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TREGNAGO ospedale Massalongo

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Ringraziamo l'autrice Paola Milli per l'autorizzazione alla divulgazione dei dati tramite il nostro sito

https://www.raccontidistoria.com/storia-di-tregnago-e-della-val-d-illasi/ville-ed-edifici-storici/la-nascita-dell-ospedale-massalongo/


La casa che confina con la piazza Massalongo , era stata, dalla metà del XIX secolo, di proprietà della famiglia Massalongo e, negli anni Venti del XX secolo, venne lasciata al Comune per costruirvi un ospedale della cui genesi si hanno puntuali notizie nelle deliberazioni dei vari organi comunali a partire dal 1922.
Il 2 maggio di quell’anno, infatti, il Consiglio Comunale si trovò a discutere «Sul lascito del compianto prof. Roberto Massalongo pro erigendo ospedale».
Si dovette però interloquire con il fratello di Massalongo, Caro, erede universale dei beni del defunto. Quest’ultimo aveva dichiarato di approvare il desiderio del fratello ma aveva chiesto, nel contempo, di non essere disturbato nel godimento dei beni del fratello. Il Comune avrebbe potuto beneficiare di tutti i beni per costruire l’ospedale solo dopo la sua morte.
Fino al 1925 l’Amministrazione Comunale cercò di superare l’ostacolo ma senza riuscirci  anche perchè ebbe una crisi istituzionale che portò alle dimissioni del sindaco e dei consiglieri e al conseguente commissariamento.
Ad occuparsi della questione dei legati a favore del Comune per la costruzione di opere destinate alla collettività fu il Commissario Prefettizio Giovanni Castagna che dovette interessarsi a un nuovo lascito che il parroco del paese, don Vittorio Costalunga, aveva destinato al Comune per la costruzione di una casa di riposo per anziani e inabili al lavoro.
L’unica condizione che il parroco poneva era che tutte le rendite nette della casa e dell’annesso appezzamento di terreno, venissero depositate in un Istituto di Credito così da poter essere utilizzate per l’impianto e il funzionamento della casa di ricovero.
La donazione del parroco precedette di poco il testamento di un’atra parrocchiana. Ai legati finora citati, infatti, in quel periodo se ne aggiunse un altro, sempre per le medesime finalità, da una testatrice morta il primo gennaio 1925. Il 15 maggio 1925, quindi, il commissario prefettizio si trovò ad accettare il legato disposto dalla contessa Giuseppina Franchini per un erigendo ospedale. Egli, prese visione del testamento con cui «venne disposto a favore di questo Comune un legato per un erigendo ospedale in Tregnago  da intitolarsi Ospedale San Giuseppe».
La situazione, dunque, si complicava: ora il Comune, per attuare le due disposizioni testamentarie avrebbe dovuto costruire altrettanti ospedali, uno in piazza Massalongo – dedicato appunto a Massalongo – e uno in piazza Sant’Egidio dedicato a San Giuseppe. Non fu facile, in seguito, conciliare i diversi desideri dei due benefattori a cui si aggiungeva la donazione del parroco.
Nel mese di marzo 1928, morì Caro Massalongo e, come aveva promesso, lasciò un cospicuo patrimonio al Comune di Tregnago da destinare alla costruzione di un ospedale in quella che era stata la sua casa. Dalla lettura della deliberazione, redatta in modo molto chiaro, come era usanza fare all’epoca, veniamo a sapere che il testamento di Caro Massalongo, pubblicato il 23 marzo, aveva istituito erede universale di quasi tutto il suo patrimonio il Comune, con lo scopo di  dare sollievo alle «sofferenze dei miseri».
