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Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico Umberto I

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Il progetto originario collocava il Policlinico Romano sul Colle Esquilino; successivamente fu scelta, per motivi di assetto urbanistico, l’area che attualmente occupa. All’Architetto Giulio Podesti coadiuvato da Cesare Salvatori ed Edgardo Negri fu affidata la progettazione della monumentale opera. Così, alla presenza del Re d’Italia Umberto I e della consorte Regina Margherita, il 19/1/1888 fu posta la prima pietra. I lavori effettivi iniziarono solo l’anno successivo e nel 1902 il progetto era quasi ultimato. I1 più grande monumento alla Carità ed alla Scienza fu inaugurato nello stesso anno con una solenne cerimonia al Campidoglio alla presenza delle massime autorità statali. Il Policlinico iniziò a funzionare a regime nel 1904. Così all’epoca vengono descritti il progetto e le opere frutto dell’ingegno del Podesti e della Commissione:
l’area destinata al Policlinico è in una delle zone più salubri di Roma, dirimpetto alle mura di Belisario, che recingono il vasto piazzale del Macao, antico Castro Pretorio, e trovasi a metri 52,45 sopra il livello del mare.
Detta area ha l’estensione di circa 160 mila mq. di cui 40.000 coperti dagli edifici, è circondata da grandi viali della larghezza di metri 30 e verrà recintata sulla fronte principale, ... da una cancellata di ferro poggiata sopra un piccolo zoccolo di muratura, ... e dagli altri lati, ... sarà recintata da muri di sostegno, che nell’estremo angolo a sud-est, ove, ... è il riparto delle malattie infettive, si elevano fino a metri sei sul sottostante livello stradale.
Riassumendo dunque, oltre le Cliniche dipendenti dalla R. Università, il  Policlinico  è dotato di l0 padiglioni, di 4 baracche e di un riparto di “isolamento”. Per rendere facili i servizi di tutti gli edifici, che debbono fare capo al Palazzo di Amministrazione, esistono  gallerie di collegamento nei sotterranei, e  tratti coperti al primo piano che è quello dove sono tutte le infermerie. Il piano terreno di ciascun edificio è collegato dalla zona di galleria che si stabilisce sulla volta dei sottostanti tratti in muratura. Interessante l’esame di un “Padiglione”:  esso aveva le infermerie costruite sopra un porticato aperto in modo che l’aria vi potesse circolare liberamente (ogni Padiglione ha due infermerie: al piano terreno  l’una,  per uomini, al primo piano, la seconda,  per donne). Ogni  camerata  era capace di 34 letti: vi sono inoltre 2 camerette: per cui ogni  piano  può ospitare 36 ammalati  (questi salgono spesso anche a 45).Ogni  piano  era dotato di tutto il necessario (bagni, lavabi, water closets, gabinetto di analisi, cucinetta per i piccoli bisogni, stanze per biancheria sporca, ecc.); l’ascensore porta il  vitto,  le medicine e gli ammalati dal piano terreno al primo piano. I letti erano accoppiati e fra una coppia e l’altra si apre un’ampia finestra: la distanza fra i letti di una coppia è di metri 1,10 sicchè la lunghezza della sala è di metri 20. I letti erano discosti 60 centimetri dalla parete e fra un letto e l’altro di fronte è una distanza di metri 3. I “Padiglioni di chirurgia” sono uguali a quelli di “medicina”; la sola differenza è data dalla presenza di un piano in più destinato alle sale operatorie. Anche per ciò che ha riguardo ai fabbricati, notevoli miglioramenti e trasformazioni, sono degne di essere qui ricordate. Innanzitutto nel 1931 vennero condotti a termine i lavori per la sistemazione del  servizio del pronto soccorso  e dell’ ambulatorio medico-chirurgico:  gli ambulatori, che riunivano in certe ore della giornata da 100 a 150 infermi, furono portati e adattati nei grandi locali seminterrati siti nel Palazzo centrale: vennero muniti di tutti gli occorrenti servizi (acqua, luce, riscaldamento, latrine, bagno ecc.) e dotati di un proprio ingresso separato e la sala di attesa era capace di 120 persone a sedere. Le sale di medicazione e visita erano ampie. Furono trasformate e ridotte a migliore assetto per spazio, luce, igiene, impianti di sterilizzazione, ecc. le camere operatorie. Vennero costruiti nuovi locali per la materasseria e per i lavori di rammendo, di taglio e di cucito: non minori furono i lavori al reparto Isolamento, alla casa delle Suore, ecc. Non va dimenticata in queste opere di ristrutturazione ed ammodernamento, la convenzione fra il Pio Istituto e il Ministero della Educazione Nazionale:
in base ad essa quello si è impegnato a costruire l’aula per l’insegnamento della semeiotica medica in aderenza al IX Padiglione, mentre in compenso il Ministero si è impegnato di costruire nel nuovo edificio di anatomia- patologica della R. Università una nuova, moderna camera mortuaria corredata di cella frigorifera e di tutti gli impianti correlativi da servire per i bisogni così delle RR. Cliniche come dell’ Ospedale del Policlinico.
L’attività di questo Ospedale verso il quale si orientano tante simpatie della cittadinanza è davvero notevole. Viene così specificata da Alessandro Canezza e da Mario Casalini nel volume  Il Pio Istituto di Santo Spirito e Ospedali Riuniti di Roma pubblicato nel 1933:
... l’attività del Policlinico, ricorderemo qui, che mentre il S. Spirito “ritirava” temporaneamente gli ubriachi, il Policlinico “ritirava” gli agitati per malattie mentali successivamente allocati nel nuovo edificio di Neurologia e Psichiatria.
Noi sappiamo già che gli ammalati che si presentavano al  pronto soccorso  venivano visitati e medicati: se avevano bisogno di ricovero passavano alla sala di osservazione  (il Policlinico ha due sale di osservazione, una per uomini, l’altra per donne) in seguito viene deciso per la loro ammissione e invio ai Padiglioni. Gli  ammalati, che si presentano, vengono in ogni caso “registrati” dall’Ufficio di P.S.: da dati più puntuali risultano ricoverati, nel 1931, n.25587 persone, in P.S. n.12466, ambulatoriali n.38718 ed effettuati n.3109 interventi chirurgici.


 
Dal passato al futuro... un viaggio nel tempo dei templi della salute
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