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Ex Ospedale Psichiatrico

Ospedali Nord Ovest > Regione Piemonte > Vercelli città

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Il lavoro che,  in questo momento,  stiamo facendo è quello di contattare sia  le Amministrazioni locali sia le strutture sanitarie ad essi afferenti  nella speranza di trovare, soprattutto, l’aiuto di qualche Amministratore che, come abbiamo avuto modo di verificare,  prenda a cuore questo progetto che, ad oggi, non ha eguali se non nel Testo “Ospedalità antica in Sicilia” del Prof. Mario Alberghina dell’Università di Catania che ben vent’anni fa ha svolto una ricerca, appunto,  su tutti gli Ospedali siciliani.
Naturalmente se chi ci legge ha notizie e/o contatti da suggerirci non esiti da inviarcene comunicazione alla email :

ospedaliditalia@gmail.com


Ogni concreto aiuto ricevuto verrà poi riportato nella scheda di presentazione

https://it.wikipedia.org/wiki/Ex_ospedale_psichiatrico_di_Vercelli


A Vercelli un manicomio esisteva già nel XIX secolo. Alla fine del 1874 era uno dei quattro manicomi pubblici del Piemonte, ed ospitava 149 pazienti. Il nuovo complesso architettonico fu progettato dall'ing. Luigi Martina e realizzato su terreni appositamente acquisiti.
L'ospedale venne completato nel 1937; si trattava di uno degli ospedali psichiatrici più grandi d'Italia, esteso su una superficie di 28 ettari.  Era servito da una apposita stazione della Tranvia Vercelli-Trino. Alla fine della seconda guerra mondiale fu teatro di una strage che venne in seguito identificata come Eccidio dell'ospedale psichiatrico di Vercelli. L'ospedale rimase attivo fino al 1978, quando entrò in vigore la legge Basaglia che fece chiudere gli ospedali psichiatrici. Restò comunque utilizzato fino al 1991 e poi definitivamente abbandonato quando fu inaugurato il nuovo ospedale di Vercelli (S. Andrea). Nel periodo di graduale dismissione del complesso vi vennero ospitate alcune comunità destinate agli ex-pazienti in vista del loro reinserimento nel tessuto sociale. La visita ai padiglioni è diventata negli ultimi anni piuttosto popolare tra gli appassionati di luoghi abbandonati e/o legati al degrado urbano.
Il complesso comprende 20 padiglioni. Gli edifici sono sostanzialmente tutti uguali e allineati. Al centro sorge una piccola chiesa, con ancora qualche affresco ormai rovinato. Il padiglione "Carlo Forlanini" si trova nella zona occidentale e vi sono gli alloggi dei pazienti, dove (quelli con problemi più gravi) venivano chiusi in locali molto piccoli, e anche i sotterranei dove pare si svolgesse la cura tramite elettroshock. Gli altri reparti erano perlopiù adibiti alla riabilitazione dei pazienti (anche con metodi sperimentali, alcuni oggi giudicati disumani) e vi erano un auditorium (e teatro), una palestra, un'area per bambini e un'area di accoglienza dei familiari dei pazienti. All'interno di questi padiglioni vi sono ancora schede (di entrata, uscita e di morte dei pazienti), giornali, apparecchiature elettroniche (computer e televisioni), piatti, altri oggetti domestici e libri di psichiatria. Solo un reparto è occupato attualmente da uffici dell'A.R.P.A.

Testo: Storia del manicomio di Vercelli: anno accademico 1979-80, Emanuele Lomonaco, ed. Corradini, anno 1985


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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