati, applicandoli in beneficio di quelli, rimasti accumulati fino al 1808, in ragguardevole somma, per le difficoltà incontrate nelle esazioni [...]. Per le quali cause, declinando sempre più la fortuna dell'Ospizio, e delle Opere Pie Carzoglio, Gallesio ed altre sopra ricordate, alcune delle quali si reggevano con diversa Amministrazione, si fu allora che in vista d'unica misura e di minor confusione di contabilità, fu stabilito, sul finire dell'Imperiale Dominio Francese, di riunirle, e conformarle in un unico solo corpo, colla intitolazione di Ospizio di S.Biagio ed Opera Pia di pubblica beneficenza, sotto la gestione della Commissione Amministrativa.
La quale, governando lo stabilimento colle norme prescritte dalle leggi Francesi, poi dal Regio editto, del 1836, potè, mediante una economica gestione, per provvedere ai bisogni degli infermi miserabili, e dei poveri mendici del Comune, ristorare alquanto le sue finanze, finchè per Sovrana determinazione del 1844, l'Ospizio e l'Opera Pia di beneficenza, furono poste sotto l'Amministrazione della Congregazione di Carità locale. Sotto questa Amministrazione, lo stabilimento ha potuto, se non avvantaggiare, conservare almeno fino ad oggi, il suo patrimonio, e far fronte a propri impegni, e soddisfare agli obblighi inerenti la sua istituzione. Che se negli ultimi anni si aumentarono, per Superiore disposizioni, le opere annuali, potè sopperire coll'aumento dell'annuo reddito, procurato mediante diversi impieghi sul debito pubblico, operati di somme provenienti e dalla alienazione di beni stabili di poco reddito, e da capitali, dai rispettivi debitori restituiti […]”.             
Apprendiamo che nel 1806, il servizio sanitario era svolto da due medici: il Sanitario Medico era il Dott. Folchi Grisante, laureato il 16/10/1794, con patenti rilasciate dal Collegio dei Dottori della Repubblica di Genova, e nominato il 1/2/1799; il Sanitario Chirurgo era il Dott. Gherardi Franco, laureato il 3/8/1775, con patenti rilasciate dal Collegio dei Chirurghi della Repubblica di Genova, che per un certo periodo sarà Chirurgo sia al S. Biagio che al Ruffini.  Non era infatti, in allora, automatica l'acquisizione della qualifica di medico chirurgo.  Non solo ricchi e potenti benefattori garantivano la sopravvivenza dell'Ospedale, con i loro generosi lasciti, ma capitava anche che persone, di livello sociale più modesto, lasciassero i loro averi, per essere assistite e curate negli ultimi anni della loro vita.  Nello stesso periodo Napoleonico, il 22/6/1808, il Prefetto del Dipartimento di Montenotte, nomina il CdA dell'Ospedale S. Biagio.  Dal 1836 viene amministrato dalla Congregazione di Carità, eletta dal Consiglio Comunale; un Presidente e quattro membri. Nel 1852, con lettera 10 marzo, il Farmacista Cornelio Sartore “... s'offre a somministrare i Medicinali a codesto Ospedale, tanto agli individui ricoverati nel suddetto, quanto a quelli a domicilio, col ribasso del trenta per cento. Si dichiara inoltre spedire e manipolare, di tutta coscienza, medicinali di perfetta qualità, sottoponendoli a qualsiasi più precisa analisi.  La Congregazione di Carità, nella seduta del 16/2/1863,  a seguito delle dimissioni del  Medico Giacomo Burlo, nomina  Sanitario Chirurgo il Dott. Gio Batta De Maestri che,  il 29/2/1864  rassegna le dimissioni, e ripresenta domanda di assunzione il dott. Giacomo Burlo, questa volta come Chirurgo, con una serie di lettere alla Congregazione di Carità, che a mio giudizio,  merita la trascrizione integrale.
