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ROMA Ospedale del Quirinale - CRI

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Il contenuto della scheda è tratto integralmente da: Croce Rossa Italiana - L’Ospedale del Quirinale - 1918

Con questa semplicità burocratica chiama la Croce Rossa il primo dei suoi tre ospedali romani.
Naturalmente, nulla di caratteristico nella denominazione: non si pensa che ad un ospedale come tutti gli altri, un edificio qualunque una scuola, un collegio, un convento - mutato in ospedale con tutte le norme della scienza e dell'igiene.
L'Ospedale Territoriale n. 1 gode di una fama invidiabile d'ospedale modello: non c'è un'infermiera volontaria che non si senta premiata se è comandata a prestar la sua opera là dentro.
E si capisce: l'Ospedale Territoriale n. 1 è il Quirinale, la Reggia. Il nome ufficiale della Reggia è oggi, per volere sovrano, soltanto questo: Ospedale Territoriale n. 1, che accomuna la Casa del Re a un altro qualsiasi edificio pubblico o privato.
Le sale più splendide del Quirinale ove si svolsero cerimonie solenni, dove ebbero luogo le feste più sontuose nei riflessi delle luci diverse, nel bagliore degli ori e delle gemme, dove il  Re e la Regina ricevettero ospiti regali recanti il saluto delle nazioni amiche all'Italia, l'omaggio dei popoli potenti alla grandezza d'Italia, quelle sale magnifiche hanno perduto la loro fisonomia per accogliere ospiti tanto più umili, ma sacri al cuor della Patria: i feriti del Trentino, del Carso, dell'Isonzo, del Piave, del Grappa. In questa epoca di gloriosa semplicità e severità nelle manifestazioni della vita, nei costumi, negli atti, nelle parole, perfino la Reggia ha voluto esser quasi anonima e confondersi con gli ospedali della città, essere un ospedale come tutti gli altri: l'Ospedale Territoriale n. 1. I nomi dei suoi celebri saloni fanno ancora fantasticare, allontanano ancora dal grande palazzo cinquecentesco l'idea dell'ospedale: la Sala degli Staffieri, la Sala delle Battaglie, la Sala degli Specchi, la Sala dei Corazzieri, la Sala degli Ambasciatori, hanno ancora, nei nomi, la maestà della Reggia che l'arte italiana ha fatto, non soltanto ricca, ma bella.
Ma oggi il Quirinale ha cercato di nascondere la sua bellezza, la sua opulenza, la sua arte. Perfino i bei nomi delle sue sale sono mutati. La Regina ha voluto ch'esse assumessero dei nomi umili, nomi di piccoli soldati, di eroi della guerra. La celebre Galleria, per esempio, per volere di Sua Maestà, prese il nome di uno dei primi decorati al valor militare dal Re: dell'oscuro soldato Romano Giuseppe. Il gran Salone dei Corazzieri si chiama semplicemente: Sala Soldato Andreolo Giuseppe: il nome di un altro valoroso. Sua Maestà volle che anche la Sala del Trono avesse un nome d'eroe. La Sala del Trono si chiama oggi, semplicemente, Sala Tenente Schinardi Luigi; ventiquattro letti, ventiquattro mutilati sono nella Sala del Trono.
I lavori di adattamento per fare del grande appartamento reale un ospedale della capienza di 275 letti, non sono stati certo nè semplici, nè facili. L'ampia e luminosa Sala degli Staffieri può dirsi il vestibolo dell'Ospedale e serve anche da sala di ricreazione per i convalescenti; a sinistra di essa, la Sala delle Battaglie è adibita a refettorio, capace di 150 posti.
Dalla Sala del refettorio si accede ad un piccolo appartamento riservato alle infermiere volontarie che prestano servizio nell'Ospedale; mentre al piano superiore, nel cosi detto appartamento del Principe di Napoli, fu stabilito un piccolo Reparto per Ufficiali, dotato di tutto l'occorrente: bagno, ed accessori, camera di servizio, camera di medicazione, ecc.
