Terni Ospedale civile Santa Maria - Ospedali d'Italia

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Terni Ospedale civile Santa Maria

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Le informazioni di questa scheda derivano dal SIUSA
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L'Ospedale civile Santa Maria di Terni trae origine dall'antico Ospedale di Terni, fondato per donazione di Tristano di Joannuccio con testamento del 7 settembre 1366. Questi lasciò i suoi beni alla Confraternita di San Nicandro di Terni, a condizione che si erigesse un ospedale per accogliere i poveri. Da questo momento l'Ospedale accrebbe il proprio patrimonio con numerose donazioni e lasciti, tanto che già nel XV secolo si trovava in prospere condizioni economiche.
Nel 1739 aumentò ancora il patrimonio, grazie all'opera di monsignor Martino Innico Caracciolo, delegato di papa Clemente XII, il quale ordinò che i beni delle soppresse compagnie di Sant'Antonio abate e di Santa Lucia venissero incorporate nella Confraternita di San Nicandro e di conseguenza nell'Ospedale.
Nel 1864, con r.d. del 28 gennaio, l'amministrazione dell'Ospedale venne affidata alla Congregazione di carità di Terni ed il 5 ottobre dello stesso anno le rendite dell'Opera pia Galeani di Terni furono invertite in suo favore, mediante aggregazione.
Soppressa la Congregazione di carità nel 1937, l'Ospedale fu amministrato dall'Ente comunale di assistenza di Terni fino al 1938, quando con r.d. del 3 settembre, ne fu decentrato, divenendo autonomo con il nome di Ospedale civile Santa Maria di Terni.
Il 15 settembre 1938 vennero decentrate anche le opere pie Eredità Pennacchi, Legato pio Montani-Leoni, Legato Rosa di Stroncone, Confraternita di San Giovanni decollato, Ospedale di San Giovanni in Collescipoli, e la gestione delle stesse passò all'Ospedale.
L'Ospedale civile Santa Maria di Terni fu sostituito dal nuovo Ente ospedaliero Ospedale civile Santa Maria di Terni, istituito con dpr n. 819 del 18/03/1969.


La parte seguente deriva dalla documentazione ricevuta dalla biblioteca comunale;  è tratta da : Manuali per il territorio- Terni - Roma: Edindustria 1980.
Esiste poi un testo, che dovremo recuperare, che tratta tutte le vicende collegate alla situazione ospedaliera di Terni:  “La piccola grande storia della medicina a Terni - Roberto Fabrini - 2005 - Terni - Umbriagraf 

