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Ospedale San Rocco

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Il lavoro che,  in questo momento,  stiamo facendo è quello di contattare sia  le Amministrazioni locali sia le strutture sanitarie ad essi afferenti  nella speranza di trovare, soprattutto, l’aiuto di qualche Amministratore che, come abbiamo avuto modo di verificare,  prenda a cuore questo progetto che, ad oggi, non ha eguali se non nel Testo “Ospedalità antica in Sicilia” del Prof. Mario Alberghina dell’Università di Catania che ben vent’anni fa ha svolto una ricerca, appunto,  su tutti gli Ospedali siciliani.
Naturalmente se chi ci legge ha notizie e/o contatti da suggerirci non esiti da inviarcene comunicazione alla email :

ospedaliditalia@gmail.com


Ogni concreto aiuto ricevuto verrà poi riportato nella scheda di presentazione


https://it.wikipedia.org/wiki/Ospedale_di_San_Rocco


Con la bolla Cogitantes humanae conditionis il 1 giugno 1499 Alessandro VI riconobbe all'Arciconfraternita di san Rocco degli osti e dei barcaioli, a Ripetta, la facoltà di costruire una chiesa, un oratorio e un ospedale, su un terreno vicino al mausoleo di Augusto, dedicandoli al santo protettore san Rocco. Sorgeva in una zona popolare, densamente abitata. Alle mura del Mausoleo di Augusto era abbarbicato un gruppo di casette sovrapposte, dove vivevano famiglie il cui sostentamento derivava dalle attività del porto fluviale. L'ospedale maschile, funzionante già nel 1524, viene ampliato utilizzando un terreno sub montis augustalis e completato nel 1528.
In origine l'ospedale di San Rocco funzionò come ricovero per gli appestati e aveva una sezione femminile e una maschile. Mutò poi destinazione, cessò di ospedalizzare appestati, divenne generico e accolse anche le partorienti. Aveva 50 posti letto, ma il numerò cambiò nel tempo. Un'ala fu destinata alle mogli dei barcaioli, per evitare che partorissero sulle barche, in condizioni malsane. La vicinanza degli ortacci  ( i recinti assegnati alle prostitute) riversava sull'ospedale San Rocco un carico di lavoro nell'accogliere anche partorienti celate.
Esse arrivavano di notte, con il volto coperto. Erano registrate con un numero e nessuno poteva scoprirne l'identità. Il loro volto rimaneva nascosto a tutti, tranne alla levatrice e all'ostetrico. I loro neonati erano inviati alla Pia Casa degli Esposti, all'ospedale di Santo Spirito. Per le celate il ricovero era gratuito, per la durata di otto giorni dopo il parto; ma se volevano anche nascondere la loro gravidanza, pagavano 3 scudi al giorno (nell'Ottocento erano arrivati a 32). Avevano camere separate, con letti dotati di cortine.
La protezione riguardava tutti: parenti, curiosi, autorità religiose e giudiziarie e non fu mai violata.
Se una celata moriva di parto, il suo corpo era seppellito in un cimitero riservato, fuori Porta del Popolo, e la sua tomba era indicata col numero di accesso all'ospedale.
Il cardinale Anton Maria Salviati protettore dell'Arciconfraternita, destinò per testamento al San Rocco la sua tenuta di Acquasona  i cui proventi dovevano essere utilizzati per eliminare la sezione maschile e destinare l'intero nosocomio alle donne, in particolare alle partorienti, sia palesi, sia celate. L'ospedale fu quindi ricostruito tra il 1605 e il 1612.
Come ospedale per le sole donne il San Rocco iniziò quindi a funzionare nel 1608 e durò quasi tre secoli. Clemente XIV con un breve del 1770 eliminò la sezione delle donne malate e riservò il San Rocco alle partorienti.
L'ostetricia, da pratica empirica era diventata una scienza, materia di insegnamento universitario.
Si decise di vendere la proprietà di Acquasona e con il ricavato ricostruire ex novo l'ospedale di San Rocco, nello stesso posto e con identica forma esteriore. Il progetto fu affidato all'architetto Nicola Forti. I lavori iniziarono nel 1772 e si conclusero nel 1776.
Il nuovo ospedale San Rocco aveva al primo piano una corsia di 34 metri per 9, con dieci finestroni. Al secondo piano, una sala della stessa ampiezza, ma con soffitto più basso, era riservata al passeggio delle partorienti. Le stanze delle celate erano a parte. L'ospedale aveva in questo periodo 20 posti letto e ogni anno assisteva 300 partorienti, il 4-5% delle quali subiva operazioni. Nel 1820 i decessi per parto furono 12.
