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Infermeria del clero

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L’’iniziativa diocesana per riservare un luogo dove accudire i sacerdoti anziani e malati che avessero bisogno di ospitalità e cure, risale al 1974. Fu attrezzata un’infermeria usufruendo di due piani del corpo centrale dell’edificio dell’ex seminario minore che aveva già chiuso la sua originale attività.
Nel 1978 fu approvato un primo Statuto, rinnovato poi nel 1987. Alla denominazione originale Infermeria del clero, fu preferita con l’’andare degli anni quella di Soggiorno per sacerdoti anziani. Quest’ultimo viene impiegato nei documenti ufficiali, mentre nell’uso quotidiano corre preferibilmente il primo.
Il numero degli ospiti presenti nella struttura negli anni si aggirò tra i venti e i trenta.
Nel 1996, avendo il Consiglio presbiterale deciso di vendere tutto il complesso del seminario minore, si pensò in un primo tempo a un edificio nuovo, costruito nel parco della Casa del clero.  A disegno completato, avendo pure ottenuto dall’amministrazione provinciale un finanziamento congruo, il progetto fu rimesso in discussione nel Consiglio presbiterale che optò per una collocazione dei sacerdoti infermi presso la RSA dell’Istituto Sordomuti, il quale, in cambio del sussidio deliberato dalla PAT per il progettato edificio offriva un numero congruo di camere.
Nell’anno 2000 fu firmata una convenzione tra l’’Arcidiocesi a l’’Istituto Sordomuti che entrò in vigore nel maggio del 2003, quando, nei giorni dal 15 al 17 maggio, avvenne il trasloco dal seminario minore alla RSA di Via Piave 106.
Già in fase di contrattazione, ci si accorse che le condizioni per il ricovero ponevano dei limiti rispetto alle finalità, in quanto lì potevano essere accolti solo quanti avessero avuto la valutazione “non autosufficiente” dalla commissione UVM (Unità Valutativa Multidisciplinare) in modo da poter avere il sussidio della PAT. Occorreva trovare un altro ambiente dove accogliere incondizionatamente ogni richiesta: per convalescenza, in attesa di ospitalizzazione, brevi periodi di cura, ecc.. A tale scopo furono riservate e attrezzate 12 camere presso la Casa del clero, pensate come pronta accoglienza per i bisogni sopra descritti. L’’iniziativa si dimostrò ben presto indovinata e provvidenziale.
Le difficoltà incontrate fin dall’’inizio della nuova sistemazione, indussero a pensare a una soluzione definitiva più consona alle esigenze dei nostri sacerdoti anziani e infermi che permettesse di accogliere in un unico luogo quanti erano ospitati nelle due strutture.
Il Consiglio presbiterale già nel 2006, visto la disponibilità dell’edificio del seminario diocesano che in quegli anni veniva ristrutturato, decideva di collocarvi pure la nuova infermeria. Decideva pure di gestirla in proprio, senza dipendere da enti pubblici, per poter organizzare autonomamente la vita interna, e scegliere liberamente il personale.
Nella previsione del trasloco degli infermi nell’edificio del seminario, si dovette pure constatare che nella Casa del Clero sarebbero rimasti solo tre ospiti, rendendo economicamente ingestibile la struttura.
Il problema fu presentato e discusso in Consiglio presbiterale che decise con voto unanime di unire nello stesso ente Casa del clero”, dotato di personalità giuridica, anche l’’infermeria, che avrebbe costituito d’ora innanzi l’attività principale.
L’attività principale è costituita dalla gestione del Soggiorno sacerdoti anziani che si configura come una piccola residenza sanitaria assistita.


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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