A fronte di un lascito di entità così grande, il Comune, quale erede universale, dovette pagare le spese per i funerali di Massalongo ed ebbe anche il compito di far celebrare «nel trigesimo della morte un ufficio funebre nella chiesa parrocchiale di Tregnago ed altro ufficio nella chiesa di San Luca in Verona, oltre a 50 messe, di cui 25 a Tregnago e 25 a Verona». Ma questo non era l’unico obbligo imposto dal benefattore. Infatti, al momento dell’accettazione dell’eredità, il podestà si fece carico di adempiere un ulteriore desiderio del testatore. Tra la primavera e l’autunno del 1929, infatti, egli provvide all’esecuzione di una disposizione che chiedeva all’erede universale di prelevare dall’eredità la somma di 5.000 lire, per una sola volta,  «da distribuirsi secondo i bisogni ai poveri ed ammalati del paese propriamente detto di Tregnago e dei paesetti di Marcemigo e Scorgnano». Ne beneficiarono in modi differenti decine di famiglie povere del paese a cui vennero assegnate somme variabili da 15 a 100 lire ciascuna.
Il podestà, il 24 ottobre 1928, «ritenuto che in virtù del testamento del prof. Caro Massalongo l’ospitale Massalongo deve essere eretto in Ente Morale; Considerato che il patrimonio lasciato dai compianti fondatori proff. Caro e Roberto Massalongo si può valutare, al netto dei legati e delle spese, in lire un milione e trecentomila circa», e considerato che in paese c’era effettivo bisogno di un ospedale, espresse parere favorevole alla costituzione dell’ente morale Ospitale Massalongo e approvò lo schema di statuto composto da 26 articoli.
L’ospedale, quindi, sarebbe diventato un ente morale gestito dai cittadini del paese ma per la sua costruzione serviva molto denaro, perciò, il 14 novembre 1928, il podestà decise di alienare i beni lasciati dai Massalongo, eccetto la futura sede del nosocomio che avrebbe dovuto essere attivato entro cinque anni dal giorno in cui il Comune fosse entrato in pieno possesso degli immobili che altrimenti sarebbero passati all’Ospedale di Verona per l’edificazione di un reparto medico completo intestato ai fratelli Massalongo.
L’alienazione dei beni dei Massalongo fu piuttosto laboriosa ma furono assegnati ai migliori offerenti per un prezzo complessivo di  212.000 lire, contro una stima di lire 165.700».
Al ricavato dalla vendita dei terreni si aggiunse anche la proposta del parroco don Vittorio Costalunga di destinare il ricavato netto dalla locazione della casa con brolo donata per la costruzione di una casa di ricovero, o il prezzo della eventuale vendita della casa stessa, a favore dell’erigendo ospedale Massalongo nel quale, però, avrebbe dovuto esserci una sala, o un reparto oppure un letto intitolato a San Tito.Mentre si procedeva con l’espletamento delle pratiche burocratiche e con l’alienazione dei beni lasciati dai Massalongo per acquisire il denaro necessario alla costruzione dell’ospedale, su un altro fronte, il Comune aveva dato l’avvio alle procedure per l’esecuzione dei lavori.
A partire dal novembre 1928 si era attivato a tal fine dato che tale ospedale doveva essere «inaugurato ed aperto all’esercizio, entro cinque anni dalla morte del munifico testatore; e cioè entro il 18 marzo 1933», dopo che fossero state compiute «le necessarie opere di riduzione ed adattamento, nonché d’arredamento». Pertanto si rendeva utile la costituzione di un ente morale e, allo stesso tempo, era necessario «provvedere per la esecuzione dei lavori di riduzione ed adattamento della villa suddetta, allo scopo di collocarvi l’ospitale».
I lavori da eseguire, per ora, dovevano limitarsi «all’impianto di un ospitale di quaranta letti, mentre in proseguo, a seconda dei bisogni, quando l’ospitale dovesse maggiormente svilupparsi, il fabbricato potrà ampliarsi come è indicato nel progetto stesso. Le opere da effettuare erano, dunque, l’«adattamento della parte anteriore prospiciente verso la piazza, della villa ad uso servizi annessi all’ospitale; costruzione sulla parte interna, che abbraccia anche i rustici, nonché in parte del terreno ad uso brolo di un ambiente, attiguo alla parte anteriore della villa, destinato ad ammalati, sala chirurgica, risultando che la parte interna, comprovante anche i rustici, è poco sicura dal lato statico specialmente dopo il terremoto del 1891» e, infine, la costruzione di una cella mortuaria.
