TORINO Ospedale dell'Opera Pia di S. Luigi Gonzaga - Ospedali d'Italia

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TORINO Ospedale dell'Opera Pia di S. Luigi Gonzaga

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Il contenuto l’ho trovato in un file PDF del capitolo “beneficenza” pag 725 di un testo non identificato risalente presumibilmente alla fine dell’800 inizio 900.

Località via del Deposito 15
Sullo scorcio del secolo XVII per lo zelo e la carità del Sac. Barucchi, curato della cittadella e di altre persone che a lui si associarono fu creata una Confraternita sotto l'invocazione di S. Luigi Gonzaga, collo scopo di soccorrere a domicilio gl'infermi poveri. Nel 1800 questa pia Associazione avendo ac-quistato la chiesa di S. Giuseppe e l'attigua casa, ebbe legale e canonica esistenza, e prese ad esercitare con gran fervore le sue beneficenze.
Dapprima non si era pensato che a soccorrere i malati in casa; ma si conobbe  poi, che più provvido consiglio sarebbe il dar loro un ricovero, e prestare quegli aiuti speciali, a chi sta isolato e vive nell'indigenza; e siccome per due cospicui legati avuti dal Cav. Guglielmo della Rocca e da Pietro Moriondo la Confraternita si vide in grado di ampliare il campo delle sue beneficenze, cosi non tardò a prendere in affitto in varie parti della città alcune camere per collocarvi ed assistervi i malati: fece poi acquisto di una casa con annesso prato nelle vicinanze della Cittadella, ed ivi formò un piccolo ospedale, con-tinuando pure la distribuzione di sussidi ai cronici a domicilio, nelle quali opere spendeva ben 24 mila lire ogni anno.
I mutamenti politici di quegli anni isterilirono le fonti della carità pubblica; onde la Confraternita di S. Luigi fu costretta a sospendere i soccorsi: ma nel 1812 si costituì un'altra società col titolo di Società dei poveri infermi della città, la quale si riunì con la Confraternita di S. Luigi nel 1815, e cosi la grande Opera soccorritrice dei cronici a domicilio od in ispeciale ricovero potè ripigliare nuove forze e risor-gere a vita novella.
Con R. Biglietto del 25 aprile 1816 fu creata una Direzione amministratrice, e fu assicurata all'Opera pia la protezione sovrana. Fu allora che si concepì l'alto disegno di fondare un ospedale più proporzionato ai crescenti bisogni e adatto ad accogliere un gran numero di letti. Addi 26 marzo 1818 sopra un'area conceduta dal Municipio si pose mano all'edificio sopra il disegno del Prof. Giuseppe Talucchi, e nel settembre del 1824 vi si trasportarono i malati.
Quando l'edificio fu compiuto, e furono popolate d'infermi le sale del piano terreno, più non bastando le private largizioni a stabilire nuovi letti nelle sale del piano superiore, la munificenza di Re Carlo Alberto venne in aiuto dell'Opera filantropica assegnandole sul suo patrimonio privato una rendita di L. 16,800.
L'Ospedale di S. Luigi sorge come monumento della carità dei Torinesi, i quali dal 1796 al 1869 vi spesero attorno la somma di tre milioni, senza tener conto dei numerosi lasciti di lire diecimila ciascuno, che furono fatti per la fondazione di letti pei cronici.
La pianta dell'edificio rappresenta una croce detta di S. Andrea. Le quattro braccia sono occupate dalle infermerie: nel centro vi è la chiesa. Ampissime sono le sale, alte, ben areate : fra il pavimento del piano terreno ed i sotterranei havvi uno spazio alto tre metri per salvare dall'umidità i cameroni, e per rinnovarne l'aria mediante acconci spiragli.
Ogni sala è rischiarata da 10 finestroni. L'ingegnoso architetto seppe conciliare egregiamente il comodo dei servigi colla salubrità del luogo, e adoperò, che in nessun caso il riposo degli infermi potes-se venir turbato, allontanando da essi persino lo spettacolo del trasporto dei cadaveri, imperocchè questi per mezzo di una capace apertura esistente dietro ogni letto vengono insieme col letto mede-simo scorrevole sulle ruote esportati dalla infermeria, senza che altri se ne avvedano. Le cortine del letto sospese alle corde di ferro e sostenute da quattro aste pure di ferro infisse nel pavimento restano immobili anche quando il letto è rimosso.
Presso ad ogni letto vi ha un finestrino per la distribuzione degli alimenti, e più sotto havvono un altro per esportare le immondezze.
Due terrazzi corrono lungo le infermerie all'altezza media delle medesime: sopra uno che ha parecchie finestre interne i malati possono passeggiare senza mutare ambiente:
l'altro esterno alle sale ed aperto serve per lo sciorinamento delle biancherie.
Nelle infermerie del piano terreno vi hanno 96 letti, metà per gli uomini e metà per le donne, esclusivamente per le malattie croniche, cioè la tisi, il cancro, l'idrope cronica, il marasmo, la metrite lenta e la carie.
Al piano superiore vi hanno 24 letti della fondazione Carlo Alberto per le malattie croniche della pelle, in particolare la pellagra e la tigna tubercolare, la lebbra, le effelidi scorbutiche, il cancroide, le scrofoloidi e l'erpete. Vi hanno inoltre altri 17 letti per le malattie croniche meno gravi di quelle che si raccolgono al piano terreno.
In complesso i malati sono 137.
Lo Spedale spende annualmente circa L. 160,000 compreso L. 25,000 a favore dei poveri infermi a domicilio.
La Direzione dell'Ospedale è composta di 14 membri nominati dal Prefetto della provincia, oltre al Presidente. La Direzione nomina un Direttore dell'interno, un Direttore dei ricoveri, un Direttore della parte sanitaria, un Direttore dell'economia, un Direttore degli affari contenziosi, ed un Direttore di segreteria, i quali formano la Consulta.
La Direzione nomina pure gli elemosinieri delle Parrocchie, i quali raccolgono le offerte a beneficio dell'Opera, ricevono le domande degli infermi per l'ammissione all'Ospedale, e portano i soccorsi a domicilio.
L'accettazione dei malati si fa per turno di parrocchia, e si accettano esclusivamente quelli che hanno domicilio in Torino: solo per i letti di patronato si ammettono anche gli infermi degli altri paesi, e le proposte per l'ammissione si fanno dal patrono fondatore; alla morte di questo il letto diviene di libera collazione.
Nei letti della fondazione Carlo Alberto si ricevono i malati di tutte le provincie del Regno. Le domande si trasmettono dal Sindaco ai Prefetti, i quali le consegnano alla segreteria dell'Opera.
Il benemerito dottore Comm. Benedetto Trompeo, uno dei Direttori dell'Ospedale, fece nel 1865 di pubblica ragione un cenno storico-statistico di quest'Opera, che per esattezza e per dottrina merita ogni encomio.
In principio del corrente anno il conte Gaspare Rebuffo di Traves lasciò tutti i suoi beni allo Spedale di S. Luigi, il quale trovasi perciò in grado di aumentare i letti dei cronici, e già se ne allestiscono 24 nuovi.