“...mentre che la più sentita gratitudine mi lega alla S.V. Ill.ma, per avermi Ella data notizia della mancanza della Piazza di Chirurgo, in questo Civico Ospedale di Finalborgo, e fattomi incitamento a ricorrere, per essere ammesso a coprire tale impiego, non posso negarle che, assai di buon grado, accetterei la nomina, e gli obblighi di Chirurgo del predetto Ospedale, se la S.V., di concerto coi Signori membri, componenti l'Amministrazione, prendendo in considerazione le osservazioni che più sotto oso sottoporre alla loro avvedutezza ed equità, vorranno adottare quelle modificazioni alla capitolazione, che mi sembrano necessarie:  1- che il Chirurgo addetto al predetto stabilimento è obbligato a farvi due visite e più, per bisogna, giornalmente, e che a lui è riservata la parte positiva della medicina, e perciò richiedente la massima precisione di operato, non solo, ma anche sicuramente la più faticosa;  2- che è tenuto a supplire il Medico, in caso di assenza o di legittimo impedimento, e questa sventura talmente spesso si avvera;  3- che il Chirurgo suddetto, essendo Medico per anco, ed abitante in paese, è tenuto moralmente alla cura di molti poveri del Comune, massimo della Frazione di Monticello, senza percepire alcuna retribuzione. Poiché sarebbe contro la carità, ed i miei particolari sentimenti verso il povero, nonché indegno di qualsiasi Sanitario, il rifiutarsi al sollievo dell'umanità sofferente, col basso pretesto di non essere stipendiato per ciò.
Se si consente, in ultimo, i tributi pubblici di cui è gravato il Sanitario, maggiormente che in addietro; l'aumento generale nella retribuzione alla mano d'opera dell'artigiano e del bracciante in genere, necessitato dalle opere maggiori richiestole dai tempi, mi pare necessaria conseguenza l'ammettere: a) che il Chirurgo suddetto abbia più equa retribuzione, che non sia minore di 300 lire annui, almeno;  b)  che la surrogazione, in caso di legittima assenza ed impedimento, sia reciproca, tra il Medico ed il Chirurgo;  c) il resto sulle basi, come per l'addietro.
Forse, a prima vista, sembrerà un pò notevole questo aumento di stipendio, che oso domandare, e la prego caldamente a non voler credere che ciò sia per approfittarmi della precaria salute del mio amicissimo Collega, e darmi di necessaria importanza, che sinceramente le pretesto essere solo in considerazione delle fatiche e dei pesi a cui sarei per andare incontro, e perchè, come sopra le motivo, io sarei tenuto, per patto, a supplire il mio collega nell'Ospedale, non solo ora, ma per convenienza anche della cura dei poveri a domicilio, nelle vaccinazioni, ed anco nelle prigioni.
E siccome, sventuratamente, questa circostanza, perchè delicata salute del mio amico collega Ghilini, è probabilissimo che assai di frequente si avveri, veda, o Signore, a quanti impegni andrei a sottostare, e a quanta perdita di tempo, che, tante volte, mi impedirebbero altri guadagni. Io volentieri non mi rifiuterò minimamente a qualunque disturbo, a qualunque cure inerenti alla mia professione, che a vantaggio dei poveri potessi ridondare. Ecco le osservazioni che mi prendo la libertà di porre sotto la sua attenzione, unitamente alla preghiera di volerne dare comunicazione ai Signori membri componenti l'Amministrazione dell'Ospedale; sicuro che le troveranno giuste, discrete e ragionate. Perciò confido che verrà accettato questo mio ricorso, chiudo con ringraziando tutti indistintamente, e dichiarandomi, con tutta stima e rispetto, di V.S. Ill.ma devotissimo Servitore [...].”  
Ma la Congregazione non molla, e perciò è giocoforza del Dott. Burlo accettare l'incarico, con l'annuo stipendio di £. 200.
Il 4 Maggio 1874 si procede all'assunzione del nuovo Condotto “... ritenute le soddisfacenti informazioni assunte intorno alla capacità, ed attitudine del Sig. Dott. Giobatta Levratto [...] requisiti dei quali ampiamente risulta dall'attestato del Comune di Mallare, dove dimora [...] nomina il Sig. Medico-chirurgo GioBattista Levratto fu Agostino, alla piazza di medici-chirurghi, in servizio permanente, presso la Città di Finalborgo [...]”. Ovviamente l'impegno del Dott. Levratto sarà anche nell'Ospedale S. Biagio.