La spesa prevista, secondo il capitolato d’appalto, era di 293.914 lire ma non comprendeva «l’impianto del termosifone, apparecchi sanitari, acquedotto, illuminazione, arredamento, presidi chirurgici». I lavori furono appaltati mediante licitazione privata e finanziati con  il ricavato dalla vendita dei beni immobili di compendio della eredità  Massallongo.
L’anno seguente, il 13 febbraio 1930, il podestà Giovanni Castagna rassegnò le dimissioni e fu sostituito alla guida del Comune dal commissario prefettizio Carlo Trenner che dovette occuparsi degli impianti di riscaldamento, di cucina e di illuminazione dell’ospedale. La spesa prevista era di 54.000 lire per il riscaldamento, 7.500 lire per la cucina, 9.400 lire per l’illuminazione e 18.500 per l’impianto sanitario.
Nel 1930, dunque, l’ospedale era ormai ultimato come fu scritto il 2 novembre, al momento della stipulazione dell’assicurazione antincendio.
Qualche giorno dopo, infine, venne deliberata la collocazione, all’ingresso dell’Ospedale Massalongo, di «due busti in bronzo su piedistallo in marmo raffiguranti i fratelli Caro e Roberto Massalongo, il primo chimico illustre, l’altro botanico, che brillarono per virtù generose, segno riverente alla loro memoria, indicandola alla riconoscenza ed all’ammirazione degli Italiani, perché l’amore alla patria, la religione della scienza e l’altruismo furono gli ideali ai quali conformarono la loro vita. L’ospedale era completato.
Nel 1930, terminata la costruzione del nuovo ospedale, era necessario istituire un gruppo di persone che si occupassero della sua gestione e del suo funzionamento. Già da tempo si erano avviate le pratiche per la costituzione di un Ente Morale guidato da un Consiglio di Amministrazione formato da cinque persone scelte da un elenco dei trenta cittadini più censiti di Tregnago che doveva essere rinnovato annualmente.
Lo statuto dell’Opera Pia Ospedale Massalongo in Tregnago fu approvato il 2 luglio 1930 dal podestà Riccardo Vinco che era a capo del Comune dal 25 maggio di quell’anno.
Terminato l’ospedale Massalongo, il podestà tornò ad occuparsi della  donazione  Franchini. Ella, infatti, aveva scritto in prima persona tra le sue ultime volontà: «il collocamento, apertura e funzionamento di questo ospedale dovrà effettuarsi entro un anno dalla mia morte apportandovi in seguito il Comune quelle migliorie che lo spazio acconsente, e che troverà necessario.
Nel caso ciò non avvenisse entro detto termine, oppure se l’ospedale dopo essere aperto e messo in attività venisse chiuso, abbandonato o traslocato senza giusto motivo, il Comune di Tregnago perderà il legato e dovrà rilasciare l’immobile legatovi all’Ospedale Alessandri, mio erede universale, e consegnargli pure le rendite che ne avesse percepito dal giorno del mio decesso, o da quello dell’abbandono o trasloco senza giusta ragione se l’avrà istituito».
Secondo il podestà, «la volontà della compianta contessa Franchini era quella di agevolare il sorgere di un ospedale in Tregnago. Essa tuttavia era consapevole che il legato era insufficiente al raggiungimento del fine tanto è vero che, anche quando dispose per la beneficenza ospedaliera del fondo Gazzà, dichiarò che si trattava del primo fondo per il modesto ma necessario ospedale dei poveri. Tale dizione prova di per sé che la benefica testatrice era per prima persuasa della necessità di altri aiuti anche per l’erezione di un ospedale modesto.
Conferma tale interpretazione il fatto che la compianta de cuius, in vita dispose altrimenti del fondo Gazzà e lasciò usufruttuaria per tutta la vita la signora Felisi proprio della villa ove l’ospedale avrebbe dovuto sorgere dopo un anno dalla sua morte.
