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IVREA Ospedale Civile

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Il contenuto di questa scheda è il testo integrale che ci ha fatto pervenire il Prof. Lodovico Rosato Direttore del Dipartimento di Oncologia dell'ASL TO4 e della SC di Chirurgia Generale dell'Ospedale di Ivrea - Cuorgnè - Professore (SSN) di Anatomia, Scuola di Medicina, Infermieristica - Università di Torino - Presidente Emerito della Società Italiana Unitaria di Endocrino Chirurgia (S.I.U.E.C.), che  ha raccolto il nostro invito a sintetizzare in poche righe una storia di quasi 300 anni.

Il Re di Sardegna e Principe di Piemonte Carlo Emanuele III prendeva atto che in Ivrea, grazie alla donazione di un grande benefattore e alla generosità di tanti altri cittadini, era stato realizzato dal 1748 un nuovo ospedale e, con diploma del 22 settembre 1752, lo riconosceva ufficialmente come “Ospedale degli Infermi di Ivrea”, disponendo che l’amministrazione fosse affidata alla Congregazione della Carità (foto 1). Probabilmente per il malcostume amministrativo, a cui gli  enti benefici non sfuggivano, il Sovrano pose, però, la condizione che i beni dell’Ospedale rimanessero separati da quelli della Congregazione. In effetti, era nota in Ivrea la sorte toccata all’Ospedale “de burgo”.
L’Ospedale di borgo era stato fondato, grazie alla generosità di tanti benefattori nel 1200 circa  e sorgeva dove ora è il palazzo municipale, occupando gran parte della Piazza di Città e l’area a sud-est dell’attuale Palazzo, dove si trovava la residenza dei Della Stria di cui oggi ancora si può vedere lo Stemma in cotto sulla parete inserità nella proprietà del Moreno. Esso ospitava malati, incurabili e bambini esposti. Gli incurabili non erano come oggi si può intendere coloro che non potevano più trarre vantaggi dalle cure, ma coloro che, essendo anziani, non venivano più considerati abbisognevoli di cure. Gli edifici dell’ospedale ed altre costruzioni limitrofe vennero in gran parte demoliti nel 1704, durante la lunga guerra di successione spagnola, per lasciare libero il tiro ad una batteria di cannoni, posta nel giardino del Vescovado a difesa della città dai Francesi, se questi avessero deciso di attaccare attraversando la Dora. La distruzione non fu totale, ma, da una parte, l’incuria degli amministratori e, dall’altra, la fatiscenza della struttura nel 1750 portarono alla fine l’istituzione, ormai datata piu di 500 anni e che fra i vecchi dieci ospedali di Ivrea era stata la più importante, la più longeva e l’unica sopravvissuta.
Nel frattempo nasceva nel 1752, in un’aria attigua all’attuale edificio, il nuovo ospedale di Ivrea, dove, nell’ottocento, si iniziò a praticare la moderna medicina e la chirurgia con qualità e buoni risultati. Faceva parte integrante dell’ospedale la Cappella, il cui ingresso era da Via Ospedale.
Agli inizi del ‘900 nel Regno d’Italia, per ogni mille nati vivi, entro il primo anno di vita morivano 130-140 bambini contro i 60-65 dei paesi scandinavi, per questo gli homines bonae voluntatis canavesani ed eporediesi in particolare decisero di contribuire alla costruzione di un nuovo padiglione Maternità e Pediatria, moderno ed attrezzato. Contribuirono generosamente l’Avv. Arrigo Olivetti e l’Ing. Camillo Olivetti e gli operai e impiegati che donarono una giornata di lavoro l’anno per tre anni, Il 7 dicembre del 1930 veniva inaugurato il Padiglione “Luisa Olivetti”.
A quel momento l’Ospedale di Ivrea aveva un Reparto medico e pediatrico, Primario Dr Virginio Debenedetti, un Reparto chirurgico e ginecologico, Primario prof . Giovanni Calissano, un Reparto Radiologico, Primario Prof. Adelchi Salotti. In quel 1930 furono effettuati all’Ospedale di Ivrea ben 525 atti operatori (chirurgia generale, traumatologia, ginecologia) di cui numerosi casi di appendicite operati con successo e dimessi in un periodo variante fra i 12 e i 20 giorni. Gli esami radiologici furono 630 di cui 360 per esterni.
