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LEGNANO ex Sanatorio Regina Elena

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Il lavoro che,  in questo momento,  stiamo facendo è quello di contattare sia  le Amministrazioni locali sia le strutture sanitarie ad essi afferenti  nella speranza di trovare, soprattutto, l’aiuto di qualche Amministratore che, come abbiamo avuto modo di verificare,  prenda a cuore questo progetto che, ad oggi, non ha eguali se non nel Testo “Ospedalità antica in Sicilia” del Prof. Mario Alberghina dell’Università di Catania che ben vent’anni fa ha svolto una ricerca, appunto,  su tutti gli Ospedali siciliani.
Naturalmente se chi ci legge ha notizie e/o contatti da suggerirci non esiti da inviarcene comunicazione alla email :

ospedaliditalia@gmail.com


Ogni concreto aiuto ricevuto verrà poi riportato nella scheda di presentazione



https://it.wikipedia.org/wiki/Sanatorio_regina_Elena#p-search


Ha terminato la sua funzione originaria di cura della tubercolosi nel 1970. In seguito una parte dell'edificio è diventato centro socio-educativo per disabili fisici e mentali e sede di alcune associazioni di volontariato, nonché sede di parte degli uffici dell'ASL locale.
Il sanatorio di Legnano venne realizzato sulla scorta delle epidemie di influenza spagnola e tubercolosi che avvennero nel 1918 e che falcidiarono la popolazione italiana.
In seguito a questi avvenimenti, lo Stato decise di intervenire concretamente stimolando gli investimenti destinati alla realizzazione di strutture la cui finalità sarebbe stata quella di limitare e poi debellare la tubercolosi. La lotta contro quest'ultima si basava infatti su un metodo igienico-dietetico ideato dal medico tedesco Hermann Brehmer che consisteva nel far vivere in un luogo all'aperto il paziente, il quale poteva svolgere attività fisica e momenti di riposo adeguatamente bilanciati, oltre che seguire una corretta e abbondante alimentazione, anch'essa fondamentale per la guarigione. In Italia queste strutture sanitarie furono poi chiamate "sanatori".
Allo scopo di realizzare anche a Legnano un sanatorio per la cura della tubercolosi, nel 1918 sorse un comitato promotore per la costruzione di un tubercolosario. Poco dopo venne fondata l'"Istituzione di Assistenza ai Tubercolotici", alla cui presidenza venne nominato Carlo Jucker, direttore tessile del Cotonificio Cantoni, che fu fin dall'inizio un protagonista di primo piano delle fasi che portarono poi alla costruzione del sanatorio, tant'è che rimase alla guida dell'istituzione di assistenza citata per 33 anni. Quest'ultima si fece promotrice, oltre che della cura dei malati, anche dell'erigendo sanatorio.
Per realizzare la nuova struttura sanitaria fu individuato un terreno sito alle pendici dei colli di Sant'Erasmo, di proprietà dell'Opera Pia di Sant'Erasmo. Tale area venne acquistata il 24 gennaio 1921 dall'ospedale civile di Legnano, che vi sorgeva proprio di fronte.
Qualche giorno prima dell'acquisto del terreno, il 21 gennaio 1921, il comitato promotore del tubercolosario e l'amministrazione dell'ospedale decisero all'unanimità che l'erigendo sanatorio, una volta completato ed entrato in funzione, sarebbe stato gestito dal nosocomio legnanese.
Inoltre l'istituzione di assistenza ai tubercolotici rinunciò ufficialmente, anche per il futuro, a erigere il sanatorio a ente morale. Fissati tutti i passaggi propedeutici, fu deciso di predisporre il progetto, che venne poi realizzato dall'ingegner Tommaso Roveda.
Il complesso architettonico fu inaugurato il 19 giugno 1924 da Margherita di Savoia, all'epoca regina madre, con una cerimonia solenne, che fu così fastosa da essere ricordata a lungo dai legnanesi; il sanatorio venne contestualmente dedicato a Elena del Montenegro, ovvero alla moglie consorte di re Vittorio Emanuele III di Savoia[4]. Il sanatorio entrò ufficialmente in funzione il 28 giugno 1924: La struttura fu dotata delle più moderne tecnologie mediche in uso all'epoca, tra cui strumenti radiologici, diatermici e a raggi ultravioletti, oltre che di uno stabulario. Era inoltre dotato di sale per le operazioni chirurgiche.
Il 27 aprile 1925 il sanatorio accolse un'altra visita illustre, quella di re Vittorio Emanuele III, che si dimostrò entusiasta della struttura, soprattutto per la vastità del complesso architettonico e per la modernità della tecnologia utilizzata al suo interno. Proprio il re, con regio decreto dell'11 settembre 1925, autorizzò il sanatorio a erigersi in ente morale con il nome di "Istituzione di Assistenza ai Tubercolotici"; già da un anno, infatti, il consiglio di amministrazione del sanatorio, che aveva componenti diversi da quelli che avevano deliberato la rinuncia all'erezione ad ente morale, decise di tornare sui suoi passi - non senza polemiche e strascichi giudiziari - e di avviare la procedura per cambiare in tal senso la forma dell'istituzione.
Nel corso dei decenni il numero dei ricoveri calò gradualmente. Proprio per l'esiguo numero di casi fu deciso, alla fine degli anni sessanta, di chiudere il sanatorio allestendo nel contempo, in un edificio di via Colli di Sant'Erasmo angolo via Ferraris, il dispensario antitubercolare, con i malati che vennero trasferiti presso altre strutture fermo restando il versamento del contributo economico - da parte dell'amministrazione del sanatorio - a favore degli enti sanitari che curavano i pazienti legnanesi.
Il 7 luglio 1970 un decreto del Presidente della Repubblica cambiò ufficialmente la finalità del sanatorio di Legnano, destinandolo alla sezione legnanese dell'Anffas, associazione con fini sociali che si occupa dell'assistenza di disabili mentali, che nell'occasione cambiò nome in I.L.A. (acronimo di "Istituto Legnanese di Assistenza").  Il 2 giugno 1975 fu invece inaugurato il centro socio-educativo per handicappati gravi. Nel 1981 l'I.L.A. ha cessato le sue attività e quindi la struttura è passata prima alla regione Lombardia e infine al comune di Legnano, che l'ha destinata a centro socio-educativo per disabili e a sede di alcune associazioni di volontariato, nonché a sede di parte degli uffici della ASL MI 1 locale. Il parco dell'ex-sanatorio, che è diventato un importante "polmone verde" della città di Legnano, è oggi conosciuto, dal nome dell'istituto che ha gestito la struttura per un decennio, come parco ex-ILA.
Il sanatorio, il cui stile architettonico è Liberty, poteva accogliere fino a 120 pazienti che erano sistemati in stanze singole oppure in locali in grado di ospitare fino a quattro, sei oppure otto ammalati.


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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