Sulla Sala Cuoio, che segue alla Sala Staffieri, danno lo spogliatoio per i medici, l'Ufficio di Maggiorità e Direzione, il Gabinetto radiografico, impiantato nel salottino Don Chisciotte, e l'ascensore trasformato in montamalati. Attiguo alla Direzione, un bel salone di ricevimento con sei grandi finestre ed una terrazza da cui si gode una magnifica veduta della città, è destinato alla elioterapia, qui vengono trasportati i malati che non possono scendere in giardino ed essere esposti al benefico effetto dei raggi solari.
Dalla stessa Sala Cuoio si passa alla così detta « Sala da pranzo giornaliera», adibita anch'essa a refettorio. Da questo refettorio si accede ad un'altra Sala, dove è stabilito un guardaroba, e quanto può occorrere per il servizio delle attigue corsie che s'iniziano appunto con la Sala Arazzi, dove furono impiantati 12 letti. Su questa Sala dà la bellissima Cappella di Guido Reni, destinata al culto dei ricoverati.
Segue la Sala Specchi, quindi il grandioso Salone da ballo, e da questo Salone si passa alla Galleria che, come dicemmo, fu per volere sovrano chiamata Sala Soldato Romano Giuseppe, la quale è stata destinata a speciale reparto per gl'infermi sottoposti al metodo della cura Carrel: a tale scopo è anche adattato un ambiente attiguo per la preparazione di tutto il materiale occorrente per la cura stessa. Sul principio della Sala Romano, è impiantato il primo gruppo di lavabi, bagni, latrine, con fornelli a gas, ecc.; all'altra estremità della Sala stessa trovasi un guardaroba.
Nelle attigue Sale Rosse è impiantato un altro gruppo di lavabi, bagni e latrine, a cui fa capo una scala, che mette direttamente al cortile; queste Sale vengono adibite per l'accettazione dei malati in gruppo i quali, dopo essere stati accuratamente ripuliti, passano direttamente nella Sala di Deposito e di osservazione.
Dal Salone dei Corazzieri si passa alla Serra, dove, con opportuni adattamenti di facile smontaggio, furono installate una Sala per medicazione, una Sala per operazione ed una Sala di
preparazione.
Terminate cosi le Sale per ammalati, si arriva alle Sale gemelle destinate a guardaroba per il servizio delle corsie ed alla Farmacia installata nel grandioso ambiente che serviva ad armeria da caccia. In vicinanza si trovano un piccolo appartamentino superiore destinato al medico di guardia, e quindi un ultimo impianto di bagni e, nel corridoio attiguo, una lunga candidissima fila di lavabi ad acqua corrente. Oltre che ai lavori di adattamento, la Real Casa provvide anche in gran parte all'arredamento, fornendo pure i mobili d'uso comune, i letti, il materiale lettereccio e la grandissima parte della biancheria. La Croce Rossa invece fornì il materiale proprio e tecnico da ospedale e, in minima parte, biancheria, materiale lettereccio ed altro.
Tolto il sontuoso mobilio, i quadri, i cortinaggi, i tappeti che arricchivano i reali appartamenti, dove fu possibile furono anche tolti gli arazzi e le tappezzerie sui muri, sostituendoli
principalmente con carta lucidata bianca. Dove non fu possibile, si ricopersero le tappezzerie e le decorazioni dei muri, a tutta altezza o fino all'altezza di due metri, con mussolo bianco e, dove fu necessario, con tela cerata candidissima. Anche i pavimenti scoperti dai tappeti, per essere a parquets di legno, in marmo od alla veneziana, richiedono minuziosa cura; qualcuno fu verniciato con speciale smalto ed in qualche sala si adattò una copertura di linoleum.