Appartenuto alla famiglia Mazzitelli,  dlla metà dell'Ottocento fu adibito a sede dell'Ospedale Civile. l'istituzione era stata qualche tempo prima trasferita al convento di Santa Maria delle Grazie, fuori città, per evitare i pericoli di contagio dopo la grave epidemia di tifo petecchiale che aveva colpito Terni nel 1816. Per adattarlo alla nuova funzione, l'edificio fu ampliato, su progetto dell'ingegner Giannelli, con due bracci di metri 45 ciascuno nei lati Est e Sud trasformando alcuni caseggiati adiacenti al fabbricato. All'epoca questo intervento apparve sproporzionato per le esigenze della città ma v’era già chi avvertiva che si dovesse mirare non solo  alle bisogna  presenti, ma ben anco alle future, ed allo sperato incremento della popolazione. Oltre ciò si suggeriva di provvedere con parte dei locali alla bisogna urgentissima di apprestare un caritatevole asilo ai poveri vegliardi, ad infermi cronici, i quali dall'età decrepita, dall'impotenza fisica, dalla miseria sono spinti all’avvillimento dell'accattonaggio. La realtà è andata poi ben aldilà delle prevvegenti considerazioni. Dopo pochi decenni, sempre in conseguenza del rapido processo industrializzazione della città, l'ospedale non era più rispondente alle esigenze dell' igiene nosocomiale moderna, benchè la Congregazione di carità che lo gestiva vi avesse apportato molte migliorie. 
In questa stessa sede l'ospedale resterà fino alla seconda guerra mondiale, quando fu parzialmente distrutto dalla prima incursione aerea dell'ultima guerra. L'ospedale fu trasferito allora presso il convento di Santa Maria delle Grazie prima, poi nel monastero dell'Annunziata, per insediarsi infine nella nuova sede di Colle Obito. Il vecchio fabbricato fu dapprima destinato ad alloggi, per essere completamente demolito alla fine degli anni sessanta. 
La scelta della sede di Colle Obito compare già nei progetti per  il piano regolatore di Terni elaborati negli anni 30 per essere poi recepita nel piano approvato nel 1937; ma solo nel 1956 verrà  approvato il progetto del nuovo ospedale redatto dall'ingegnere Danilo Napolitano e due anni più tardi ne verrà posta la prima pietra. La costruzione procede con impacciata lentezza per difficoltà finanziarie; nel 1962 viene completato il corpo centrale, nel 1967-68 le ali nord e sud. Dopo il 1968, con l'approvazione della cosiddetta legge Mariotti di riforma delle strutture sanitarie, occorrerà continuamente rivedere il progetto per adattarlo alle crescenti esigenze. La classificazione a ospedale Provinciale impone Infatti l'adozione di nuovi standard, la creazione di nuovi servizi e reparti. Il trasferimento nella nuova sede ha inizio Nel giugno del 1973 a 15 anni dall'inizio della costruzione; i 600 posti letto previsti dal progetto sono intanto saliti a oltre 1000. Alle divisioni ospedaliere si sono affiancate alcune cliniche universitarie dopo la convenzione  sottoscritta con la facoltà di medicina dell'università di Perugia.
Ci piace riportare l'analisi dell'area circostante l'ospedale che fino ad ora non abbiamo trovato in altri lavori .
La situazione ambientale del sistema Colle-ospedale si presenta oggi gravemente carente. Le pendici del modesto rilievo sono coperte da una caotica vegetazione erbacea, arbustiva e arborea proveniente dagli antichi orti terrazzati e dalle piantagioni effettuate per la fissazione dei terreni pleistocenici, di deposito fluvio lacustre, poco coerenti. Olmii, ornielli, fichi, pioppi, cornioli, canne, si mescolano a fitti aggruppamenti di robinie; il rovo e la vitalba costituiscono popolamenti estesi e densissimi che inglobano e collegano  tutta l'altra vegetazione in una unica, impenetrabile barriera. Se la difesa idrogeologica può ancora essere assolta da una da una simile fitocenosi, essa presenta pericoli di incendio, costituisce uno spettacolo di abbandono e provvisorietà, aggravato da discariche casualì di rottami e rifiuti disseminati ovunque, fornisce un ottimo rifugio per i ratti di fogna, particolarmente inopportuni specialmente in un servizio sanitario.
Eppure il vigore vegetativo che mostrano, sia la vegetazione erbacea che quella legnosa, nella totale assenza di manutenzione, dovrebbe suggerire una razionalizzazione di questo ambiente, operando adeguatamente sui popolamenti di tutti gli strati vegetazionali, per realizzare un sistema naturale e pienamente funzionante. La grande spianata su cui sorge l'ospedale riserva ben poco spazio alla vegetazione, che pure dovrebbe avere un posto preminente in questo servizio: ampie superfici sono destinate a parcheggi, senza la compensazione di alberature, e altre non meno ampie sono state conquistate dalle automobili. E’  il caso del vasto prato sottostante il braccio Nord dell'ospedale; questo presidio naturale, la cui struttura ottimale doveva essere quella di prato arborato di grandi dimensioni è oggi completamente decorticato, deformato nel profilo, degradato a parcheggio.
Sul lato occidentale del complesso, Finalmente si incontra un impianto di vegetazione di una certa consistenza, anche se completamente sottodimensionata rispetto alle esigenze reali. Si tratta di vari appezzamenti di prati cespugliati, arbustati. C'è anche un boschetto coetaneo e monospecifico di pino domestico. Le uniche specie che hanno qualche riferimento con la flora spontanea si mescolano in un disordinato insieme con la vegetazione esotica; sembra assente anche ogni criterio estetico di scelta e accostamento delle specie e degli individui. L'area antistante l'ospedale, sistemata a verde, tradisce la pervicace idea del ruolo meramente decorativo affidato alla vegetazione; le piante sono ben tenute anche se appare evidente la loro estraneità all'ambiente e la subordinazione all'automobile. 
Fa eccezione a questa regola il filare di grandi Querce che separa il viale dall'area dell'ospedale. Si tratta di nove individui plurisecolari, con poderose apparati radicolari inscatolati nel cemento, schiacciati tra la strada di grande traffico e lo sconnesso piazzale in terra battuta, anche questo destinato a verde negli intenti originali, ma regolarmente conquistato dell'automobile. Questi patriarchi vegetali, testimoni di una complessa e lunga storia di natura e cultura, ben lungi  dall'aver influenzato l'impianto della vegetazione circostante o la disposizione dei manufatti annessi alla strada e all'ospedale, si ergono maestosi tra l'indifferenza di chi passa e di chi dovrebbe curarne la manutenzione, come voluminosi  corpi estranei appena tollerati. Molto probabilmente riscuoteranno un po' di attenzione quando il solito pretesto della pubblica incolumità ne decreterà l'abbattimento o mortali mutilazioni.

 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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