COTIGNOLA Ospedale Civile - Ospedali d'Italia

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COTIGNOLA Ospedale Civile

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Fu istituito con testamento dell'abate Pietro Leopoldo Testi del 13 giugno 1749, a rogito del notaio Lodovico Valvassori di Lugo, e codicillo del 26 febbraio 1752, a rogito del notaio Filippo Grossi di Faenza, nel quale il testatore previde di formare un cumulo di 24000 scudi da dividere in tre parti, per far fronte a tre ambiti di beneficenza: la fondazione di un ospedale per infermi, a scopo di ricovero e cura dei poveri di Cotignola e della limitrofa parrocchia di S. Severo, e delle parrocchie vicine, da erigersi di fronte all'orfanotrofio femminile e da intitolare a S. Antonio da Padova e a S. Liborio vescovo (aperto nel 1766); il mantenimento di alcuni giovani agli studi; la corresponsione di aiuti ai carcerati e doti a zitelle di Cotignola. Come amministratore dell'ospedale, che aveva l'onere di amministrare le altre opere pie (carcerati e doti, studi), il testatore prepose una congregazione, che volle nominare come presidente il rettore dei gesuiti di Cotignola, affiancato da due discendenti della famiglia Testi e da 5 membri di altri corpi morali di Cotignola, fra cui il Priore della comunità, un canonico di S. Stefano, il Guardiano dei frati Minori, i priori della Compagnia del Sacramento e della Compagnia di S. Giuseppe. La Congregazione leopoldina amministrò l'ospedale e le altre opere pie Testi fino all'istituzione della Congregazione della carità sotto il Regno d'Italia (decreto del 21 dicembre 1807), attiva dal primo marzo 1808, a cui furono riuniti e concentrati il 19 aprile 1809 ( alla congregazione dal dispaccio del Prefetto del Dipartimento del Reno, n. 7329, e per il decreto vice prefettizio n.1360), sebbene gli eredi Testi si opponessero ritenendo le opere pie di loro diritto patronale. Il Ministero dell'interno del Regno italico definì non attendibili le pretese dei Testi. La Congregazione di carità amministrò l'ospedale e le altre opere pie fino al 1821, quando nel 1822 gli eredi Testi riuscirono a ottenere presso il vescovo di Faenza la ricostituzione della Congregazione leopoldina e di poter concentrare sotto di essa le opere pie Testi. L'ospedale, insieme alle altre opere pie Testi, passò poi sotto la Congregazione di carità normata dal Governo provvisorio delle Romagne (decreto del 25 luglio 1859; decreto del 19 agosto 1859) e dal Regno di Sardegna (legge del 20 novembre 1859 e regolamento del 18 agosto 1860) e, in seguito, sotto la Congregazione istituita dallo Stato italiano (legge del 3 agosto 1862, n. 753) con regio decreto del 6 aprile 1865, n. 808. Il 5 maggio 1868 fu approvato uno statuto, in cui si prevedeva che l'ospedale mantenesse a cura completa i malati di malattie acute e poveri delle parrocchie di Cotignola e S. Severo; che potesse essere aperto anche ad ammalati di altri comuni, fra cui Barbiano e Budrio, che non avessero trovato posto nell'ospedale di Lugo; che fosse intitolato a sant'Antonio da Padova e san Liborio vescovo. In uno statuto del 25 novembre 1872, approvato pochi anni dopo (R.D. Del 30 gennaio 1873), del tutto simile al precedente, si legge che come impiegati dell'ospedale erano previsti un direttore o economo, un cappellano, un medico, un chirurgo, un infermiere per gli uomini, un'infermiera per le donne, un cuoco. L'opera pia seguì negli anni successivi le vicende normative della Congregazione di carità, in particolare in base alla legge del 17 luglio 1890, n. 6972, fu annoverata fra le istituzioni di pubblica assistenza e beneficenza. Un regolamento interno dell'ospedale fu stilato il 10 luglio 1890, con regole sull'ammissione degli ammalati, sul personale, sul servizio sanitario, sui decessi. In seguito alla legge del 3 giugno 1937, n. 847, istitutiva di un ente comunale di assistenza (E.C.A.) in ogni comune e così a Cotignola, l'ospedale Testi fu decentrato in amministrazione autonoma con tutte le altre istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza (II.PP.AA.BB.) di Cotignola che avevano fini diversi dall'assistenza generica, immediata e temporanea, come ospedali, ricoveri di vecchi ed inabili, orfanotrofi, ecc.; (art. 8), andando a costituire le Opere pie raggruppate (OO.PP.RR.) di Cotignola insieme agli orfanotrofi maschile e femminile e all'opera pia Zarabbini, in base al regio decreto legge del 16 giugno 1938, n. 1168. Pochi mesi dopo, con regio decreto del 30 settembre 1938, n. 1631 (in altre fonti, la data riportata è il 21 gennaio 1939), l'ospedale fu classificatoinfermeria dalla Prefettura. Nel 1940 risulta che l'ospedale di Cotignola ammettesse anche invalidi provenienti da ospedali militari. Nel 1968, con la legge del 12 febbraio, n. 132 (legge Mariotti) gli ospedali che erano ancora affidati a enti di assistenza e beneficenza furono trasfomati in enti ospedalieri, ovvero in enti di diritto pubblico. L'ospedale Testi, però, che fu confermato come infermeria dalla delibera della Giunta regionale dell'Emilia-Romagna del 22 ottobre 1971, n. 330, divenne ente ospedaliero solamente nel 1972, con decreto del Presidente della Giunta regionale del 31 gennaio 1972, n. 1. Nella pratica continuò a essere amministrato con le altre opere pie di Cotignola fino al maggio del 1976, quando fu fuso insieme agli ospedali di Alfonsine, Bagnacavallo, Conselice, Fusignano, Lugo e Massalombarda nell'Ente ospedaliero del comprensorio di Lugo (legge della Regione Emilia-Romagna del 23 gennaio 1976, n. 4). Successivamente, in seguito all'istituzione del Sistema sanitario nazionale (SSN legge del 23 dicembre 1978, n. 833) e delle unità sanitarie locali (UU.SS.LL.), l'ospedale fu assimilato all'U.S.L. n. 36 di Lugo. Fu chiuso nel 1985-1986 e l'attività trasferita a Fusignano.

 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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