MERATE Ospedale San Leopoldo Mandic - Ospedali d'Italia

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MERATE Ospedale San Leopoldo Mandic

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Il contenuto della scheda proviene dal sito "merateonline.it" la cui redazione ha condiviso il mio lavoro

https://www.merateonline.it/articolo.php?idd=53687&origine=1&t=Nell%27aprile+del+1845%2C+170+anni+fa%2C+nasceva+l%27ospedale+di+Merate.+Due+donne+le+prime+pazienti%2C+un+calzolaio+il+primo+infermiere


La luce dell'alba che filtrava dalle finestre e le campane della vicina chiesa, lo avevano risvegliato dal sonno leggero di chi sa di avere davanti una giornata particolare. Non era la prima volta che dormiva in quell'ambiente e se ne lasciava suggestionare ma il suo spirito filantropico gli faceva figurare ben altro che le volte del suo salotto, lì a pochi passi dalla chiesa e dal canocchiale del Belgioioso. Aprendo la finestra lo colpì il silenzio della strada e l'aria fresca, così diversa da quella della città a cui era abituato. Ripassò mentalmente gli impegni che lo attendevano in quella chiara giornata di primavera: a metà mattina doveva incontrare il funzionario imperiale che giungeva appositamente dalla città per le formalità amministrative, poi insieme a colazione dal marchese suo caro amico nonché benefattore con altri dell'impresa di cui spesso avevano parlato, poi c'era l'ascolto di contadini e povera gente che veniva a lui, farmacista, per i mali che ignoranza o impossibilità rendevano a volte letali. Ci voleva qualcuno che potesse dedicarsi, gratuitamente, al popolo offrendo degenza, spazi di cura, attenzione. Ci voleva un luogo adatto a portare fuori di casa i malati per curarli e per non infettare il resto della famiglia. Ci voleva [...]. Ma adesso basta pensare! Lo squillo energico del campanello fece comparire in pochi istanti la governante con un bricco di caffè fumante. "Ben svegliato signor conte [...] cosa ordina? " " Rosa, faccia salire subito Ambrogio con il necessario per scrivere " Dopo pochi minuti il segretario entro' salutandolo con deferenza. "Ai suoi ordini signor conte" "Ambrogio siediti che ho da dettarti alcune lettere da consegnare alla pretura" "Sono pronto signor conte!" "Allora scrivi [...] Merate, addì 25 di gennaio 1834 [...]" Giovanni Battista Cerri

Iniziava presumibilmente così il testamento di Giovanni Battista Cerri, classe 1764, redatto dalla sua abitazione di Via Sant'Ambrogio, nei pressi della chiesa parrocchiale, dove pochi anni dopo i primi malati iniziarono ad essere curati, abbandonando la tradizione delle cure in casa. E infatti 170 anni fa, il 1° aprile 1845, iniziava l'attività, con i primi due ricoveri, di quello che sarebbe stato il nucleo originario dell'ospedale di Merate (poi trasferitosi dove si trova attualmente). Un'opera possibile grazie all'ingente iniziale donazione del Cerri, farmacista, che designò erede universale il figlio Filippo, sottoponendolo ad una serie di obblighi e disposizioni di tali beni. "Qualora non vi fossero né figli maschi né femmine di legittimo matrimonio di detto mio figlio, lascio dette case e fondo dopo la morte di mio figlio erede in favore e sussidio di questo comune sempre che nel termine di tre anni voglia e creda di poter erigere un piccolo ospitale e in esse case o diversamente".

Tre anni dopo Giovanni Battista Cerri moriva e il figlio Felice il 3 aprile 1842 lo raggiungeva stringendo, senza volerlo, i tempi per la realizzazione della pia opera voluta dal padre, non senza qualche strascico giuridico. Le sorelle di Felice, Luigia e Carolina Cerri, infatti intentarono una vertenza giudiziaria contro il comune di Merate, destinatario del lascito del loro padre. Ma la Pretura di Brivio, in "primo grado" e poi in appello, diede ragione al comune. Il testamento (oltre alle donazioni a favore di coloni, lavoranti, domestici, amici, parroci, di 300 poveri tra Merate e Santa Maria) prevedeva che andassero "al comune di Merate tutti gli oggetti mobili di mia ragione esistenti nella casa di mia propria abitazione" 3/4 oltre a "lire trenta mila milanesi da impiegarsi nella erezione del nuovo ospedale".

Per accelerare i tempi e non correre il rischio di incappare in inadempienze delle clausole, che avrebbero fatto decadere i benefici, si decise di aprire il primo nucleo in Via Sant'Ambrogio 81, abitazione appunto della famiglia Cerri. Iniziò una serie di interventi per adeguare lo stabile, con progettisti che ridussero al minimo i loro compensi o non li chiesero del tutto per sostenere la pia opera. Furono rinnovati i contratti di affitto a vecchi locatori di quell'immobile tra cui Giovanni Consonni, calzolaio, che lì esercitava nella sua bottega prima di diventare con la moglie Maria Comi, uno dei primi infermieri che, esentati così dal pagamento dell'affitto, si dedicarono per trent'anni a svolgere il loro compito tra i malati. Successivi lasciti e legati contribuirono ad accelerare le pratiche e i lavori per l'adeguamento, per la formazione del personale. Si optò per una "convenzione" con una farmacia per la distribuzione di medicinali (il chimico Giovanni Speroni fornì gratuitamente per un anno i medicamenti necessari ai malati); biancheria, coperte, stoviglie furono donati dal marchese Marco Cornaggia. Primo "direttore medico" fu il dottor Severino Bonfanti che si occupava personalmente e gratuitamente della cura dei malati, accanto alla redazione del carteggio con le istituzioni.

Furono due donne ad essere le prime pazienti della Fondazione Cerri, il 1° aprile 1845 "nell'Ospitale per gli infermi miserabili del comune". Ne conosciamo anche i nomi ma non la storia personale né le ragioni di quel ricovero: si tratta di Maria Mapelli, 22 anni e Maria Dozio, 42. Ci piace pensare all'impegno ed alle difficoltà nel fare accettare a persone semplici, contadini, personale di servizio delle dimore patrizie, la necessità di essere ricoverati in un luogo che non fosse la propria modesta casa, per poter essere curati e forse guariti da quelle che erano quasi sempre malattie che nascevano dall'indigenza e dall'ignoranza . Convincere uomini semplici che la propria moglie o figlia dovesse passare notti e giorni fuori dalle mura domestiche per farvi ritorno possibilmente guarita non sarà stato semplice. E infatti al 31 dicembre 1845 i pazienti transitati nel nosocomio furono soltanto 7. Che stravolgimento delle regole ataviche che da sempre governavano la vita della gente ! Non era scontato che Merate dovesse avere un ospedale oltre un secolo e mezzo fa, non era scontato che durasse nel tempo, non era scontato che dovesse funzionare bene e migliorare la vita di tante persone. Le difficoltà iniziali che sicuramente incontrarono i pionieri di questa opera non impedirono loro di andare avanti, ed il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti nella realtà tangibile dell'ospedale.

OPAC SBN: Un secolo di vita ospedaliera a Merate : 1845-1950 / Elena Gerosa

 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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