Ospedale civile Santa Maria della Misericordia - ospedali d'Italia

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Ospedale civile Santa Maria della Misericordia

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GORIZIA   VECCHIO                            GORIZIA  NUOVO

Il contenuto della scheda proviene dal quotidiano online "il piccolo" di Trieste, pubblicato il 23 settembre 2018. Si ringrazia la redazione per la disponibilità alla pubblicazione.

https://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2018/09/23/news/ospedale-convento-e-l-edicola-mariana-dei-misericorditi-nell-antica-piazzutta-1.17280326


Non proprio il primo, ma quello a essere considerato il primo ospedale funzionale di Gorizia venne fondato nel 1656 dall’ordine di San Giovanni di Dio, Fatebenefratelli o piuttosto austriacamente, Misericorditi, grazie all’elargizione di Vito Del Mestri, barone del Sacro Romano Impero, amministratore del Capitanato di Gradisca e iscritto tra i nobili patrizi degli Stati provinciali di Gorizia.
L’istituto polifunzionale comprendeva stanze per ammalati, una sezione per pellegrini e mendicanti e una stanza per il vitto ai poveri. La struttura è messa a dura prova dall’epidemia del 1682: la peste, spettro della sanità d’allora e occasione, per medici e curanti, di dimostrare dedizione al ruolo e schiettezza della vocazione. Inizialmente l’ospedale serve anche da lazzaretto.
Nel 1777, Giuseppe II d’Asburgo decretò la soppressione della gran parte degli ordini religiosi nell’Impero d’Austria, riconoscendo però l’utilità sociale dei Fatebenefratelli che a Gorizia rimasero attivi con l’ospedale.
In una relazione del 1874 si legge …..
Non è provveduta la separazione dei gravi ed infermi dai convalescenti, non è provveduto per la divisione rispetto all’indole ed al carattere delle malattie, non è provveduto per una stanza di operazioni chirurgiche a secondo dei progressi della scienza. L’ospedale dei misericorditi dà ricovero anche a mentecatti, ma chi ha gettato una volta sola lo sguardo in quel locali, non ritorna più per raccapriccio. Non si parli poi di cura che qui difetta di tutto ciò che è richiesto all’uopo. L’ospedale non è per essi che è un tristissimo luogo di reclusione per liberare le famiglie dal loro peso e per renderli innocui. All’opposto, al piano di sotto, notevolmente più ampio e solo in parte occupato dai 100 cronici ed invalidi della casa di riposo, lo spazio era esuberante ma mancavano i denari per restaurare ed adattare a dormitori e camerate ampi e desolanti stanzoni.
Le infermerie erano sprovviste di lavabo ed in tutto l’ospedale non esisteva che un solo termometro per graduare gli infermi. Una decina di sciupati bisturi, delle lancette per salassi e una pinzetta arrugginita era tutto lì strumento disponibile. Ogni malata poteva a pieno piacimento procurarsi dal di fuori qualsiasi medicamento. Non si era scrupolosi nell’osservanza dell’orario delle visite mediche per non dire delle desolanti condizioni nelle quali si trovavano i cessi e le fogne. In tutto l’ospedale non esisteva neppure uno stanzino uso bagni. Ciononostante, le pazze venivano anche, in seguito visitate in fetenti canili; in pratica era un luogo dove una cura razionale era impossibile e dove le povere alienate di mente trovavano un affettuoso reclusorio e nulla di più.


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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