Si stipula col medesimo la seguente convenzione: 1) dovrà detto Sanitario procedere alle due visite giornaliere periodiche a tutti i malati che sono ricoverati nell'Ospedale; e da altre straordinarie sempre e quando l'indole delle malattie lo richieda, assumendosi l'obbligo della cura, e di ogni operazione chirurgica che potesse occorrere;   2) si recherà alla prima visita a cui sia chiamato per infermi poveri, sieno o non sulla lista assegnata dal Comune, dopo di che ne riferirà al Presidente della Congregazione di Carità, perchè provveda, o non, al ricovero dell'infermo nell'Ospizio;   3) rilascerà le ricette che occorressero ai malati poveri curati a domicilio, perchè sieno presentate al Presidente della Congregazione, se da questa se ne sostenga la spesa;  4) inscriverà nei registri di Infermeria, tanto le generalità dei ricoverati ed il genere di malattia, quanto le ricette che spedirà per gli infermi ricoverati nell'Ospedale.  5) dovendosi assentare dalla Città, ne darà comunicazione al Presidente della Congregazione, e sarà suo obbligo di proporre alla di lui accettazione, un sanitario, che a tutte sue spese e responsabilità, lo sostituirà nel servizio;    9) in corrispettivo di questi obblighi, la Congregazione assegna lo stipendio annuo lordo di lire trecentocinquanta [...]”.        
 Il S. Biagio occupa locali non originariamente previsti come ospedale, e da subito appare non funzionale, tanto che il Consiglio del 19/10/1884 discute della grave situazione sanitaria nella quale si troverebbe il Comune nel corso di “... sopravvenienza di malattie contagiose [...]”, e che su suggerimento della Commissione Municipale di Sanità, appare opportuna la ricerca di un locale da utilizzare in quei casi, per l'osservazione e l'isolamento.  Viene ricordato che nelle ultime occasioni, il problema è stato risolto grazie alla generosità del Sindaco Sanguineti, che ha offerto gratuitamente una sua proprietà, perchè “... anche l'edificio dell'attuale Ospedale lascia molto a desiderare [...] perchè la sua naturale conformazione quale esiste da circa cinque secoli, non sta più in rapporto coi sistemi dell'attualità [...]”.  All'unanimità quindi il Consiglio delibera di farsi promotore del progetto di costruzione di un nuovo Ospedale, con annesso locale da servire da Lazzaretto, da finanziare  con i fondi del  Bilancio, dal decimo dei tributi diretti, con il contributo della Congregazione di Carità; e promuove quindi la formazione di una Commissione di studio.
Anche dal “Questionario per l'inchiesta sulle condizioni igienico-sanitarie dei Comuni del Regno” del 1885, attingiamo utili notizie sull'Ospedale “...trovasi soltanto un ospedale [...] non esistono neppure ricoveri od ospizi per la vecchiaia, per la mendicità, pei ciechi, pei sordo-muti.
Alla fine del Gennaio 1880, nel locale Ospedale, erano ricoverate due persone: 3 alla fine del Gennaio 1881; 8 alla fine del Gennaio 1882; 1 alla fine del Gennaio 1883: 6 alla fine del Gennaio 1884.”        

La pratica pare comunque dimenticata.
Il 16/2/1911, con deliberazione n. 19 , si evidenzia “... alcune circolari dell'Autorità Prefettizia, colle quali si fanno sollecitazioni perchè ogni comune si provveda di tutto il materiale sanitario necessario alla difesa delle malattie infettive, fra altro il più urgente sarebbe la ricerca dei locali di isolamento del Lazzaretto e la provvista di attrezzi di disinfezione [...] la Giunta ritenuta l'imperiosa necessità di avere quanto occorre pel disgraziato caso della comparsa del morbo che purtroppo già serpeggia in qualche Città della Liguria, autorizza il Sindaco a far ricerca di locali per la disinfezione, e ad un lazzaretto, e di far acquistare una pompa per la disinfezione [...]”.

Sono altre due le deliberazioni che trattano l'argomento, la n. 31 del 8/4/1911 e la n. 58 del 29/7. Nella prima “... il Presidente informa [...] la casa più adatta sarebbe quella del Sig. Camillo Drago entrostante la di costui villa sulla strada per Monticello: si sarebbero prese le opportune intelligenze di un affitto di detta casa per Lire quindici al mese; questo locale sarebbe adattissimo per lazzaretto e qualora necessitasse altro locale per i malati in osservazione proporrebbe di destinare la casa del Conservatorio di S. Rosa, antistante la villa omonima di Monte Tabor. La Giunta sentito l'esposto del Sindaco, approva l'affitto della casa Drago per Lire quindici mensili per lazzaretto, e qualora si verificasse la necessità di un locale d'osservazione, incarica il Presidente a trattare coll'Amministrazione del Conservatorio di S. Rosa.”