I letti sono tutti di ferro verniciato bianco a due testate, con rete metallica e buon materasso di lana; qualcuno è in legno e smalto bianco con grandi ruote, con cerchio di caucciù, per poter facilmente trasportar i malati gravi nelle camere di medicazione o esporli al sole.
Interessante è il tipo di comodino adottato: esso è ridotto alla più semplice e igienica espressione di due piani di eternit e quattro gambe di legno smaltato bianche; ogni comodino è corredato di bicchiere e di bottiglia di vetro, di un piccolo vaso con fiori e di una sputacchiera di ferro smaltato con coperchio. Ottimo è pure il tipo di sputacchiera modello Abba, di cui ogni sala è dotata abbondantemente: ogni sala è fornita di un tavolo di eternit, o ricoperto di incerata bianca, e di tutto l'occorrente per scrivere, di vasi di fiori, ecc.; nè mancano numerosi pavimenti mobili in legno verniciato bianco, da potersi facilmente lavare.
Anche per le sale di medicazione e per quella di operazioni la Regina concorse con la solita munificenza, tanto ch'esse non mancano di quanto sia necessario per il loro perfetto funzionamento, corredate come sono di letti d'operazioni e di medicazioni, di numerosi tavoli di ferro con ruote e doppio piano di cristallo, di armadi e credenze di ferro e vetro, di vari e adatti lavabi, di distribuzione di gas ed acqua calda, portaboccioni, portacatini, portaenteroclismi, suppellettile accessoria appropriata. ecc. ecc. Per la sterilizzazione del materiale da medicature e delle biancherie per gli atti operativi, l'Ospedale è per munificenza di S. M. la Regina oltre che di alcuni dei comuni autoclavi, di un grande impianto di sterilizzazione di fabbrica inglese, consistente in un autoclave orizzontale, in una sterilizzatrice per gli strumenti, in un ebollitore per disinfettare le suppellettili occorrenti nelle operazioni e in un recipiente per avere l'acqua sterilizzata raffreddabile alla temperatura voluta. Tutti questi vari elementi, costruiti con tutti i più moderni dettagli, possono agire sia isolatamente che contemporaneamente, tanto con fornelli a gas quanto con caldaia generatrice di vapore a distanza. E’ interessante accennare poi ai servizi generali, ai quali si è provveduto col solito senso di adattabilità. Data l'ampiezza e la cubatura delle sale, la grandezza e la disposizione delle finestre, che lasciano penetrare aria, sole, luce in abbondanza, non fu necessario prendere alcun provvedimento per assicurare la migliore aereazione delle sale per gli ammalati e degli altri ambienti. Per la distribuzione dell'acqua bastò accrescere la diramazione già esistente per avere acqua Marcia abbondante, corrente, in tutti i locali dell'ospedale; e in moltissimi anche l'acqua calda, mediante l'impianto di una speciale caldaia centrale posta nel sotterraneo.
All'illuminazione artificiale fu facile provvedere, facendo qualche piccolo adattamento o modificazione all'impianto già esistente da per tutto: cosi che il gas, che si potè conservare in linea precauzionale come mezzo d'illuminazione, si usufruisce nella camera di operazione per gli autoclavi, per i fornelli e becchi di riscaldamento nelle camere di operazione e medicazione, in cui fu anche necessario un piccolo impianto di termosifoni.
In considerazione della vastità dell'Ospedale e della disposizione dei vari servizi, fu necessario impiantare una rete telefonica interna con centralino situato all'ingresso, ed un completo impianto di campanelli elettrici; il quale serve principalmente per chiamare da qualunque punto dell'Ospedale l'ufficiale medico di guardia.
Si può immaginare a qual grado di perfezione siano giunti i servizi che chiameremo minori, ma che hanno un'importanza igienica grandissima: alludiamo ai bagni, ai lavandini, alle vaschette per pediluvi, alle latrine, ai lavabi; tutto in porcellana o in piastrelle di maiolica fra pareti di materiale impermeabile (eternit).
