Ospedale Ostetrico ginecologico S. Anna - ospedali d'Italia

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Ospedale Ostetrico ginecologico S. Anna

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Ringraziamo per la disponibilità offertaci dall'Amministrazione Ospedaliera (in particolare per l'interessamento della Dirigente Responsabile SSD Dott.sa Lia di Marco) non solo per l'utilizzo dei dati ma, soprattutto, per  l'interessamento nella condivisione del progetto che ci siamo prefissi.


http://www.cittadellasalute.to.it/index.php?option=com_content&view=article&id=16046:storia-santanna&catid=132:presentazione-citta-della-salute-e-della-scienza&Itemid=511


La sede attuale dell'Ospedale S. Anna venne inaugurata il 28 ottobre 1938, a sud di corso Spezia, sul bordo di un vasto terrapieno già digradante verso la sponda sinistra del Po. Un'area allora di estesi prati, ricca di fontanili e piccoli stagni (Millefonti si chiamava, e si chiama tuttora, il quartiere che vi si è sviluppato), ma che si stava rapidamente avviando a caratterizzarsi in due direzioni di forte sviluppo: industriale, con l'allora avveniristico stabilimento della Fiat Lingotto completato appena 15 anni prima; e ospedaliero, con il grande complesso delle Molinette.
I lavori per la costruzione dell'Ospedale Sant'Anna erano iniziati nel 1930, ma la sua storia era iniziata molto prima e aveva fatto registrare percorsi abbastanza complicati. Il Sant'Anna era stato infatti istituito non con la destinazione specifica come la conosciamo oggi, ma con funzioni diverse, più ampie e articolate, assistenziali, sociali, educative della prima infanzia.
Basti pensare alle varie denominazioni assunte nel corso della sua storia: dapprima Opera delle Partorienti (dalla fondazione al 1800), Ospizio di Maternità (durante l'occupazione francese del Piemonte), Opera di Maternità e Regia Opera di Maternità (fino al 1945) poi di nuovo, per pochi anni, Opera di maternità ed infine Ospedale Sant'Anna. Tutte queste denominazioni vennero utilizzate nell'arco di 270 anni, che è l'età attuale dell'Ospedale.
Fu infatti nel 1728 che Re Vittorio Amedeo II, con l'impegno attivo della municipalità torinese, istituì il primo reparto per partorienti e la prima scuola di Ostetricia presso l'Ospedale Maggiore di S. Giovanni Battista della Città di Torino allora ancora ospitato nella sede storica del palazzo castellamontiano di via Giolitti.
Nella prima metà del '700 la popolazione torinese era cresciuta da 44.000 abitanti a 60-70.000 abitanti e poteva contare su 3 ospedali: S. Giovanni, San Maurizio e della Carità. Vittorio Amedeo II, in data 6 maggio 1728 ordinava di aprire nell'Ospedale San Giovanni un reparto per donne partorienti sia sposate che ragazze madri nella convinzione che l'iniziativa si sarebbe dimostrata "opera molto utile per evitare frequenti infanticidi, dar luogo sicuro alle figlie che mancassero, e per ammaestrare donne piemontesi alla professione di levatrici".
I letti per le partorienti erano 8, saliti successivamente a 12 e poi a 20, sistemati nei pressi dell'infermeria. Nell'ospedale venne istituita anche una scuola di ostetricia. Con la dominazione dei Francesi, fu decisa la separazione tra l'Ospedale S. Giovanni e l'Opera delle Partorienti che con decreto 23.1.1801 prese il nome di "Ospizio di maternità".
Venne scelta anche la nuova sede nel Monastero delle canonichesse Lateranensi detto di S. Croce. Ma l'Ospizio di Maternità rimase soltanto un anno nell'ex Monastero di S. Croce, in piazza Carlo Emanuele. In quella sede rimase soltanto un anno poi venne trasferito nel Convento dei Padri Trinitari Scalzi, detto di S. Michele, e vi restò per 130 anni cioè fino al trasferimento nell'attuale sede. Nel 1815 venne cambiato il titolo di Ospizio di Maternità in Opera di Maternità e con Decreto Reale (18 luglio 1815) l'amministrazione dell'Opera di Maternità acquistò la sua piena autonomia.
II 15 ottobre 1822 venne istituito il primo Reparto Pensionanti ed il Servizio degli Esposti. Nel periodo storico che si estende dal 1830 al 1880.
l'Opera di Maternità subì la più profonda trasformazione, specie per quanto si riferisce al suo scopo principale di servire all'insegnamento dell'Ostetricia, ma ci fu qualche polemica per la separazione (1863) dei corsi tra studenti in medicina ed allieve ostetriche. Grosso problema, dibattuto in quegli anni, fu l'introduzione della Ginecologia. Nel 1883 vennero concessi a titolo sperimentale, a spese del Governo, sei letti per l'insegnamento ginecologico, a patto che venisse modificato lo Statuto organico dell'Opera nel senso che là dove si diceva "l'Opera ha per scopo di coadiuvare lo studio della Clinica Ostetrica si aggiungessero le parole " e ginecologica".
Non ci sono notizie precise sui primi decenni di vita dell'Opera delle Partorienti, si ricorda l'aumento progressivo dei letti da 6 a 12 e poi a 45 verso il 1790 con 299 ricoverate, quindi a 70 con 400 partorienti nel 1800 e 490 nel 1831, mentre nel 1865 salirono a 150-175 con una media di ricoverate di 850.
Si calcola, per gli anni dal 1874 al 1884, una presenza giornaliera media di 60 ricoverate, mentre la mortalità, dal 5% iniziale sale al 10% negli anni 1877-78 e poi scende gradatamente fino al 2%.Tale si manterrà con piccole oscillazioni anche negli anni seguenti.
L'Opera di Maternità alla fine della guerra mondiale aveva cambiato la propria denominazione in Ospedale Ostetrico e Ginecologico S. Anna in ossequio al Decreto del Presidente della Repubblica del 12.5.1953. La storia degli ultimi trent'anni è nota: la "cicogna" continua ad arrivare nell'Ospedale di Corso Spezia e, grazie anche alla immigrazione, il numero dei bambini nati al Sant'Anna è andato via via aumentando fino a raggiungere numeri elevati negli anni settanta. Quasi ventimila nati nel 1970, qualche migliaio in meno negli anni successivi.
Anni del boom, si diceva, delle nascite che si sono dimezzate soltanto negli anni ottanta. Intanto il Sant'Anna era diventato un ospedale ad alta specializzazione ostetrico-ginecologico nell’ambito dei Paesi Europei. E dal 1 gennaio 1995 l'Ospedale Infantile Regina Margherita e l'Ospedale Ostetrico Ginecologico S. Anna sono stati riuniti in un'unica Azienda Ospedaliera, riconosciuta a livello nazionale. Nell'Azienda si cura la salute della donna relativamente alla sfera riproduttiva e sessuale, ma si segue anche la maternità in tutti i suoi aspetti sanitari.



 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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