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CAVALESE Ospedale di Fiemme

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Questa scheda è tratta dal testo: Ospedale di Fiemme 1955 2015 stampato dalla Magnifica Comunità di Fiemme (http://www.mcfiemme.eu/), Ente pubblico di storia che gestisce un rilevante patrimonio boschivo ed immobiliare soggetto agli usi civici, proprietà della Comunità dei Vicini.

La Magnifica Comunità di Fiemme nel  maggio 1949 delibera di indire un concorso regionale tra ingegneri ed architetti per l’elaborazione del progetto di massima, per la costruzione dell’ospedale, che doveva corrispondere ai requisiti richiesti dal Decreto Legge 20.7.1939 per gli ospedali di terza categoria ed alle esigenze specifiche contenute nel bando.
Nel frattempo  da Tesero era partito un ricorso alla giunta provinciale, con il quale si chiedeva di bloccare l’iniziativa, sottolineando come il nuovo ospedale non fosse né necessario né opportuno, visto che già a Tesero esisteva l’ospedale  Giovanelli.  Il ricorso venne respinto dalla Provincia
Nella seduta del Consesso del 16 gennaio 1950, viene ufficialmente comunicato l’esito del concorso stesso, che assegna il primo posto al progetto firmato dall’architetto Karl Keller e dall’ingegner Eugenio Taddei di Cles ai quali la commissione suggerisce alcune modifiche
Il 12 luglio 1950, il Consiglio dei Regolani esamina ed accoglie l’invito della Giunta Provinciale di Trento a stipulare una convenzione con il Comune di Tesero, a garanzia della conservazione del patrimonio dell’infermeria dell’ospedale Giovanelli, che, si sottolinea, “per nessuna ragione o necessità potrà essere intaccato o assorbito nel nuovo ospedale, onde evitare che vengano snaturate le finalità dell’Opera Pia”.
Il 15 giugno 1951, i progettisti presentano il progetto esecutivo dell’opera, per un importo complessivo di spesa pari a 187.640.000 lire. Lo stesso viene esaminato dal Consiglio Superiore di Sanità nella seduta del 24 ottobre e dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nella riunione del 12 gennaio 1952.
Il primo esprime parere favorevole, raccomandando comunque di allontanare l’ingresso del reparto incenerimento e disinfezione dall’ingresso fornitori vitto e dispensa e di allogare la “morgue” (obitorio) in un locale a parte o quanto meno più distante dal soprastante ingresso degli ambulatori,
ampliandola per accogliere un deposito delle salme, un locale autopsie ed una cappellina.
Il secondo si riserva di riesaminare il progetto, dopo che allo stesso sarebbero state apportate alcune modifiche ed alcune integrazioni. Tra esse, una maggiore aerazione ed illuminazione ad alcuni corridoi dell’edificio, la previsione degli orinatoi nelle latrine dei reparti maschili, l’indipendenza
delle docce del reparto personale, il calcolo delle pressioni sul terreno di fondazione, il miglioramento del collegamento trasversale dell’edificio almeno con tramezzi doppi irrigiditi mediante strutture in cemento armato, la compilazione dei capitolati speciali d’appalto.
L’Eca provvede quindi a far rettificare il progetto generale, in conformità alle richieste espresse da Roma. L’edificio è previsto con le murature perimetrali e maestre in pietrame e malta di calce idraulica, le tramezze in foratoni con nervature in cemento armato, i solai in laterizio armato, il tetto con l’orditura in legno ed il manto di copertura in tegole marsigliesi.
Il fabbricato sarà naturalmente dotato di impianto di riscaldamento centrale, di impianto di distribuzione dell’acqua calda e fredda, di alimentazione a vapore per la lavanderia e la cucina, di impianto elettrico sotto malta, degli impianti di scarico delle acque bianche e nere, poi sottoposte a depurazione chimica. Sono previsti due corpi di fabbrica paralleli ma spostati uno rispetto
all’altro, collegati da un altro corpo di fabbrica, ad essi perpendicolare. Dei due corpi paralleli, quello a valle ed il corpo di collegamento risultano composti da quattro piani, mentre quello a monte di tre. Non si tratta quindi di un ospedale a padiglioni ma del tipo “monoblocco”, che consente, con un unico centro, la massima efficienza dei vari reparti ed il perfetto collegamento e disimpegno di tutti i servizi.
