FRATTAMAGGIORE Ospedale Civile S. Giovanni di Dio - Ospedali d'Italia

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FRATTAMAGGIORE Ospedale Civile S. Giovanni di Dio

Ospedali Sud > Regione Campania > Napoli provincia

La scheda deriva integralmente da: Rassegna storica dei comuni – Istituto di Studi Atellani – Appen-dice 92/93 Gen/Apr 1999 – Anno XXV. Ringrazio il Direttore dell’Istituto per l’autorizzazione/condivisione all’utilizzo dei dati riportati.
Il saggio è ben più ricco di contenuti storici riferiti al periodo; io ho semplicemente tratto i passi che ritenevo più utili al lavoro che mi sono prefissato.

Nell’anno 1630, Francesco Benevento, barone di Frattapiccola, a seguito di un accordo con l’Ordine dei Frati Agostiniani, donò a questo un fondo, ai confini della sua starza e consentì che qui sorgesse un monastero, il quale, nelle carte topografiche del tempo, è indicato come Monastero di S. Nicola.
Asceso Giuseppe Bonaparte al trono di Napoli, per volontà del fratello Napoleone, prese l’avvio un processo di riforme fra cui la drastica riduzione dei conventi (erano soppressi quelli con meno di dodici religiosi) e la destinazione degli edifici resi liberi a pubblici servizi, soprattutto scuole.  Successivamente, divenuto sovrano del Regno delle due Sicilie Gioacchino Murat, si giunse alla soppressione totale degli Ordini possidenti, fra cui quello degli Agostiniani. Per quanto attiene al convento di Pardinola, una relazione del 7 ottobre 1809, a proposito della sua chiusura, recita: Noi ricevitore della Registratura e de Demani del distretto di Casoria, di unità al Giudice di pace di questo circondario e Sindaco di detto Comune di Frattapiccola, abbiamo soppresso il Monastero di S. Maria della Consolazione dei Padri Agostiniani di S. Giovanni a Carbonara, ed ivi abbiamo trovato esistenti, cioè nella contabilità, un libro di introito ed esito ed un bastarduolo. Nella Sagrestia gli seguenti arredi ed oggetti a servizio di culto, cioè due pianete vecchie di diversi colori con due camici. Nella biblioteca niente. Denari contanti niente, un solo calice d’argento con piede di rame ed una pisside di argento. Nel magazzino niente. Mobili ed effetti che sono all’uso de Religiosi, un lettino con diverse sedie ed un tavolino per ogni stanza dei religiosi. Ed infine un locale composto di nove stanze superiori abitabili e dieci terranei non abitabili. Quali suddette robe sonosi consegnate al sindaco di detto comune di Frattapiccola.
Tornati i Borboni, gli Ordini religiosi potettero riprendere possesso dei propri beni, ma le entrate del monastero di Pardinola andavano sempre più riducendosi, tanto che nel 1829 l’Ordine Agostiniano, attuando un proposito coltivato da tempo, decise di lasciare i locali di Pardinola. L’Amministrazione Comunale di Frattamaggiore era allora impegnata nella costruzione di un cimitero al di fuori della cerchia urbana, secondo le disposizioni governative, il che, però, provocava notevole malumore fra i cittadini, i quali paventavano di venir sepolti come cani, in aperta campagna e non in un luogo sacro. Si pensò, allora, di chiedere ai Padri agostiniani, in enfiteusi, il fabbricato che abbandonavano, per adibirlo ad ospedale, nella parte superiore, ed a camposanto nel sottosuolo della chiesa annessa. La costruzione del cimitero, nel posto ove è attualmente, continuò, sia pure a rilento, tanto che il 17 aprile 1838 era completata.
Avere un proprio ospedale era un desiderio coltivato da sempre dai frattesi e sembrò che esso dovesse allora andare in porto; fu chiesta sollecitamente l’approvazione regia e questa fu concessa il 10 novembre. Il sindaco del tempo prendeva ufficialmente possesso dello stabile di Pardinola, compresa la chiesa ed il piccolo giardino adiacente, il 25 febbraio 1835, per sollievo dei sudditi indigenti offrendo annui ducati cento di canone, somma giudicata congrua dai frati giacché il detto locale era a loro inservibile, da più anni disabitato, e perciò nessun vantaggio li rendea, tanto più che le fabbriche del medesimo marcivano di anno in anno. La cessione non aveva limiti di tempo ed avveniva senza alcuna riserva o limitazione e con facoltà al Sindaco d’installare detto locale per uso di Spedale e la Chiesa per uso di Camposanto.