Nella successiva viene approvato l'affitto della casa del Sig. Drago, a decorrere dal 1 Marzo u.s. “si trova in mezzo alla campagna, e consiste in una cucina, sala e due camere da letto di recente imbiancate [...]”.
Già da tempo la Congregazione di Carità versa in una grave situazione economica; ma comunque la situazione dell'Ospedale suggerisce di fare alcuni lavori.
Il 24/5/1922
“… Aperta la seduta il Presidente ricorda come nello scorso inverno si era costituito un  Comitato di Cittadini volenterosi , allo scopo di raccogliere fondi,  per dotare il nostro Ospedale di una sala  per operazioni chirurgiche con relativo materiale. Detto Comitato, cui era a capo il Referente, mediante un lavoro attivo e veramente efficace, cui corrispose con entusiasmo tutta la cittadinanza, riusciva in breve a dare all'Ospedale:
1) una barella con carrello a due ruote; 2) un letto operatorio; 3) un armadio per ferri chirurgici; 4) un cofano porta cotone; 5) £. 17.187,95 in contanti, da servire per la costruzione della sala chirurgica.
L'amministrazione [...] manda un vivo ringraziamento al Comitato ed a tutta la cittadinanza per l'opera umanitaria cui hanno dato lodevole impulso [...] di avere preso accordi col Sindaco Cav. Marciani, circa la costruzione della sala, nella Piazza dell'Ospedale (terreno del Comune) a fianco dell'Ospedale stesso [...] di aver dato incarico al Geometra Giuseppe Finocchio di compilare apposito progetto [...] detto progetto comporta una spesa di £. 15.933,90 [...]”.
Nello stesso anno un curioso episodio, una specie di guerra tra poveri, coinvolge la Congregazione e la Croce Verde, leggiamo la delibera della Congregazione di Carità del 14/9/1923, che presenta alcuni passaggi di pura ilarità: “... II Presidente ricorda come in data 24 Maggio 1922 si sia deliberato di cedere la barella del Civico Ospedale alla P.A. Croce Verde locale, per la somma convenuta di L. 1800 e di devolvere detta somma pro costruenda Sala Chirurgica.
Come successivamente, visto che la Croce Verde, pur essendo da tempo in possesso della barella, non ne effettuava il pagamento, si sia deliberato di diffidarla a pagare ed occorrendo agire contro di essa in via legale. Come la Croce Verde a seguito della diffida ricevuta, abbia risposto: "che non riconosceva valido il contratto di acquisto fatto  dall'allora Presidente Cornaglia, perché lo stesso non solo non era stato a ciò autorizzato  dal Consiglio Direttivo, ma aveva agito di suo arbitrio, senza informarne nessuno; che rimetteva inoltre la barella a disposizione dell'Ospedale”.
Come di ciò informato il referente, non abbia ritenuto opportuno agire contro la Croce Verde, se il contratto della barella fu da parte di quell'Istituto, un atto arbitrario del suo Presidente, e come tale non riconosciuto, l'Istituto non è tenuto a risponderne.
La Croce Verde ha offerto di corrispondere all'Ospedale, a titolo di transazione, la somma di L.1000.
Il Presidente fa osservare:  non era il caso di agire in via legale contro la Croce Verde per i motivi su esposti;   non era conveniente agire contro il Cornaglia in proprio perchè esso non ha di che  rispondere finanziariamente. Se la barella venisse restituita all'Ospedale, sarebbe sempre egualmente la Croce Verde quella che dovrebbe servirsene, quindi tanto vale lasciargliela. Tanto più che se per disavventura la benefica Istituzione dovesse un giorno perire, il suo statuto prescrive che tutto il suo patrimonio (e quindi anche la barella) sia devoluto all'Ospedale.
Ciò premesso, la somma di L.1000 si deve accettare, perché il farlo non significa per l'Ospedale che un beneficio, sotto ogni punto di vista.