Essa quindi dimostrò di essere persuasa che il suo aiuto non poteva essere che un primo fondo quasi per incitamento a seguire il suo esempio e che altri aiuti occorrevano per dare attuazione pratica al nobile proposito. Riconferma pure tale interpretazione della ricerca della volontà della testatrice il fatto che essa ha previsto che l’ospedale sarebbe potuto essere trasferito altrove e non ha fissato alcuna comminatoria per tale fatto purché informato a giusto motivo.  
E’ intuitivo che la coesistenza di due ospedali avrebbe conseguito un non senso ed uno sperpero del denaro non consentito per patrimoni destinati a opere benefiche. È ancora a rilevare che la casa padronale Franchini, al centro del paese, anche quando fosse cessato l’usufrutto, non sarebbe stata adatta a sede d’ospedale, secondo le moderne esigenze anche di carattere igienico.
Neppure è a dimenticare che l’ospedale richiede rilevanti spese di esercizio così che è più opportuno che, anche dopo provveduto alle spese di erezione e d’arredamento, rimanga un patrimonio che agevoli almeno l’accoglimento gratuito dei poveri e che permetta che la cura, sia medica che chirurgica ed ostetrica, avvenga completa senza affrettati licenziamenti purtroppo talora dovuti soltanto a ragioni economiche». Dopo questa ampia premessa, il podestà deliberò di mettere a disposizione dell’Amministrazione dell’ospedale Massalongo il legato Franchini affinché fosse «a vantaggio degli ammalati poveri del Comune di Tregnago, accolti nell’ospedale stesso». Dispose inoltre che fosse posta nell’ospedale Massalongo «una lapide a ricordo della munificenza della compianta contessa Franchini» e decise di provvedere alla vendita dei beni per devolvere il ricavato al nuovo ospedale.
Sembrava, quindi, logico utilizzare il legato Franchini per il funzionamento del Massalongo ma i dubbi sulla questione non erano del tutto fugati.
Il 21 novembre 1930, infatti, il podestà «per adempire alla volontà espressa dalla compianta testatrice, alla quale fa richiamo la nota 3 novembre 1930 n. 9293 del Consiglio Ospitaliero di Verona che alla predetta delibera, comunicata in copia per la notifica da parere contrario, disponendo il testamento che il patrimonio lasciato in eredità al Comune di Tregnago dalla munifica signora nobile Franchini debba servire per l’impianto dell’ospedale entro il caseggiato in contrada Sant’Egidio e precisamente nella parte domenicale e padronale dandovi il nome d’Ospedale San Giuseppe, nonché, per evitare la possibilità avvenire di eventuali opposizioni degli aventi diritto per non avere il Comune di Tregnago ottemperato alla attuazione del generoso fine della de cuius» ritenne opportuno «dare una immediata risoluzione alla disposizione testamentaria con la apertura, nello stabile indicato, di un ospedale per i poveri del Comune di cui è sentita la necessità, considerato pure che l’erigendo Ospedale Massalongo secondo la volontà del testatore avrà carattere eminentemente chirurgico». Nell’ospedale «Legato Franchini», però, non avrebbero potuto «esservi collocati oltre dieci letti data la limitata capacità della casa padronale non essendo consigliabile all’uso il piano terreno» utilizzabile per altri servizi.
Fu deciso, quindi, di mettere in vendita tutti i beni della Franchini esclusa la sede del piccolo ospedale e di avviare le pratiche per la costituzione di un Ente Morale”.
I terreni furono acquistati da Gaetano Battisti ma la scelta di avere in paese due istituti di cura  non convinceva il podestà che, il 14 novembre 1931, «presa in esame la delibera 13 novembre 1931 della Congregazione di Carità con la quale viene proposta la chiusura dell’ospedale San Giuseppe (Legato Franchini) per insufficienza di mezzi e la fusione ad unico Ente con l’ospedale Massalongo per rendere più semplice ed economica l’amministrazione del Legato e più efficace l’assistenza e la beneficenza», decise la formazione di un unico ente e la chiusura del piccolo ospedale.


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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