Per impiantare di fatto e mantenere l’ospedale sia il Comune che le Opere Pie di Frattamaggiore dovevano impegnarsi ad elargire i fondi necessari. Ma le Opere Pie cercarono con ogni mezzo di sottrarsi agli impegni assunti, tanto che il Sindaco fu costretto a chiedere l’intervento del Sottointendente di Casoria, lamentando che la degna e grande opera progettata in questo Comune per lo stabilimento dello Spedale è stata combattuta [...] mi sono accorto che tutto si opera per particolare interesse e per trarre vendetta [...] e, più oltre, constatava che si spendono grosse somme per ottenere delle sontuose bande musicali, per fuochi artificiali e non si può somministrare una tenue somma per aiutare l’umanità affetta dai diversi malori. Intervenne nella controversia direttamente l’Intendente e le difficoltà, certamente pretestuose, mosse dalle Opere Pie, potettero essere superate, tanto che, nel 1836, furono iniziati i lavori, subito bloccati, però da un gravissimo incidente: le fabbriche della Chiesa e Sacrestia a causa di una profonda ed antichissima voragine, che esisteva sotto le pedamenta e che aveva formato delle grandissime lesioni; così si dovette mettere subito mano all’opera, onde riparare le dette fabbriche. Il danno era veramente notevole se si pensa che solamente per l’acquisto del legname necessario per opere di puntellamento si spesero 101 ducati ed 80 grani. Come se non bastasse, in quello stesso anno si ebbe un’epidemia di colera, la quale divenne particolarmente violenta nel successivo. Le vittime, tante, vennero sepolte nel piccolo giardino adiacente l’edificio di Pardinola, giardino che fu ben presto totalmente occupato.
Allora, su progetto dell’Architetto Patturelli, si ottenne parte di un fondo limitrofo di proprietà dell’Ordine dei Gesuiti e si adibì a cimitero. Ma l’11 luglio di quello sciagurato 1837, mentre si scavava una fossa per seppellirvi quattro cadaveri di colerosi, si infranse una volta, evidentemente non visibile, e si aprì una voragine molto profonda, nella quale, in quelle tremende giornate, furono buttati alla rinfusa i cadaveri, sempre più numerosi. Cessata finalmente la mortalità, la voragine fu chiusa e su essa venne posta una lastra marmorea sulla quale è scolpito uno scheletro ornato di corona e recante nella mano destra una falce e nella sinistra una clessidra. Al disotto si vedono tre teste, con una tiara quella centrale e coronate le altre due.
Ovviamente i lavori per l’erezione dell’ospedale languivano, anche per mancanza di fondi, quando, nel 1844, dai Padri adoratori perpetui del SS. Sacramento, con sede in Ottaviano, giunse al Sindaco di Frattamaggiore, tramite l’Intendente della Provincia, la proposta di ottenere in fitto quei locali, per alloggiarvi parte della loro comunità. Ottenuta l’autorizzazione regia, il 1° luglio 1844, i locali passavano ai religiosi adoratori del SS. Sacramento, i quali intendevano esercitarvi sia la predicazione, sia attività educativa in favore dei giovani in un apposito collegio da istituire. Il Comune di Frattamaggiore si riservava, però, di installare in una parte dello stabile, sempre che l’avesse reputato necessario, un ospedale.
Realizzata l’unità d’Italia, con legge 7 luglio 1866 venivano soppressi gli Enti religiosi e tale norma colpì anche il monastero di Pardinola.
il Comune di Frattaminore, avvalendosi del fatto che quell’edificio si trovava sul proprio territorio, tentò di impadronirsene, ma le civiche autorità di Frattamaggiore si opposero energicamente e, con provvedimento prefettizio emesso l’8 febbraio 1868 e pervenuto il 14 successivo, ne riottennero il possesso. Però, già il 24 ottobre 1867,  l’ultimo rettore del monastero, Padre Giosué Caprile, aveva annunziato, diffondendo un apposito programma, la fondazione nei locali dell’ex convento di un istituto scolastico maschile con annesso convitto. L’inizio fu incoraggiante, ma seguì una rapida decadenza, tanto che, dopo soli quattro anni, con provvedimento municipale del 1° ottobre 1872, l’Istituto veniva soppresso. Riemerse allora l’idea di istituire un ospedale, un proposito che non era mai stato abbandonato se si pensa che, negli anni antecedenti, in un modesto fabbricato generosamente donato da una pia donna, Marianna Farina, nubile, venivano assistiti ammalati poveri; a tale missione si dedicavano principalmente il sacerdote Sosio Vitale e la signora Eufemia Durante. La benefica istituzione veniva chiamata Spitaliciello. Rimasto libero l’edificio di Pardinola, l’Amministrazione Civica di Frattamaggiore l’offrì in fitto mediante asta pubblica. Un benemerito cittadino, il sig. Vincenzo Limatola, orefice, già amministratore comunale, superando non poche difficoltà e diffidenze, il 26 gennaio 1873 depositava la somma richiesta a garanzia e si aggiudicava l’immobile per la durata di due anni. Così finalmente, il 25 marzo 1873, l’ospedale iniziava la sua normale attività.