Finito il 2° conflitto mondiale, la gran parte dell’Ospedale di Ivrea era fatiscente. La guerra, la povertà e l’assenza completa di manutenzione avevano ridotto l‘ospedale in condizioni pessime.
Ancora una volta partì la grande macchina organizzativa degli uomini di buona volonta. Si costituì il Comitato per la Ricostruzione dell’Ospedale sulla stima che la nuova struttura sarebbe costata circa 600 milioni di lire.
Il terreno dove costruire il nuovo ospedale, concesso dal Comune di Ivrea ad un prezzo simbolico, era contiguo al vecchio ospedale ed era nel centro della Città, cosa che avrebbe consentito, soprattutto agli eporediesi, di raggiungerlo a piedi. L’Olivetti pagò tutte le spese di progettazione.
Il 95% dei lavoratori delle fabbriche eporediesi accettò di devolvere l’equivalente di un’ora di lavoro al mese; le direzioni delle varie aziende si impegnarono a versare una somma uguale a quella trattenuta alle maestranze: in totale furono raccolti 180 milioni di cui 100 versati dalla Ditta Olivetti. A questi si aggiunsero circa 13 milioni di lire versati da privati cittadini, 913.000 dai commercianti, 615.000 dai professionisti e 346.112 lire raccolte nelle scuole. In totale 200 milioni di lire, un terzo del costo totale dell’opera: cosa formidabile per un tempo in cui le rovine della guerra erano ancora ovunque e il paese era in ginocchio.
Progettista fu l’architetto milanese Ignazio Gardella a cui venne conferito il Premio Nazionale Olivetti per l’Architettura nel 1955.
La cerimonia si svolse sulla piazza della Credenza alla presenza di una grande folla e del sindaco Ing. Adriano Olivetti.
A metà del 1970 venne aggiunto un secondo blocco (B) all’edificio principale (A) e, negli anni 90, un terzo blocco (D) costituito dall’ex caserma dei Vigili del Fuoco dove vennero allocati la Dialisi, l’Anatomia Patologica e il Centro Trasfusionale.
Nel 1995 venne demolito il Padiglione “Luisa Olivetti”, ormai utilizzato solo come lungodegenza, e al suo posto fu costruito il quarto blocco (G) dove furono allocati il nuovo complesso operatorio, l’Oncologia e la Pediatria.
Del vecchio ospedale sono rimasti i locali del Laboratorio di Analisi (C) e la Cappella. Questa non è quella settecentesca che, essendo parte integrante del vecchio ospedale, fu demolita, ma venne edificata alla fine dell’800. Conserva, però, tre preziose memorie: l’altare maggiore e due altari laterali in marmo policromo.
Nel 2013 è stato inaugurato nel blocco A il nuovo Dipartimento di Emergenza e Accettazione e completata la ristrutturazione dell’ostetricia e ginecologia del 5° Piano. Il 20 novembre 2014, completati i lavori di ristrutturazione-umanizzazione del 2° piano dove è alloggiata l’Area Chirurgica a Media Alta intensità di Cura, il Direttore Generale dell’ASL Flavio Boraso col Sindaco di Ivrea Carlo della Pepa, il vescovo Monsignor Edoardo Cerrato e il Direttore della Chirurgia Lodovico Rosato inaugurarono il nuovo reparto.
Questa breve storia ci ricorda che sono passati 268 anni dalla fondazione dell’Ospedale d’Ivrea, ci rende conto del perché è stato costruito in questo posto oggi comunemente definito scomodo, in quanto nel centro storico della città, anche se fornito di circa 1000 posti di parcheggio auto nel raggio di circa 300 metri (area mercatale, area Foscale, parcheggio ASL e silos), ci aiuta a capire perché gli eporediesi e i canavesani sono molto legati al loro ospedale e perché i dipendenti tutti da sempre vivono con intensità il loro legame con questa istituzione.
Il contributo insostituibile dei benefattori unisce con un lungo filo i vari periodi storici e di rinnovamento dell’Ospedale di Ivrea: il Cappellano dell’ospedale è obbligato per Rescritto conciliare della Santa Sede dal 1961 a celebrare ogni anno e in perpetuo dieci messe in suffragio di queste generose anime.



 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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