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Pia Casa della Senavra

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Il lavoro che,  in questo momento,  stiamo facendo è quello di contattare sia  le Amministrazioni locali sia le strutture sanitarie ad essi afferenti  nella speranza di trovare, soprattutto, l’aiuto di qualche Amministratore che, come abbiamo avuto modo di verificare,  prenda a cuore questo progetto che, ad oggi, non ha eguali se non nel Testo “Ospedalità antica in Sicilia” del Prof. Mario Alberghina dell’Università di Catania che ben vent’anni fa ha svolto una ricerca, appunto,  su tutti gli Ospedali siciliani.
Naturalmente se chi ci legge ha notizie e/o contatti da suggerirci non esiti da inviarcene comunicazione alla email :

ospedaliditalia@gmail.com


Ogni concreto aiuto ricevuto verrà poi riportato nella scheda di presentazione


https://it.wikipedia.org/wiki/Pia_casa_della_Senavra#p-search


La Pia casa della Senavra fu il primo nucleo manicomiale della città di Milano. Entrò in funzione nel 1781 e venne chiusa nel 1878, quando i ricoverati vennero trasferiti all'Ospedale psichiatrico provinciale di Milano in Mombello. Era situata fuori Porta Tosa (attuale porta Vittoria, in Corso XXII Marzo, 50) e negli ultimi decenni di attività arrivò ad ospitare più di 500 ricoverati, ben oltre la possibilità di capienza dell'edificio.
Nei secoli precedenti, gli individui affetti da disabilità mentali erano ospitati presso l'Ospedale di San Vincenzo in Prato, che di fatto ospitava categorie eterogenee di malati incurabili: non solo i pazzi, ma anche individui affetti da disabilità fisiche (ciechi, paraplegici, sordi, muti ecc), oltre ai cosiddetti figli dell'ospedale (gli esposti, abbandonati dai genitori).
Nella seconda metà del Settecento, al San Vincenzo in Prato, emerse un problema di spazi, legato non tanto ai pazzi bensì al numero di figli dell'ospedale. Su richiesta di Maria Teresa d'Austria vennero trovate quindi due nuove sedi: una per i trovatelli, la Pia Casa degli Esposti e delle Partorienti in Santa Caterina alla Ruota di Milano, e una per i pazzi (e per i primi anni anche i disabili fisici), la Pia casa della Senavra, come attestato fra l'altro da un rescritto del plenipotenziario e governatore della Lombardia austriaca Carlo Giuseppe di Firmian.
Fin dalla fondazione ci si rese conto che lo stabile era situato in un luogo insalubre: sia internamente, perché i locali erano umidi, bui e poco ventilati (i muri trasudavano salnitro), sia esternamente, a causa di prati a marcita e fossati con acqua stagnante, favorevoli condizioni naturali per zanzare e malaria. Sebbene alcuni interventi vennero realizzati per migliorare la situazione strutturale, la Senavra rimase sempre un luogo poco salubre e questo fu fra gli altri uno dei motivi che spinsero gli amministratori nella seconda metà dell'Ottocento alla ricerca di una nuova sede per il manicomio provinciale.
Sebbene nei primi anni dalla fondazione venissero accolti anche individui affetti da disabilità fisiche, a partire probabilmente dal 1791 la Senavra divenne una casa per soli pazzi. Da quell'anno infatti, come dichiarato in un Avviso del Magistrato Politico Camerale, fu necessario disporre di due documenti per poter essere ammessi: uno (firmato da un medico) che attestasse la vera pazzia e uno (firmato prima anche da un parroco poi - 1794 - solo dalle Congregazioni Municipali e dai Deputati all'Estimo) che attestasse la vera povertà dell'individuo per il quale veniva chiesto il ricovero.
Questo suggerisce che per fine secolo la Senavra dovette ospitare solo individui classificati pazzi.
Se nei primi anni la Senavra non fu altro che un ospizio, già a partire da Gateano Strabio, divenuto direttore nel 1788, e poi col Buccinelli possiamo notare un tentativo di rinnovamento dell'istituzione: si iniziò ad introdurre l'ergoterapia (nel '31 vennero istituiti calzoleria e sartoria), si introdusse una razionalizzazione degli spazi in particolare dividendo i ricoverati in base alle condizioni mediche (furiosi, sudici, dementi e imbecilli, tranquilli, convalescenti e affetti da malattie intermittenti) e vennero specialmente eliminate quasi totalmente le catene. Venne inoltre introdotta l'idroterapia.
Il cambiamento più importante si ebbe però nel 1844, quando venne stabilita la separazione della direzione medica interna della Senavra da quella dell'Ospedale Maggiore. La piena sovranità del direttore della Pia Casa significò la possibilità di organizzare in modo radicalmente nuovo la vita all'interno del manicomio: prima il Capsoni (1840-48), poi il Verga (1848-52) e infine il Castiglioni (1852-1871) gettarono le basi per una vera e propria cura morale del pazzo, seguendo largamente i principi della scuola psichiatrica francese (Pinel Esquirol) della prima metà dell'Ottocento.
Con il Castiglioni inoltre, vennero introdotte alcune attività innovative: dal 1856 venne assunto un maestro di musica e nel 1864 venne impiantato un «teatrino dei pazzi» per le recite dei ricoverati, le cui scene vengono dipinte da «un certo Bossi», un pittore internato.
Nel 1878 tutti i ricoverati della Senavra vennero trasferiti a Villa Pusterla-Crivelli-Arconati, sita in Mombello, scelto inizialmente come sede di un'eventuale colonia agricola succursale di un'ipotizzato ma mai realizzato manicomio a Desio. Le motivazioni della chiusura della Senavra rinviano sia alle questioni di scarsa salubrità del luogo presenti fin dall'inizio (tra l'altro nel 1865 la Senavra era stata luogo di un'epidemia di colera, il che accelerò le pratiche di trasferimento), sia il sovraffollamento: pensato per contenere circa 300 persone, il manicomio arrivò a ospitarne più di 500 intorno al 1850, con gli inevitabili problemi che questo comportò. L'edificio, dopo aver ospitato varie tipologie di senzatetto, venne demolito nella seconda metà del XX secolo.


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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