L' amministrazione udita la relazione del Presidente all'unanimità delibera:   1)- di ratificare la cessione della barella alla P.A. Croce Verde per la somma di £. 1000;   2)- di devolvere detta somma pro costruenda sala chirurgica [...]”.  

A controprova delle precarie condizioni economiche, riportiamo quanto scrive la Sotto Prefettura, relativamente al Bilancio Consuntivo 1923 della Congregazione; in data 30/4/1924: “... dall'esame del bilancio 1923 di codesta Congregazione di Carità si è rilevato che le condizioni finanziarie dell'Ente sono tanto disastrose che si minaccia la chiusura dell'Ospedale con non lieve danno per il Comune.
Richiamo si ciò l'attenzione della Amministrazione Comunale, affinchè veda quali  provvedimenti intende adottare per ovviare a tale jattura [...]”.
La nota viene girata dalla Congregazione, in copia, al Comune, che il 28/5 “...la situazione  finanziaria del Comune di Finalborgo non permette di  apportare oggidì  al  Bilancio del Comune medesimo qualsiasi più  lieve aggravio. Non è quindi possibile di dare a Codesta Spettabile Congregazione di Carità affidamento di concreto ed adeguato aiuto a risolvere la crisi economica denunciata dalla S.V. Ill.ma [...]”.
La Giunta di Finalborgo il 16 Giugno 1926 scrive, a proposito dell’unione degli ospedali, con grande onestà “... giova avvertire, che se qualche ramo di pubblici servizi può essere deficiente, come precisamente e forse l'unico, quello ospitaliere, si potrebbe istituire coi maggiori mezzi comuni un unico Ospedale, che per meglio rispondere alle cure cliniche e chirurgiche venisse eretto e funzionasse in consorzio [...]”.
Ed il Commissario Masi nella sua relazione sulla Amministrazione Straordinaria, del 26 Maggio 1927 “… tanto l'Ospedale Ruffini, in Marina, come quello di S. Biagio in Borgo, sono situati in buona posizione, hanno locali ampi e ben arieggiati e rispondono ai bisogni normali.
Egualmente non si può dire per tutti quei casi, in cui gli ammalati hanno necessità di avere cure speciali ed abbisognano locali ed infermerie particolarmente adatte e mezzi che non si potrebbero approntare in vecchi edifici che non furono costruiti originariamente a scopo ospitaliero. Si impone, pertanto, la necessità della costruzione di un nuovo Ospedale, che risponda a tutte le esigenze della moderna terapeutica, ed i mezzi finanziari per raggiungere tale intento si potranno facilmente ricavare dalla vendita dei due attuali fabbricati, ed, eventualmente, dalla alienazione di qualche appezzamento di proprietà della Pia Opera Ruffini, senza alcun pregiudizio delle rendite occorrenti alla gestione del nuovo erigendo Istituto. Ottima sarebbe la posizione dell'area dell'antico cimitero di Marina per la costruzione di un Ospedale modello, ma io dubito che la  superficie disponibile sia sufficiente. Nei confronti dell'amministrazione comunale, è prevedibile che la costruzione del nuovo Ospedale che risponda in tutto alle moderne esigenze, varrà a far risparmiare molte spese di spedalità. D'altra parte, l'Istituto accoglierebbe anche gli ammalati, indigenti e no, delle Città vicine, aumentando le proprie entrate. Il servizio sanitario dei due ospedali è disimpegnato dai medici condotti, ai quali mi è gradito esprimere il mio personale compiacimento per le competenti ed amorose cure che essi dedicano ai sofferenti ed ai vecchi inabili al lavoro ricoverati nei due Istituti [...]”.
Lentamente il S. Biagio verrà dismesso, unico Ospedale resterà il Ruffini, che nel 1934 assumerà la denominazione Ruffini-S.Biagio; di nuovo Ospedale si parlerà solo dal 1952.  
La barella a mano era allora la più comune e, tenuto conto dello sviluppo tecnico di quei tempi, poteva considerarsi un mezzo snello ed efficiente; sei uomini bastavano a trasportare il degente sulla barella adagiata su di un telaio in legno. Per proteggere il malato dalle intemperie la volata a mano era equipaggiata con una capotta in tela. Altre consorelle, [...] possiedono delle barelle trainate da cavalli, le cosiddette "ippotrainate", ma un grave ostacolo al loro utilizzo è la non facile reperibilità di cavalli in caso di urgenza


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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