Sul terreno vengono anche effettuati diversi sondaggi, con la conferma che ha la necessaria compattezza per garantire la staticità dell’edificio. Lo smaltimento delle acque di rifiuto non presenta alcuna difficoltà, visto che il terreno prescelto è delimitato a valle da una valletta, in fondo alla quale scorre un rivo che raccoglie già le acque di rifiuto dell’abitato e dove possono essere convogliate anche le acque bianche e nere del nuovo ospedale.
Il 23 novembre 1951, viene esaminato il problema delle attrezzature da acquistare e si avviano le pratiche per la costituzione di un Consorzio dei Comuni di Fiemme, al quale affidare il compito di curare la gestione.
Ottenute le necessarie autorizzazioni, l’Eca procede con l’appalto dei lavori del primo lotto, costituito solamente dalle opere murarie ed affini.
Si provvede immediatamente alla attivazione del cantiere, con la posa della prima pietra .Si fissano i capisaldi della costruzione, eseguendo i necessari assaggi del terreno per accertarne la portanza, iniziando i primi getti delle fondazioni ed elevando le prime murature.
Contrariamente a quanto previsto, il terreno scelto si dimostra poco idoneo per cui è necessario procedere con la variazione delle fondazioni di tutto il fabbricato, adottando travi in cemento armato, anziché a blocco di calcestruzzo, e creando l’intercapedine per proteggere i vani del seminterrato dalle infiltrazioni d’acqua che si manifestavano nel sottosuolo.
I lavori procedono  ma di concerto aumentano anche le spese, specialmente in seguito alle varianti ed alle modifiche introdotto in corso d’opera. Queste ultime, in particolare, riguardano la struttura in cemento armato del tetto, al posto del legno, l’isolamento  acustico per i solai dei piani superiori del fabbricato, l’impianto di riscaldamento a pannelli radianti disposti a pavimento, a soffitto e a pareti, anziché un impianto ad elementi radianti in vista, il condizionamento d’aria nei reparti operatori e l’impianto per il ricambio d’aria per le degenze, il ricavo di nuovi vani in corrispondenza degli accessi dell’alloggio del direttore e delle autoambulanze. E ancora il ricavo di un nuovo accesso alla cucina, la costruzione di una scala di accesso al piazzale antistante il corpo principale del fabbricato, l’inserimento nell’edificio della cappella mortuaria, con i locali destinati a deposito salme ed autopsia, la pavimentazione delle rampe di accesso con tavole porfiriche e la creazione di uno strato isolante per la protezione dei locali sottostanti, il ricavo di nuovi vani per l’installazione della centrale di trasformazione elettrica, le strutture di protezione per il parapetto del solarium e di protezione in rame per tutti gli oggetti del fabbricato, la nuova disposizione dei viali
esterni al fine di garantire una migliore funzionalità degli stessi rispetto agli ingressi ed alle uscite dall’ospedale. Infine, nell’ordinativo degli impianti tecnologici, vengono compresi l’acquisto e l’installazione di tutti gli apparecchi per la cucina, per la lavanderia e per la disinfezione Intanto aumentano le difficoltà relative alla creazione di un organo di gestione dell’ospedale con i Comuni di Fiemme. Per questo, a fine gennaio del 1954 si propone  la costituzione di un Ente Morale al quale affidare appunto la gestione. La proposta viene condivisa ed approvata.
L’ospedale di Fiemme venne ufficialmente inaugurato il 1° maggio 1955. Disponeva di 110 letti e comprendeva il reparto di Medicina, quello di Chirurgia, una sezione Ostetrica, una Pediatrica ed il reparto di isolamento. L’attrezzatura era di quelle più aggiornate, sia per quanto riguardava la sala operatoria che il Gabinetto Radiologico, dotato anche di un moderno apparecchio di Roentgen terapia. C’era inoltre un attrezzatissimo reparto di Fisioterapia ed un moderno Laboratorio. Oltre ai medici permanentemente in servizio all’interno del nosocomio, prestavano regolarmente la loro opera consultoriale l’oculista, l’otorinolaringoiatra, il cardiologo, l’ortopedico ed il radiologo. Il servizio di Pronto Soccorso, era dotato di due autoambulanze.