L’iniziativa privata stava occupandosi dell’Ospedale, quando la comparsa del dermotifo ne affrettava la istituzione. E’ opportuno tener presente che l’unità nazionale estese di fatto al nuovo regno la formazione delle Congregazioni di Carità.  Le Opere Pie frattesi erano: l’Ospedale Civile, il Monte Durante, il Mendicicomio. Il Mendicicomio era stato inaugurato il 9 dicembre 1888 e sistemato al piano terra dell’edificio di Pardinola. Esso fu eretto in Ente Morale solamente nel 1914, con regio Decreto del 4 giugno di quell’anno.
Bisogna ricordare che, subito dopo l’arrivo del regio Commissario straordinario Lugaresi, Frattamaggiore era stata colpita da un’altra epidemia, questa volta di tifo petecchiale, per cui nel nuovo ospedale dovettero essere apprestate in fretta due corsie, una per uomini ed un’altra per donne, e vi furono ricoverate e curate con molto impegno ben 180 persone. In tale calamità, vari sacerdoti frattesi, sotto la guida del loro confratello don Sosio Vitale, si prodigarono generosamente, tanto che uno di loro, don Antonio Cirillo, morì per contagio a soli 25 anni di età.  Il 26 agosto 1873 il sig. Limatola veniva esonerato dal contratto di locazione dell’ex monastero di Pardinola e, contemporaneamente, si disponeva definitivamente che quell’edificio fosse adibito ad ospedale civico. Il Comune di Frattamaggiore aveva, intanto, portato il proprio contributo annuo all’ospedale a lire quattromila, aggiungendo altre lire cinquecento per l’acquisto di medicine per i poveri. Il servizio interno era affidato all’Ordine delle Figlie di S. Anna. Per l’acquisto delle attrezzature necessarie fu indetta una pubblica lotteria di beneficenza, posta sotto l’alto patronato della Regina Margherita, la quale donò un magnifico servizio da thé in argento.
La lotteria rese la somma di L. 8547,80. Il 10 novembre 1884 l’Ospedale, per decreto reale, aveva acquistato la personalità giuridica. Durante la prima guerra mondiale il nosocomio fu militarizzato; con le somme erogate dall’autorità militare furono aggiunte nuove stanze, rivestiti i pavimenti di ottime mattonelle, costruita la scala di marmo.
La chiesa viene ora comunemente indicata col nome di S. Giovanni di Dio. Non è possibile stabilire la data di inizio di quest’ultima denominazione, la quale non indica alcuna relazione con l’Ordine dei Fate Bene Fratelli, ma è solamente testimonianza di devozione del complesso a luogo di cura.
Nel periodo che va dal 1945 al 1970, l’Ospedale di Frattamaggiore era attivo soprattutto quale infermeria attrezzata per praticare interventi di piccola e media chirurgia ed inoltre serviva per i primi soccorsi in caso di urgenza. Funzionava anche quale mendicicomio per l’assistenza a persone, soprattutto anziane, prive di famiglia e di possibilità di vita autonoma. Nel 1970, con Decreto Regionale, esso veniva dichiarato Ospedale Generale di Zona e passava dalla Amministrazione del Comune di Frattamaggiore.
Fino al 1974 non vi era nemmeno un’autoambulanza; ricordiamo che in quell’anno vi fu uno sciopero di un mese organizzato dai medici, soprattutto dai giovani medici precari del periodo, per ottenere l’arrivo del mezzo.
Nel 1975 le Suore, che avevano per decenni assicurata l’assistenza infermieristica nelle corsie, lasciavano definitivamente l’Ospedale, sostituite oramai da una nuova generazione di parasanitari. In quest’epoca iniziava la trasformazione sofferta e contraddittoria della struttura edilizia da vecchio monastero ad Ospedale, con lavori mai completamente finiti e che hanno portato alla distruzione definitiva dell’antica Pardinola e del suo aspetto di convento. Nel 1981 l’Ospedale S. Giovanni di Dio diventava Ospedale della U.S.L. 24 di Frattamaggiore.
Nel 1994 la Legge Regionale 2/1994 eleva il S. Giovanni di Dio a ruolo di Ospedale sede di PSA


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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