Ospedale Maggiore Carlo Alberto Pizzardi - ospedali d'Italia

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Ospedale Maggiore Carlo Alberto Pizzardi

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https://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/1801/4249


Un decreto del  Prefetto del Dipartimento del Reno in data  2 giugno 1801 unisce gli antichi ospedali delle Vita e della Morte, creando un complesso nel quale confluiscono anche quelli di San Francesco, San Biagio, della Trinità e di Sant'Antonio Abate, detto degli “sportini” oltre all'Opera degli Agonizzanti, il cumulo della Misericordia e la Congregazione della Beata Vergine del Rosario.
Viene chiuso l'antico ospedale di Santa Maria delle Laudi, chiamato dai bolognesi "l'Ospedaletto", costruito nel 1563.
L'insieme assume la denominazione di Grande Ospedale (o Grande Spedale), che nel 1814, con decreto Murat, diventerà Ospedale Maggiore e nel corso dell'Ottocento sarà il più importante istituto ospedaliero cittadino, arrivando a ricoverare più di 3.000 persone.
Nell'antico edificio dell'Ospedale della Vita, fondato nel XIII secolo da una confraternita di Battuti, rimarranno gli uffici amministrativi e l'archivio del Maggiore. Dopo la chiusura nel gennaio 1799 la chiesa della Morte è stata affittata come magazzino di mobili e libreria.
Nel ventennio 1867-1886 al Maggiore vennero dati lasciti per 175.000 lire, essenziali nel dare nuovi importanti impulsi sia strutturali sia di ricerca medica. L’importanza dei lasciti e delle donazioni è di grande rilievo per lo sviluppo dello stesso ospedale. Il lascito di lire 72.000 del conte Gaetano Zucchini, avvenuto nel marzo 1882, permetteva il mantenimento di quattro posti letto. I lasciti più cospicui furono quelli della contessa Gozzadina Gozzadini e del marchese Carlo Alberto Pizzardi, che permisero la realizzazione di una clinica pediatrica e la realizzazione di un padiglione per tubercolotici, esperienze pionieristiche in campo nazionale. In particolare la creazione di un reparto di isolamento per i malati di tubercolosi, ospitato dal Maggiore dal 1900 al 1904, fu uno dei primi in Italia. Questo reparto, dopo alterne vicende, venne trasferito in località Bellaria, dove sorse un nuovo padiglione, ancora grazie ad un lascito dello stesso Pizzardi. La nuova facciata venne inaugurata nel 1903. L’ospedale venne ricostruito dopo che i bombardamenti della seconda Guerra mondiale ne avevano danneggiato completamente la struttura.

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Nel 1951 sostenuta dalla Cooperativa di Consumo di via Emilia Ponente, inizia l'occupazione popolare della fascia centrale dei Prati di Caprara, per promuovere la costruzione del nuovo ospedale, dopo la distruzione bellica del vecchio Maggiore di via Riva Reno.
I manifestanti vengono più volte dispersi dalla Celere. Ottenuta la cessione del terreno, l'ospedale sarà edificato a partire dal 1955.
La prima pietra sarà posta l'11 luglio di quell'anno, alla presenza del Ministro dei Lavori Pubblici Giuseppe Romita.


«Voglio morire povero tra i poveri », disse Pizzardi e l'uomo più ricco di Bologna finì in una fossa comune, le spoglie disperse senza nemmeno la dignità di un funerale. La tomba eretta a suo nome sulla collina del Bellaria è vuota, un tardivo riconoscimento che non custodisce nulla.


Gabriele Cremonini


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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