Perfino nei locali della cucina, situati negli ampi e luminosi sotterranei, si è fatto uso di questo materiale impermeabile.
Le cucine sono bellissime. Gli utensili, in gran parte di rame bene stagnato, sono stati quasi tutti presi in consegna dall'Amministrazione della Real Casa, e in piccola parte forniti dalla Croce Rossa; l'Amministrazione della Real Casa provvede anche alla rinnovazione della stagnatura ed alle necessarie disposizioni.
L'Ospedale del Quirinale è ora destinato al primo e secondo concentramento dei mutilati: è, cioè, destinato a riunire tutti i mutilati del territorio del Corpo d'Armata di Roma non ancora chirurgicamente guariti o abbisognevoli di cure fisiche ed ortopediche.
L'Ospedale è diviso in quattro reparti. Ciascuno di essi è impiantato in appositi locali destinati alle sale di servizi accessori ed ha una propria dotazione di suppellettili, biancheria ed oggetti letterecci, affidata alla responsabilità del Capo-reparto e ai militi infermieri, ed una piccola scorta di medicinali d'urgenza, materiale di medicazione, presidi chirurgici ed oggetti occorrenti per l'immediata assistenza. Il primo reparto è esclusivamente destinato agli amputati asettici: cioè a quelli con monconi guariti, che entrano in questo reparto unicamente per le cure fisiche, per adattamento
della protesi o per operazioni ortopediche eventuali; e a tale scopo è dotato di una speciale camera di operazione. In questo reparto vengono anche costruiti e adattati i primi apparecchi di protesi in gesso: la cosiddetta protesi da ospedale. Il secondo e il terzo reparto invece sono destinati agli amputati non ancora chirurgicamente guariti.
Il quarto ed ultimo reparto è l'isolamento. Esso è impiantato in una infermeria che già esisteva nel Palazzo del Quirinale, in locale bene appartato, lontano e tanto indipendente dall'Ospedale da esser più basso del cortile principale, ma posto al secondo piano della via della Dataria. Inutile dire di quante cure sia stato oggetto questo reparto e come esso funzioni con tutte le norme prescritte. Il barbiere stesso entrando deve indossare una sopravveste da lasciarsi all'uscita e colà trova gli utensili relativi esclusivamente per gli infermi isolati.
Quando per mezzo della Direzione da un reparto viene avvertita la necessità di trasferire un minorato all'isolamento, il medico cura che i militi disinfettori effettuino il trasporto dell'infermo con barelle e ne inviino direttamente gli effetti di vestiario e letterecci; il letto già occupato, il comodino, le pareti e il pavimento vengono disinfettati successivamente con sollecitudine dallo stesso disinfettore.
L'Ospedale del Quirinale non manca di nessuno dei più moderni e più perfetti strumenti di chirurgia. L'istrumentario dei raggi X, collocato nella così detta Sala del Don Quichotte,
si compone di quanto è indispensabile per qualsiasi ricerca radiologica. L'apparecchio produttore dei raggi è un tipo Apex montato direttamente su corrente alternata.
L'interruttore a mercurio è quindi il tipo noto costruito con la corrente suddetta.
Le radioscopie costituiscono al Quirinale un lavoro della più alta importanza e facilità, grazie a un perfetto ortoscopio e ad un eccellente trocoscopio che consente di fare le stereoradio-
grafie e la ricerca profondità di corpi estranei. Gli infermi vengono sottoposti all'esame radioscopico quando si ritenga opportuno fissare l'immagine, si passa alla radiografia della parte in esame. Quando, per i soldati aggravati, si ritiene opportuno collocare la barella sul tavolo dello stereoscopio, si passa direttamente alla ricerca radiografica.
Quasi tutte queste operazioni vengono registrate; le lastre catalogate per regioni, ed apposite rubriche permettono di rintracciare rapidamente la pagina di registro e i radiogrammi nelle scatole relative.
