Ospedale di Carità - ospedali d'Italia

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Ospedale di Carità

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Questa scheda è frutto di due lavori diversi.
Del Museo Torino che è un museo sito, pensato e strutturato come un museo e sviluppato utilizzando tecnologie e piattaforme di ultima generazione.
Entrandovi, è possibile percorrere virtualmente la città trovando informazioni sui luoghi, sulla loro storia, sulle persone che li hanno abitati, sugli eventi di cui sono stati teatro, e immagini – contemporanee e storiche - che li raffigurano.
Il museo sito ospita anche una mostra storica permanente: Torino: storia di una città e mostre tematiche, è dotato di un catalogo, ha un suo centro di documentazione che comprende la biblioteca, l’archivio, la mediateca e la sitoteca, ha pubblicato una rivista on line - la “Rivista Museo Torino” - e promuove iniziative e attività.

Il secondo invece è ricavato dal blog di Luca Buggio, Torinese,  direttore artistico, attore e regista della Compagnia dei Saltapasti, associazione culturale e ricreativa che rappresenta spettacoli teatrali e realizza corsi e laboratori di recitazione. Scrivere, recitare e far recitare sono le sue passioni;  ha scoperto la storia della  città e la voglia di raccontare qualcosa che vi fosse ambientato come appunto l'Ospedale della Carità.



http://www.museotorino.it/view/s/c57ddb6b3905452d9aa4ca18f8ce7b8f

http://www.lucabuggio.it/lospedale-di-carita-nella-torino-barocca/




La costruzione del vasto complesso per il ricovero degli indigenti rientrava nell’ambizioso progetto di ammodernamento e razionalizzazione dello Stato voluto dal duca Vittorio Amedeo II di Savoia (1666-1732). L’istituzione del nuovo Ospedale di Carità, già progettata durante la reggenza di Giovanna Battista di Savoia-Nemours (1644-1724), si concretizzò nel 1682, quando il sovrano donò l’area dell’isola di San Maurizio.
I ricoverati dell’Ospizio (zingari, vagabondi e perdigiorno di tutte le età, maschi e femmine) non se ne stavano certo con la mano in mano: erano infatti manodopera a basso costo per lavorazioni come filatura e tessitura, ricamo, sartoria e falegnameria. Medici appositamente incaricati provvedevano a controllare le condizioni di salute degli ospiti, un’intelligente precauzione atta a prevenire la diffusione di malattie. Col tempo si istituirono figure mediche dedicate, come un chirurgo e uno specialista in malattie veneree, che operavano con l’aiuto degli studenti della scuola di medicina.
C’era pure una scuola di musica, una consuetudine piuttosto comune all’epoca. Tra i ricoverati (spesso bambini abbandonati o orfani) non era raro trovare qualcuno con talento per la musica. Alcuni di loro potevano ambire a entrare a far parte della Regia Cappella di Torino: venivano ascoltati da compositori e musicisti di mestiere che li sceglievano per le loro orchestre musicali e continuavano la loro istruzione.
Le condizioni di vita erano buone e innanzitutto offrivano la garanzia di un pasto caldo. A volte si finiva nell’Ospizio con la forza, come durante l’assedio del 1706, quando il Duca di Savoia ordinò di “sgomberare” le strade di Torino dagli accattoni per avere il passaggio libero ai soldati e alle squadre di soccorso. Ma spesso erano gli stessi poveri, a volte intere famiglie, a presentarsi spontaneamente alle porte del ricovero per chiedere di esservi ammessi.
L'ospedale di Carità ebbe sede in via Po 33 fino al 1887, parte in quello che oggi è denominato Palazzo degli Stemmi. Dal 1896 in questo edificio ebbero luogo le prime proiezioni pubbliche del Cinematografo Lumière. La sala funzionò come cinematografo fino al 3 marzo 1897.


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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