Nel testo di Giuseppe Castelli, Gli ospedali d'Italia, Milano, Medici Domus, 1941 troviamo che,  il 27 giugno 1904 fu posta la prima pietra del Sanatorio che dopo tre anni di lavoro condotto con infaticata solerzia poteva iniziare la sua opera a sollievo del dolore umano.
Ma non si era che agli inizi. Pochi anni erano trascorsi quando l'Amministrazione affrontò un altro problema poderoso: la cessione al Municipio del vecchio fabbricato di via Santa Chiara che era ormai divenuto inadatto ai bisogni, e l'erezione presso il Sanatorio di un secondo grandioso padiglione che venne in breve ad aggiungere 426 letti ai 216 dell'edificio primitivo. Anche a quest'Opera sovvenne largamente la munificenza della Cassa di Risparmio, del Comune di Torino e dell'Istituto di San Paolo. La fondazione Carlo Alberto per le malattie della pelle viene intanto passata ad altro ospedale e l'Opera S. Luigi concentra tutte le sue attività all'assistenza dei tubercolotici.
L’ospedale sanatorio non più come era ritenuto anticamente, ricovero definitivo di malati inguaribili, ma officina di cure sapienti ed efficaci richiama da ogni parte i sofferenti, a cui sorride un raggio di speranza.
L'interessamento del Comune alla profilassi locale, l'opera fattiva del Consorzio provinciale antitubercolare, reclamano nuovi letti, e un terzo padiglione si delibera di aggiungere ai due preesistenti. Ricorre il centenario della Cassa di Risparmio ed il benemerito Istituto consacra la fausta ricorrenza con una elargizione di quattro milioni.
Provincia e Comune concorrono con un milione ciascuno. L'Opera dal canto suo vi dedica alcune sue attività.
Il fabbisogno di circa nove milioni non è ancora oggi coperto, ma la costruzione è finita coi suoi 324 letti: essa è stata preceduta da quella di un altro fabbricato, capace di una cinquantina di letti, per le forme chirurgiche, mentre in apposito padiglione ha conveniente alloggio il personale femminile d'infermeria e di servizio.
Così l'Ospedale Sanatorio raggiunge ed oltrepassa il numero di 1000 letti, proprio quando una grande provvidenza del Regime, l'assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi, dischiude la possibilità dell'assistenza a gran numero di lavoratori, ai quali l'Istituto può aprire le sue porte in virtù delle convenzioni sollecitamente intervenute colla Cassa Nazionale per le assicurazioni sociali.
E' dotato di ampio parco.
Numero totale dei letti in attrezzamento normale 1003




 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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