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Spedale di Sant'Onofrio dei Tintori

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Il lavoro che,  in questo momento,  stiamo facendo è quello di contattare sia  le Amministrazioni locali sia le strutture sanitarie ad essi afferenti  nella speranza di trovare, soprattutto, l’aiuto di qualche Amministratore che, come abbiamo avuto modo di verificare,  prenda a cuore questo progetto che, ad oggi, non ha eguali se non nel Testo “Ospedalità antica in Sicilia” del Prof. Mario Alberghina dell’Università di Catania che ben vent’anni fa ha svolto una ricerca, appunto,  su tutti gli Ospedali siciliani.
Naturalmente se chi ci legge ha notizie e/o contatti da suggerirci non esiti da inviarcene comunicazione alla email :

ospedaliditalia@gmail.com


Ogni concreto aiuto ricevuto verrà poi riportato nella scheda di presentazione

https://it.wikipedia.org/wiki/Spedale_di_Sant%27Onofrio_dei_Tintori


L’area  - presumibilmente dal 1339 -  era occupata  da un complesso di edifici che ospitavano l'Università dei Tintori, lo spedale di Sant'Onofrio, una chiesa e ampi orti, il tutto ricadente nelle proprietà dell'Arte dei Tintori .  Alla costruzione contribuì con generosità Albertozzo di Lapo degli Alberti, tanto che i tintori concessero alla sua famiglia in perpetuo il privilegio di presenziare con un loro membro le riunioni del Consiglio dell'Arte.
L'ospedale era di dimensioni relativamente piccole: quattro letti erano riservati agli appartamenti all'arte che per malattia o per età fossero inabili a lavorare; altri otto letti erano per i poveri della città senza alloggio.
Nel 1500 l'ospedale fu temporaneamente convertito in conservatorio per le fanciulle abbandonate dette di Santa Caterina, ma tornò ai tintori poco dopo. Nel 1630 e ancora nel 1633 fu confiscato dal magistrato della Sanità e ridotto a lazzaretto per il periodo in cui la città fu interessata da pestilenze.
Passato al demanio dello Stato in occasione delle soppressioni napoleoniche del 1808, il complesso fu comunque mantenuto nella disponibilità delle religiose del monastero delle Cappuccine e  il nucleo centrale fu trasformato in caserma, originariamente denominata, appunto, delle Cappuccine.
Dismesso dal demanio militare, dopo un lungo periodo di abbandono, è stato nel 2003 concesso alla vicina Biblioteca Nazionale per essere adibito ad emeroteca .

Riferimento bibliografico
Ludovica Sebregondi, Spedale di Sant'Onofrio, in Gli istituti di beneficenza a Firenze. Storia e architettura, catalogo della mostra (Firenze, Montedomini, aprile-maggio 1998) a cura di Francesca Carrara, Ludovica Sebregondi, Ulisse Tramonti, Firenze, Alinea, 1999


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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