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San Bonifacio o San Giovanni Battista

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Il lavoro che,  in questo momento,  stiamo facendo è quello di contattare sia  le Amministrazioni locali sia le strutture sanitarie ad essi afferenti  nella speranza di trovare, soprattutto, l’aiuto di qualche Amministratore che, come abbiamo avuto modo di verificare,  prenda a cuore questo progetto che, ad oggi, non ha eguali se non nel Testo “Ospedalità antica in Sicilia” del Prof. Mario Alberghina dell’Università di Catania che ben vent’anni fa ha svolto una ricerca, appunto,  su tutti gli Ospedali siciliani.
Naturalmente se chi ci legge ha notizie e/o contatti da suggerirci non esiti da inviarcene comunicazione alla email :

ospedaliditalia@gmail.com


Ogni concreto aiuto ricevuto verrà poi riportato nella scheda di presentazione


https://it.wikipedia.org/wiki/Ospedale_Bonifacio#p-search


Nel 1377 Bonifacio Lupi, condottiero di successo, "per la salute dell'anima sua e dei suoi" decise di erigere a sue spese un ospedale per malati in Firenze, città per la quale aveva prestato servizio, ottenendo il consenso di costruzione il 23 dicembre di quell'anno. Fece subito iniziare i lavori grazie alla disponibilità di una casa che il suo amico messer Francesco di Cino Rinuccini gli mise a disposizione. Due anni dopo la costruzione doveva essere per lo più ultimata, poiché papa Urbano VI, il 6 febbraio 1386, accordò l'indulgenza plenaria a chiunque ne visitasse la chiesa, dedicata a san Giovanni Battista, il giorno della festa del santo (24 giugno), raccogliendosi in preghiera e contribuendo con un'elemosina al completamento dell'edificio assistenziale. Grazie a questo intervento e all'esborso comunque considerevolissimo del Lupi (ben 26.000 fiorini), nel 1388 l'ospedale poteva essere aperto al pubblico. Inoltre il condottiero fece in modo che la sua istituzione venisse esentata dai diritti di gabella e la dotò di una rendita annua di 700 fiorini. Inoltre anche sua moglie Caterina Franzesi, dopo la morte del marito, lasciò ogni suo avere all'istituzione fiorentina.
Tanta era la fama del suo fondatore, che l'ospedale fu sempre detto "di Bonifacio".
Inizialmente l'ospedale aveva due corsie, una maschile e una femminile, in cui erano ricoverati i poveri ammalati, per un totale di trentaquattro posti letti. Col tempo l'ospedale crebbe, inglobando anche l'ospedale di San Michele Arcangelo e quello detto dei "Broccardi", perché fondato nel 1329 da ser Michele di Croce Broccardi.
Divenne così uno dei quattro più importanti ospedali cittadini, assieme a quello di Santa Maria Nuova, quello di Lemmo e quello di San Giovanni di Dio (oggi ospedale Torregalli).
Nel 1649 lo spedalingo Bonaiuti si oppose a un primo tentativo di fusione con Santa Maria Nuova, avanzato dagli amministratori di quest'ultimo per sanare le loro gravi difficoltà economiche, a fronte della florida situazione del Bonifacio.
Nel 1734 l’ospedale raggiungeva infatti una ricchezza tale da garantirsi una rendita di circa 13.000 scudi all'anno, con cui si potevano tenere ben 92 letti, di cui 51 destinati alle donne, accudite da quaranta oblate, e il resto per gli uomini, che erano invece serviti da soli cinque inservienti e quattro commessi. Inoltre facevano parte dell'organigramma due curati per l'assistenza spirituale, quattro medici, due chirurghi, uno speciale con due garzoni, un camarlingo per la gestione delle finanze, e uno spedalingo che sovrintendeva tutto.
Il granduca Gian Gastone de' Medici, ultimo dei Medici, nel 1736 ridusse questo ospedale a "Conservatorio dei poveri invalidi", con l'intenzione di togliere dalla strada gli accattoni di ambo i sessi, incapaci di procurarsi il sostentamento, per iniziarli a una professione. Per non tradire le predisposizioni di Bonifacio, gli spedalinghi erano tenuti a mantenere a loro spese, in altri due ospedali cittadini, un certo numero di ammalati. Dopo l'inaugurazione nel 17 maggio di quell'anno, vi vennero accolte ventiquattro povere straccione, a cui si aggiunsero in seguito anche alcuni uomini, purché nativi di Firenze o ivi residenti da almeno sei anni. Fino al 1776 questa istituzione fu retta da dodici deputati aiutati da ventiquattro oblate che organizzavano la cucina, il bucato e la pulizia degli ambienti.
Il granduca Pietro Leopoldo di Lorena nel 1785 ripristinò invece l'antica funzione ospedaliera, trasferendovi le persone affette da malattia psichiatrica, che prima erano nell'ospedale di Santa Dorotea e gli invalidi ricoverati nell'ospedale di San Paolo. In quell'occasione l'ospedale fu completamente ristrutturato da Giuseppe Salvetti, che nel 1787 inaugurò il nuovo porticato del rinato "Ospedale della Carità per i Dementi".
All’inizio dell'Ottocento vi operò Vincenzo Chiarugi, rivoluzionario nel metodo di affrontare la malattia mentale, non più come una "disgrazia", ma come una vera e propria patologia. Fino alla fine dell'Ottocento era tipico a Firenze usare l'espressione "andare a Bonifazio" come sinonimo di "impazzire".
Quando alla fine dell'Ottocento i malati di mente furono trasferiti presso l'ospedale psichiatrico di San Salvi, l'ospedale servì solo per i vecchi malati cronici.
Il trasferimento nel 1924 dei ricoverati sia al nuovo ospedale di Careggi sia (se invalidi) presso la Pia Casa di Lavoro di Montedomini. Ad eccezione del corpo di fabbrica comprendente il porticato, le restanti proprietà furono così alienate e lottizzate.
Il lotto costituito dall'antico edificio, dopo un breve periodo di abbandono, fu acquistato nel 1928 dalla Provincia di Firenze e destinato a sede del Provveditorato agli Studi della Toscana, quindi nel dicembre 1938 della Questura.


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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