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VICENZA Ospedale San Bortolo

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Ringraziamo la Direzione Amministrativa per la condivisione dei contenuti

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L’origine dell’Ospedale di Vicenza risale al Settecento, epoca in cui  cominciò a farsi strada il progetto della fusione e della concentrazione di tutti gli ospedali minori della città, che raccoglievano e assistevano i poveri, in un unico “Ospedale Grande degli Infermi e dei Poveri”.
Nel novembre del 1772 il senato veneziano, che a quel tempo governava su Vicenza, approvò la fusione e i vari luoghi di ricovero furono trasferiti nell'ex monastero di San Bartolomeo (detto anche San Bortolo). Il 18 settembre 1775, con una cerimonia e una processione solenne attraverso la città, si iniziò il trasporto degli infermi alla nuova sede, e questa data può essere considerata la vera nascita dell’Ospedale San Bortolo come lo intendiamo ancora oggi. Anche se vi venivano ancora accolti poveri, era infatti stata già data un’impostazione sanitaria moderna, con un preciso regolamento che prevedeva la presenza di un protomedico, di un sovrintendente all'attività sanitaria e scientifica, di un priore per la gestione interna, di medici e chirurghi diretti da primari.
Già nell’800 però la sua dimensione si rivelava  insufficiente, in seguito alle varie epidemie di tifo, colera e malattie endemiche tipiche di in una popolazione povera e malnutrita.
Con l'instaurarsi del dominio napoleonico il settore dell'assistenza e dalla pubblica beneficenza venne fortemente rimaneggiato: vennero fondate le Congregazioni di Carità, amministrazioni unitarie di tutti gli ospedali, orfanotrofi luoghi pii, lasciti e fondi di pubblica beneficenza di qualunque natura o denominazione. Di queste facevano parte autorità laiche, ad eccezione del Vescovo. Nel 1807, a seguito dei provvedimenti napoleonici di concentrazione dei vari ordini religiosi, i cappuccini furono costretti ad abbandonare l'ospedale, che fu affidato ai frati minori osservanti che da San Biagio si erano ritirati a San Giuliano. Tre anni dopo, per lo stesso motivo, anche questi ultimi lasciarono l'ospedale. La cura spirituale degli ammalati fu affidata allora a due cappellani di clero diocesano.
A quest'epoca risale il primo progetto di ampliamento del nuovo ospedale, firmato da Giacomo Fontana. La carenza degli spazi, che durante la guerra contro Napoleone nel 1814 divenne pesantissima per il diffondersi del tifo tra le truppe austriache occupanti Vicenza,  fu alla base della decisone di occupare anche la Chiesa, dopo aver asportato tele e affreschi che la ricoprivano, consegnandoli al Comune che li collocherà definitivamente nel Museo Civico a Palazzo Chiercatti nel 1855.
Nel 1838, sotto la direzione dell'architetto Bartolomeo Malacarne, fu dato il via ad un primo grande ampliamento e nel 1873 fu approvato il nuovo statuto di quello che fu da allora chiamato "Ospedale civile di Vicenza". Fecero seguito molti miglioramenti: i bambini furono separati dagli adulti, furono prese misure antincendio, si passò all'illuminazione a gas, il saccone di paglia dei letti fu sostituito con materasso di lana o di crine, i locali per le autopsie furono allontanati dalle sale dei malati pellagrosi, le sale operatorie furono dotate di spogliatoi per i medici, si ammodernarono i locali di analisi e di elettroterapia.
All'ultimo decennio dell'800 e al primo del 900 si devono l'ammodernamento e l'ampliamento delle sale operatorie, l'acquisizione di apparecchiature clinico-scientifiche al passo con i tempi,  l'introduzione di strumenti sterilizzabili , severe regole di disinfezione nelle sale ostetriche. L'ospedale viene collegato con il telefono,  dotato di una biblioteca e di una farmacia, collegato all'acquedotto e alla rete fognaria. Vengono utilizzati singoli spazi per malati specifici e istituiti un padiglione per i malati contagiosi, un gabinetto radiologico ed un reparto pediatrico, acquistata un'apparecchiatura per la misurazione della pressione, creati laboratori per gli esami.
Durante la Grande Guerra Vicenza si trasforma  gradualmente in una città ospedale. Scuole, ville e istituti religiosi di Vicenza e del vicentino si trasformano gradualmente in ospedali.