I decessi erano più numerosi tra le celate, tra le quali era anche più forte l'incidenza delle partorienti affette da tubercolosi, da febbre malarica, da disturbi gastrici e da rachitismo.
Nel 1786 il cardinale Carlo Rezzonico, Camerlengo e Arcicancelliere degli Studi, emise l'editto concernente le modalità di studio dell'Ostetricia all'Università di Roma. Destinò una stanza sopra la sacrestia della chiesa di San Rocco ai corsi teorici di Ostetricia, tenuti dal titolare della neonata cattedra di Ostetricia dell'Università La Sapienza.
I corsi riservati alle levatrici si tenevano da novembre a Pasqua; i corsi di Ostetricia per gli studenti universitari di Medicina si tenevano dalla domenica in Albis fino a metà settembre.
Gli Osti e i Barcaroli di Ripetta in quegli anni foraggiavano abbondantemente gli studenti universitari che erano diventati più numerosi di quelli iscritti a Teologia e a Farmacia.
Nel 1855 titolare della cattedra di Ostetricia e primario dell'ospedale San Rocco era Antonio Panunzi. Egli chiese ufficialmente di prolungare il calendario delle lezioni accademiche e di allungare i giorni di degenza delle puerpere «per tutto il tempo che l'ostetrico ritenesse necessario». Egli rivolse al cardinal Carlo Luigi Morichini, presidente degli Ospedali Romani, la richiesta di una nuova sede per l'ospedale, in una zona decentrata, verso Sud, dove si sarebbe sviluppata la città.
Voleva un nuovo stabilimento, con giardini, con bagni, con corsie separate per le donne gravide e per le puerpere, con stanze distinte per il parto naturale e per quello morboso. Chiedeva sale parto distinte dalle corsie e un gabinetto Anatomico Fisiopatologico. Desiderava che non si allontanassero in tutta fretta i neonati dalle madri nubili. Al San Rocco ogni distinzione era rimasta sociale e riguardava unicamente le partorienti palesi da quelle celate: nessuna concessione quindi alle nuove esigenze igieniche e sanitarie.
Per potenziare l'assistenza notturna Antonio Panunzi chiedeva un convitto per le studentesse levatrici, la cui istruzione doveva essere prolungata a 18 mesi. I corsi di Ostetricia, per Panunzi dovevano essere riservati a medici laureati con almeno un anno di esperienza ospedaliera.
Le richieste ufficiali di Antonio Panunzi non furono prese in considerazione, anche perché il cardinal Morichini fu allontanato da Roma. Panunzi rinnovò le sue proposte nel 1858 e nel 1865 fu inaugurato finalmente il reparto di Ostetricia all'ospedale di San Giovanni. Nel 1876 il San Giovanni divenne l'unica sede romana di corsi universitari di Ostericia.
Nel 1867 all'ospedale di San Rocco furono aggiunti bagni con acqua potabile e fu costruita l'abitazione per il personale ospedaliero. Nel 1860 la famiglia alta dell'ospedale era costituita dal rettore, dal medico, dal chirurgo ostetrico, dall'economo, da una priora e da una levatrice. La famiglia bassa comprendeva la donna delle faccende e il portinaio. Con una somma annua in uscita di 3.529 scudi, l'ospedale era in attivo di 702 scudi.
Nel 1870 i posti letto per le palesi erano sedici e esistevano finalmente camerette separate per il parto. Al secondo piano c'erano altri 16 posti letto per le celate e il sottotetto serviva da stenditoio. Il medico Diomede Pantaleoni, commissario degli Ospedali Riuniti, ordinò di restaurare il sottotetto, aggiungendovi bagni e acqua corrente, per trasformarlo in sala parto. Nei sotterranei organizzò un gabinetto per le autopsie, pratica fino allora sconosciuta in questo ospedale. Il San Rocco nel 1871 fu convenzionato col ministero dell'Istruzione e ottenne un sussidio annuo di 4.050 lire.
Nel 1892 fu soppresso  e i locali al piano terreno furono trasformati nella Sala Sgambati e utilizzati per i concerti dell'Accademia di Santa Cecilia. Tutte le partorienti furono trasferite all'ospedale di San Giovanni, dove un'ala a parte, dentro un torrino, con 8 posti letto, fu destinata alle celate e rimase operante fino alla fine degli anni quaranta del Novecento.
L'edificio dell'ospedale di San Rocco fu demolito tra il 1934 ed il 1938

Fausto Garofalo, L'Ospedale di S. Rocco delle Partorienti e delle Celate, Roma, Arti graf. Pinnarò, 1949.
Franca Fedeli Bernardini, L'Arcispedale di S. Rocco da nosocomio a ospedale delle partorienti, in: L'Ospedale dei pazzi di Roma dai papi al '900,  Roma, Edizioni Dedalo, 1994.


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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