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Torino Ospedale Cottolengo

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Il contenuto l’ho trovato in un file PDF del capitolo “beneficenza” pag 725 di un testo non identificato risalente presumibilmente alla fine dell’800 inizio 900.

Nel giorno 9 settembre dell'anno 1797 un padre ed una madre con tre figli, venuti da Milano ed avvia-ti a Lione a cercarvi lavoro eransi fermati la notte in Torino con animo di proseguire il viaggio. Ammalatasi repentinamente la madre, dall'albergo della Dogana vecchia dove avea preso alloggio, fu trasferita all'Ospedale di S. Giovanni. Ma non avendo potuto esservi ricevuta per mancanza di posto, venne di bel nuovo portata all'albergo.
L'infelice si trovò in poche ore in fin di vita, onde fu dalla vicina parrocchia inviato un prete per i con-forti della religione. Accorso prontamente il Canonico Giuseppe Cottolengo.
Giunto il sacerdote a fianco dell'inferma, questa ebbe appena il tempo di acconciarsi dell'anima, che cessò di vivere.
Testimoniò il buon prete del luttuoso avvenimento, delle angoscie del marito e del pianto dei figli tornò a casa tutto rammaricato, e preso da zelo di cristiana carità espose la stessa sera ai Canonici suoi colleghi la proposta di togliere a pigione alcune camere e di allestire alcuni letti per adagiarvi nei casi urgenti i malati che fossero privi di assistenza , e quei poveri specialmente, che, raccolti di notte sulla pubblica via, si solevano trasportare per cura del Vicariato della città in una stalla della locanda di S. Giorgio.
Piacque la proposta alla Congregazione del Corpus Domini; quindi nel 1828 si aperse una piccola in-fermeria nella casa detta della Volta rossa, e la cura principale del piccolo Ospizio fu affidata al canonico Cottolengo.
Nel 1831 essendo imminente il pericolo di una invasione del Choléra morbus, l'infermeria per ordine del Governo doveva chiudersi o trasportarsi fuori di città; e non potendo la Congregazione eseguire questo trasferimento, perchè avrebbe dovuto uscire dai limiti del suo territorio parrocchiale, si adagiò di buon grado alla proposta del canonico Cottolengo, che era di prendere interamente a suo carico l'infermeria, di trasportarla dove meglio gli piacesse, e di averne cura.
L'infermeria fu adunque trasferita nella regione di Valdocco in una casuccia, che ebbe nome di Piccola Casa della Divina Provvidenza, e il nucleo di quella immensa Casa di Carità, che diede poi ricovero ad ogni classe d'infelici e porta sollievo ad ogni maniera di dolori.
Con lettere patenti del 27 agosto 1833 Re Carlo Alberto annoverò il canonico Cottolengo tra i cavalie-ri dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, accolse il benefico Istituto sotto la sua speciale protezione, e ne riconobbe la legale esistenza, concedendo ogni facoltà al fondatore di dirigerlo, senza dovere dar conto all'autorità amministrativa del suo operato.
La stessa facoltà venne poi accordata dal Governo al teologo canonico Luigi Anglesio, che prese il posto del canonico Cottolengo, e per cura del quale la Piccola Casa continua a crescere e prosperare.
Il canonico Cottolengo morì santamente in Chieri il 30 aprile 1842 a 56 anni; egli era nato in Bra, piccola terra del Piemonte.
La società francese Monthyon e Franklin aveva conferito nel 1836 al fondatore della Piccola Casa del-la Divina Provvidenza la medaglia d'oro.
In questa Casa è raccolto il misero di ogni condizione e di ogni età, il vecchio ed il bambino, lo studio-so e l'artigiano, il sano e l'infermo. L'Ospedale Cottolengo insomma, che quasi per antifrasi si chiama la Piccola Casa, si può dire il ricovero di tutte le umane miserie, e il mondo della cristiana beneficenza.
Noi non possiamo dare ai nostri lettori una esatta descrizione di questo meraviglioso Istituto, perchè, per quanto ci siamo adoperati per saperne l'organamento, l'estensione e la distribuzione, non abbia-mo potuto ottenere l'intento nostro; e quand'anche avessimo potuto tutto penetrare, e tutto conoscere, forse serberemmo il silenzio per non opporei a quello spirito di carità e di modestia, da cui è animato quel sant'uomo che lo dirige.
Il canonico Anglesio, seguendo l'esempio del suo predecessore, ama che il bene si faccia in secreto, o s'abbia solo in mira di darne gloria alla Provvidenza.
L'ospedale Cottolengo comprende un gran numero di case che successivamente si aggiunsero al pri-mo nucleo formatosi nel 1831, con nuove fabbricazioni, e con riattamenti di edifizi già esistenti.
Questo complesso di case, o a dir meglio questo borgo occupa una superficie di ettari 4,79,05.
Vi hanno infermerie molto spaziose, vasti cortili, luoghi coperti per passeggio, grandi laboratori per gli abili al lavoro, scuole, ed una chiesa capace di due o tre mila persone.
Vi ha una bella farmacia, uno stabilimento di lavanderia, e vi hanno laboratori da sarto, da calzolaio, da materassaio, da fornaio o da vermicellaio per servizio interno.
Diamo qui poco più dell'elenco delle varie famiglie di cui si compone il vasto Stabilimento.
Sono 8 famiglie di maschi:
I Tommasini, che formano il piccolo seminario delle Missioni, cioè giovani, i quali attendono agli studi, e durando nel proposito di consacrarsi al Signore, ascendono al sacerdozio. Questi si esercitano poi nel ministero ecclesiastico entro o fuori dello Spedale, o partono per le missioni straniere: ma se non amano di ascendere al sacerdozio, essi possono rimanere ai servizi della Casa, e specialmente a quelli delle infermerie.
I Fratini, ai quali e commessa la cura degli asili della infanzia pei maschi e delle officine degli artieri.
I Vincenzini, per la maggior parte infermieri o giovani di scarsa capacità, che sono adoperati per gli uffici più facili, come l'apprendere il catechismo ai malati, o l'andare limosinando alla porta delle chiese in pro della Casa.
Gl'Invalidi.
I Sordo-muti.
I Cronici.
Gli Epilettici.
Gli Infermi.