Nel 1918 si delibera l'istituzione di un servizio oculistico. Viene poi potenziato il gabinetto di terapia fisica, acquistando nuove attrezzature, trasferito il reparto radiologico. Nel 1924 fu costruito un piccolo stabile nel prato antistante il blocco ospedaliero principali, destinandolo al ricovero dei malati infettivi. Nel 1925 inizia anche la costruzione di un padiglione riservato ai malati dermoceltici.
Nel 1926 viene costruito il nuovo reparto Necroscopico,  iniziato il reparto Dozzinanti.
Durante il Secondo Conflitto Mondiale i bombardamenti risparmiano fortunatamente l'Ospedale di Vicenza.
Nell'immediato dopoguerra si avverte l'esigenza di modernizzare l'ospedale. Viene potenziato l'organico, vengono istituiti alcuni reparti specialistici, tra cui il reparto di ostetricia e ginecologia. Viene compiuta una valutazione complessiva dell'ospedale fissando un piano generale di sistemazione del nosocomi.
Nel 1956 l'ospedale San Bortolo viene classificato di prima categoria. Aumenta il numero dei posti letto e dei ricoveri, come conseguenza della creazione di nuovi reparti, dell'arrivo di nuovi medici, del miglioramento delle attrezzature e dei servizi. A metà degli anni sessanta prende avvio il grande sviluppo edilizio dell'ospedale; l'istituto di Mezzaselva viene aggregato all'ospedale san Bortolo che diventa regionale.
Nel  1966 vengono edificate le nuove sale parto, si procede alla realizzazione del nuovo Pronto Soccorso  e del servizio di Anestesia e Rianimazione. Viene inoltre deviato il corso dl fiume Astichello per creare spazio ad ovest dell'ospedale da utilizzare per un futuro ampliamento delle strutture. L'Amministrazione intraprende la costruzione di nuovi edifici per reparti e servizi: si pone la prima pietra  del nuovo edificio delle Medicine Generali ( il Monoblocco) e del nuovo reparto Geriatrico. Nel 1968 inizia la costruzione della Scuola Convitto per infermieri professionali e viene edificata la nuova cappella per le cerimonie funebri, a cui si aggiungono, nel 70 le nuove celle mortuarie. Sempre nel 1970 prende avvio la realizzazione del reparto di Urologia e Nefrologia e vengono iniziati i lavori per la realizzazione del parcheggio interno all'ospedale.  Al 1969 risale invece l'acquisizione di Palazzo Baggio per alloggiare temporaneamente le allieve infermiere professionali; il reparto Medicina I viene trasferito nell'ex sanatorio "De Giovanni". Lo stesso reparto viene sistemato definitivamente, nel 1970 all'interno del nuovo monoblocco delle Medicine. Di pari passo si accresce la dotazione clinico-strumentale del nosocomio. Nel 1974 si inizia a pianificare la realizzazione del terzo lotto, su sette piani, destinato alle degenze chirurgiche, alla nuova radiologia, alla farmacia e alla piastra del blocco operatorio, oltre all'infernotto, alle centrali termica, idrica e frigorifera e al generatore elettrogeno di riserva, ai forni per l'incenerimento rifiuti agli impianti dei gas terapeutici di ventilazione secondaria, antincendio e parafulmine, alle officine e depositi e agli impianti di posta pneumatica. Viene realizzato un impianto centralizzato di informazione e assistenza ai degenti.
Il comitato Regionale di Venezia autorizza il progetto relativo alla costruzione del quarto lotto, che costituisce il completamento della piastra delle chirurgie e prevede altri due nucleo di degenza, con il trasferimento di alcuni importanti servizi come il Pronto Soccorso, l'accettazione medica, un gruppo operatorio d'urgenza, un nucleo di trattamento intensivo di assistenza post operatoria con rianimazione e unità di trattamento coronario acuto e un sostanziale potenziamento dei servizi ambulatoriali, radiologici e dei poliambulatori.
Dopo la seconda guerra mondiale il San Bortolo fu classificato come "ospedale di prima categoria" e nel 1964 diventò "ospedale regionale", con una decina di reparti ad alta specializzazione. A metà degli anni sessanta fu dato avvio alla costruzione di nuove e più moderne strutture: il "monoblocco" nel 1966, il "terzo lotto" nel 1974, il "quarto lotto" nel 1976.
Il 1980 segna l'avvio della riforma sanitaria, con la nascita delle Unità Sanitarie Locali,  con l'  istituzione di nuove strutture sanitarie, amministrative e sociali. Democraticità, decentramento e partecipazione sono i tre cardini della riforma. La riforma assegna all'ULS Vicenza la gestione dell'ospedale di Sandrigo, istituito nel 1877.   Nel 1980 i vecchi libretti mutualistici vengono sostituiti dalla tessera sanitaria.
Da " Il San Bortolo - Storia dell'Ospedale Civile di Vicenza" di Luciano Gregoris e Granfranco Ronconi


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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