.Il 31 ottobre 1969 viene approvata la nuova Legge Regionale n. 10, con la quale viene
costituito l’Ente Ospedaliero Regionale;  sono dettate le norme di accorpamento degli ospedali all’interno di tale Ente, praticamente con l’esproprio delle strutture ospedaliere periferiche senza alcun indennizzo e senza recepire nemmeno le disposizioni di cui al punto 4 dell’articolo 9 della legge statale, circa la composizione dei consigli di amministrazione degli ospedali di zona, con due membri designati dall’Ente al quale apparteneva originariamente l’ospedale.
Tra corsi e ricorsi , dopo oltre 10 anni con sentenza del 15 maggio 1981, il Tribunale di Trento riconosce alla Comunità la piena proprietà dell’ospedale e quindi dispone che vanga dato corso al risarcimento del danno per ritardata restituzione, in ragione di 50 milioni all’anno a far data dal 2 settembre 1975, con gli interessi dalla medesima data al saldo.
Lo scioglimento del Consorzio avvenne nel corso del 1975, a seguito della istituzione dell’Ente Ospedaliero e successivamente, all’inizio degli anni Ottanta, con l’assorbimento dello stesso nel Servizio Sanitario Provinciale, affidato ai Comprensori.
L’ospedale traeva i propri finanziamenti dal sistema mutualistico costituito dagli enti mutualistici: Cassa Mutua Provinciale di Malattia (a livello nazionale Imam), Cassa Mutua Provinciale dei Coltivatori Diretti, Cassa Mutua Provinciale dei Commercianti e Artigiani, Inail. La retta di degenza veniva manualmente determinata dal Consiglio di Amministrazione sulla base del bilancio di previsione e comunicata agli enti mutualistici. Sulla base dei resoconti delle degenze, gli enti mutualistici pagavano all’ospedale i ricoveri dei loro assistiti, Per quanto riguardava le prestazioni specialistiche ambulatoriali, l’Ente ospedaliero fatturava agli enti mutualistici le prestazioni eseguite ai loro assistiti, in base ad un tariffario nazionale. Il numero dei soggetti paganti in proprio, sia per i ricoveri che per le prestazioni ambulatoriali, era molto esiguo.
Questo sistema di finanziamento non durò molto, a causa del notevole aumento della domanda di assistenza sanitaria ospedaliera e dell’insufficienza delle fonti di finanziamento delle mutue. Ben presto infatti, il Parlamento italiano avrebbe provveduto alla nazionalizzazione del servizio sanitario, attribuendo la competenza alle Regioni, e nel Trentino Alto Adige la competenza sarebbe passata alle due Province autonome, che gestiranno il fondo sanitario provinciale sulla base dei trasferimenti nazionali.
Gli enti ospedalieri rimarranno in funzione fino alla fine degli anni Settanta, per essere poi sciolti e gestiti direttamente dai Comprensori. Sia il Consorzio prima che l’Ente ospedaliero poi agivano ed operavano autonomamente con un consiglio di Amministrazione soggetto al controllo di legittimità della Provincia e contabile della Corte dei Conti. L’Ente disponeva di un bilancio proprio e provvedeva direttamente alla assunzione del personale, all’acquisto dei farmaci e degli strumenti sanitari, avendo quindi entrate proprie provenienti in un primo tempo dagli enti mutualistici e poi dal fondo sanitario provinciale.
Sotto la presidenza del Regolano di Moena Vigilio Damolin, il consiglio di Amministrazione  prende atto dell’insufficienza degli spazi riservati alle degenze ed ai servizi ospedalieri, in rapporto alle mutate richieste di assistenza della popolazione, ed affida allo Studio dell’arch. Karl Keller di Trento l’incarico di progettare l’ampliamento, i cui lavori (spesa prevista 321 milioni) vengono finanziati dalla Direzione Generale degli Istituti di Previdenza del Ministero del Tesoro. L’inaugurazione dei nuovi reparti di degenza e dei servizi avviene il 14 settembre 1974 portando i posti letto a 120, allungando i reparti di Medicina e Chirurgia e ricavando il nuovo Pronto Soccorso, il reparto isolati, il nuovo reparto pediatrico, la mensa del personale e la cucina, il servizio radiologico ed il laboratorio di analisi, oltre all’alloggio per il personale religioso ed agli uffici amministrativi. Un ampliamento che viene a qualificare la struttura, ma che comporta anche un adeguamento degli organici, il cui numero arriverà a circa 120 unità.




 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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