Sonvi 24 famiglie di femmine:

Le suore Vincenzine, alle quali è commessa la parte più vitale e più laboriosa nella direzione della Casa.
Esse presiedono presso che tutte le altre famiglie, e sono come le intermediarie tra il capo e le membra di questo gran corpo. A loro è affidata la corrispondenza epistolare e il registro, la direzione della farmacia, la chirurgia minore, la sorveglianza degli spedali, quella degli opifizi, e la cura delle provvigioni e del vitto. Molte di queste Suore Vincenzine sono addette ad ospedali ed a scuole nei varii paesi del Piemonte.
Le Pastorelle, alle quali si appartiene la istruzione religiosa delle malate.
Le Eliane, che hanno per ufficio di curare le biancherie e i pannilini di tutto l'ospizio.
L'Asceterio delle Carmelitane.
L'Asceterio delle Terziarie di S. Francesco.
L'Asceterio delle Clarisse.
Le Monache della Pietà.
Le Monache del Suffragio.
Il Monastero delle Taidine.
La Casa religiosa del S. Cuor di Maria, composta di sordo-mute.
Le Provande, parte delle quali servono gl'infermi, e parte studiano per divenire maestre, e per entrare poi nella famiglia delle Vincenzine.
Le Orsoline, che attendono a lavori di cucito.
Le Alunne della Concezione, giovani penitenti.
Le Crocine, che tengono in serbo le biancherie e le rimendano.
Le Alunne di S. Giuseppe, che aspirano allo stato monastico.
Le Genoveffe.
Le Sordo-mute.
Le Invalide.
Le Epilettiche.
Le Buone Figlie (imbecilli).
Le Orfanelle, che attendono a lavori muliebri.
Le Luigine, fanciulle minori di 10 anni.
Le Inferme.

Scuole per fanciulli e fanciulle di povere famiglie che vengono dall'esterno, e ricevono nella Casa istruzione, educazione e sostentamento.
Tutte queste famiglie hanno uffici speciali, e impiegano parte del tempo nel lavoro, parte nelle preghiere. S'insegna a leggere e a scrivere agli individui ancora privi d'istruzione: non essendovi però scuole regolari, salvo che per il piccolo seminario delle Missioni, e per i fanciulli e le fanciulle che ven-gono dall'esterno della Casa.
Il numero dei letti per infermi di malattie acute è di 550.
Il numero complessivo dei ricoverati in questo meraviglioso ospedale oltrepassa senza dubbio i 2500:
basti dire, che ogni settimana si richiedono 106 sacchi di frumento per fare il pane dei ricoverati.
I malati si possono visitare nei di festivi da mezzodi alle 2 pom. Gli altri ricoverati possono essere vi-sitati nei giorni di giovedì dalle ore 9 ant. alle 4 pom.

Dal sito istituzionale si ricavano informazioni più recenti


L’attività dell’Ospedale continuò indefessa per tutto il secondo XIX e per l’inizio del ‘900 senza particolari differenze e sempre nello spirito del suo fondatore. Nel 1938 l’Ospedale venne classificato come “ospedale di terza categoria” secondo la legge ospedaliera appena promulgata; nel 1968, alla luce della “legge Mariotti” venne riconosciuto come “ospedale generale di zona”.
Nel 1977 la Regione Piemonte ha autorizzato la Piccola Casa all’apertura e all’esercizio della Casa di Cura Privata “Cottolengo”. Con il DPR 22/5/1981 è stata riconosciuta la natura giuridica privata della Piccola Casa. L’8 luglio 2003 la Giunta Regionale, con deliberazione n. 34/9882, ha accreditato in via definitiva l’Ospedale: in linea con questo provvedimento l’Ospedale eroga tutte le prestazioni assistenziali a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Infine, con Deliberazione del Consiglio Regionale del 16 maggio 2006 n. 69-16224, l’Ospedale Cottolengo è stato riconosciuto Presidio Sanitario. Fin dal 1932 la direzione della Piccola Casa si orientò verso l’istituzione di una Scuola Infermieri. L’inaugurazione ufficiale della scuola avvenne l’8 novembre 1936.



 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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