Da queste rapide note si può facilmente intuire quanto sia perfetta l'organizzazione tecnica, scientifica, igienica, morale dell'Ospedale. Nulla è dimenticato, nulla è trascurato.
Tutti concorrono a renderlo perfetto, da S. M. la Regina al direttore, dai medici alle infermiere, dai militi all'ultimo inserviente. In tutti è uno zelo incomparabile, un senso esatto delle singole mansioni, una capacità sicura e solerte, resa ancor più preziosa dal sentimento d'umanità e di patriottismo che vibra e vigila nei cuori.
La regina diresse i lavori che dovevano trasformare l'appartamento regale nell'ospedale più lindo, più rispondente all'igiene e alla terapia. Pareti provvisorie divisero corridoi, crearono reparti per i lavabo, per le cucine; tele candide s'innalzarono nei saloni fino a qualche metro d'altezza per coprire arazzi, quadri, specchiere; altri fasciarono i lucenti lampadari di Murano; corsie di lettini candidi, fiancheggiati da comodini, s'allinearono lungo i saloni: i feriti si ritrovarono nella Casa del Re come in un sogno.
Ella sa il nome e il male di ogni degente; Ella veglia al letto dei più gravi, tacita e dimessa, tutta assorta in quello stesso interessamento accorato che accomuna il cuore di tutte le infermiere.
E Lei che dispone perchè tutti i candidi letti abbiano i mazzetti di fiori freschi; è Lei che dona subito al ferito che varca la soglia del Quirinale un ciondolo formato da una moneta che porta incastonate tre pietrine dai colori nazionali; è Lei che manda a una fidanzata, a una sorella, a una madre, a ricordo del caro perduto, il piccolo proiettile che gli diede la morte trasformato in gioiello sacro [...].
La Regina si occupa molto dell'assistenza morale dei suoi convalescenti. Ella ha compreso che non conviene far oziare troppo a lungo il convalescente: l'ozio molte volte, anzichè divagarlo, lo immalinconisce. Allora ha pensato di occupare i risanati in certe ore del giorno. Ed ha così destinato tutta una sala alla confezione delle sigarette che S. M. fa confezionare dai bravi ragazzi per i commilitoni che si trovano alla fronte.
Fu istituito un piccolo laboratorio da falegname, dove si fabbricano anche degli speciali telai per intessere delle sciarpe di lana a maglia, dove si fanno scaldaranci e coperte di carta, reti, cesti ed altri lavori di vimini.
Giornalmente, poi, vengono distribuiti a tutti giornali e riviste, mentre una biblioteca di circa 750 volumi è affidata alle cure del Cappellano di Corte.  A cura degli Insegnanti italiani, fu anche tenuto un ciclo di conferenze, illustrate da proiezioni cinematografiche. In tal modo, mercè la parola facile e piana del conferenziere, i feriti acquistano molte ed utili cognizioni di Roma, dei suoi monumenti, dei suoi dintorni, ed hanno insegnamenti di fisica, chimica ed agraria, come attraverso le visioni di Trento, di Trieste, della costa adriatica e dell'Albania, hanno la piena conoscenza delle ragioni storiche e morali della nostra guerra. Nè manca una scuola di musica per quei degenti che sono in grado di prendere lezioni di solfeggio, di chitarra, mandolino e violino, tanto che si è potuto formare un'orchestrina che ha suonato in parecchie circostanze nelle rappresentazioni del teatrino durante gli spettacoli cinematografici.
I convalescenti amano scrivere spesso. E la Regina, fin dal primo ingresso dei feriti al Quirinale, fa distribuire con una graziosa cartolina d'augurio dei Principini una piccola dotazione di carta, buste e tutto l'occorrente per scrivere, mentre un ignota mano benefica pensa sempre ad affrancare e ad impostare le lettere.
Un altro particolare gentilissimo: ogni ospite del Quirinale viene, per volere sovrano, fotografato. Così che la famiglia del ferito riceve subito la fotografia del suo caro.



 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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