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Ospedale San Giovanni Addolorata

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Esiste un altro lavoro sicuramente più completo ed attendibile "postato" al seguente link

https://www.hsangiovanni.roma.it/allegati/9874/Storia_ed_Arte_del_Complesso-d35069c6c903ab8211abd5fb284dbd66.pdf  

siamo però in attesa di riscontro da parte dell'Amministrazione per poterlo adattare agli scopi di questa ricerca


https://it.wikipedia.org/wiki/Azienda_ospedaliera_San_Giovanni_Addolorata


L'azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata, a Roma,  è la designazione amministrativa di una delle più grandi e antiche strutture ospedaliere della città, comunemente designata come ospedale San Giovanni.
Alle origini dell'ospedale di San Giovanni c'è l'"Arciconfraternita del SS. Salvatore", istituita per assicurare protezione e omaggio all'immagine acheropita del Salvatore custodita presso il Sancta Sanctorum.
Già prima del XIII secolo "vennero stabiliti a custodirla perpetuamente dodici gentiluomini ottimati e principali di Roma chiamati Ostiarii, Portieri o Raccomandati del Ss. Salvatore ".  L'appartenenza alla congregazione, che si occupava anche dell'amministrazione dei beni che per beneficenza venivano conferiti alle opere di carità condotte sotto l'insegna dell'immagine, divenne presto ereditaria - sempre tra i "gentiluomini ottimati e principali di Roma", e nel 1332 la congrega fu eretta in Confraternita da Giovanni XXII.
Ma i tempi erano barbari, il santuario pativa furti e disordini amministrativi, le famiglie senatorie si estinguevano - mentre l'opera aveva assunto un notevole rilievo economico, oltre che religioso, e andava quindi ricondotta sotto il governo del vescovo di Roma. Tornati i papi a Roma da Avignone, prima Martino V poi Nicolò V e Sisto IV e infine Alessandro VI misero ordine nella gestione della congrega e dei suoi beni, affidandola interamente alla Confraternita, intimamente legata al Capitolo Lateranense, e divenuta nel tempo un potente soggetto economico.
La Confraternita "esercitavasi in varie opere cristiane. Vestiva nel giorno della festa di san Giovanni dodici poveri che poi trattava a pranzo: altra mensa imbandiva nel giovedì santo a dodici religiosi, dava a ciascuno di essi un paio di scarpe, un giulio ed un pane; dotava eziandio povere donzelle; manteneva in casa povere vedove; ed avea finalmente in cura l'arcispedale di s. Giovanni presso Sancta Sanctorum ed i collegii Capranica, Nardini, Crivelli, e Ghislieri. Opere si' pietose accendevano la carità de' fedeli ad alimentarle con novelli sussidii; ed infatti sia a perenne memoria la generosità del Cardinal Giannantonio Sangiorgi piacentino legato a latere in Roma nell'assenza di Alessandro VI, e di Giulio II che lasciò erede la Confraternita de suoi beni.".
La tradizione vuole che Onorio I nel 626 avesse trasformato la propria casa paterna in una chiesa dedicata a sant'Andrea; lì presso, verso il 1216, il cardinale Giovanni Colonna aveva fondato e dotato un ospizio per i pellegrini intitolato al medesimo santo.
Nel 1333 la Confraternita ottenne, presso la chiesa di sant'Andrea, alcuni edifici fatiscenti per fondarvi il proprio ospedale - tra questi una cappella dedicata a san Michele arcangelo, che diede il nome al nuovo ospedale.
Ripetuti ampliamenti vennero successivamente apportati grazie ai lasciti di benefattori che pensavano così di giovare alla salvezza della propria anima.
Nel 1580, papa Gregorio XIII Boncompagni inizia la costruzione del braccio nuovo, quello che ancora oggi delimita la piazza del Laterano verso occidente. I lavori continuarono sotto vari papi (Sisto V, Clemente VIII e Urbano VIII) fino al 1639 e con la direzione di Giacomo Mola, luganese, giunto a Roma come nipote di un muratore membro della confraternita e attivo nel lungo cantiere dell'ospedale, divenuto poi membro egli stesso della confraternita a partire dal 1606.
All'inizio del Settecento l'ospedale, aperto a "tutti gl'infermi di qualunque Nazione, sesso, ed età" aveva 120 posti per gli uomini, ("che si raddoppiano secondo il bisogno e principalmente l'Estate"), mentre "l'altro delle Donne posto dall'altra parte della via publica, ed accresciuto di fabriche dal Pontefice Alessandro VII contiene 60 Letti.".
All'inizio dell'Ottocento l'ospedale venne completamente destinato alle donne, e ne poteva ospitare oltre 500, ma normalmente le ammalate non superavano le 200. La "Statistica della commissione per gli ospedali di Roma per l'anno 1863" indica 215 malate presenti al 31 dicembre, e 2563 ricoverate lungo l'anno (delle quali 446 morte, il resto "guarite o migliorate"). Nel 1892 fu eliminato l'Ospedale di San Rocco delle partorienti e delle Celate che era a Porto di Ripetta e tutte le partorienti furono trasferite al San Giovanni.
Solo nei confini di Roma l'Ospedale disponeva di un patrimonio fondiario agricolo ingentissimo, esteso per quasi 2800 ettari, a cui si aggiungevano numerosi immobili di vario genere e dimensione provenienti da lasciti testamentari, che producevano rendite, oltre a quelli propriamente destinati ai servizi ospedalieri.
Quanto restava del patrimonio fondiario del San Giovanni dopo l'unità d'Italia, le alienazioni e la liquidazione dell'asse ecclesiastico confluì nel 1896, insieme con i patrimoni degli altri ospedali di Roma, nell'ente "Pio Istituto di Santo Spirito e Ospedali Riuniti".
L'ospedale restò legato al Vaticano almeno fino alla piena realizzazione del Servizio Sanitario Nazionale (gli enti ospedalieri, eredi anche economici delle opere pie cattoliche, furono disciolti solo nel 1978, con la legge 833). Nel dopoguerra fu massicciamente ampliato a spese pubbliche, con la costruzione di nuovi padiglioni inaugurati a settembre del 1958.
Attualmente l'azienda consiste di un vastissimo isolato di servizi ospedalieri che contiene: l'ospedale di san Giovanni, l'ospedale dell'Addolorata,  l'ospedale britannico ed infine l'ospedale delle Donne.


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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