Aquila Ospedale Civile S. Salvatore - Ospedali d'Italia

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Aquila Ospedale Civile S. Salvatore

Ospedali Sud > Regione Abruzzo > L'Aquila e provincia

La scheda proviene dal sito della testata https://www.ilcapoluogo.it/ che nell'articolo del 2013/10/26 a firma di Giovanni Baiocchetti  riporta alcuni passi della storia del San Salvatore

https://www.ilcapoluogo.it/2013/10/26/la-fondazione-dellospedale-maggiore-dellaquila/



Fondato nel 1457 da S. Giovanni da Capestrano, il primo Ospedale Maggiore dell’Aquila sorse a fianco del sito sul quale dopo qualche anno sarebbe sorta la basilica di San Bernardino, nell’edificio che fino al 6 aprile 2009 ha ospitato la scuola elementare Edmondo De Amicis. Nelle immediate vicinanze, si trovava allora la vecchia chiesa del Santissimo Salvatore, un tempo parrocchia del castello di Poggio Picenze; di qui l’ospedale prese il titolo di S. Salvatore, che conserva ancora oggi da tutt’altro lato della città. Fu dotato già dagli inizi di duecento letti, un chiostro con giardino e fontana e, addirittura, un teatrino per lo svago dei degenti.
Mentre la città aveva già deliberato la costruzione, il Santo ottenne da Papa Nicolò V una bolla, grazie alla quale tutti gli ospedali della città e del contado (non meno di ventisette) si aggregavano ad esso con i rispettivi beni. Bisogna tenere in conto che col termine “ospedale” si designavano allora anche complessi oggi appena classificabili come modeste infermerie.
Questi alcuni degli ospedali che operavano nell’ambito urbano prima della fondazione del Maggiore: l’ospedale per i lebbrosi si S. Antonio fuori le mura; quello di S. Spirito, all’inizio dell’attuale via Roma, contiguo all’antica porta Lavareta (oggi Porta Barete); quello di S. Giovanni del Campo, sotto Collemaggio, riservato agli uomini “infetti”; quello non lontano di S. Giovanni della Torre, riservato alle donne “infette”; quello di S. Matteo, fuori Porta Bazzano; quello di S. Niccolò, all’interno della stessa porta; quello di S. Giacomo, tenuto dai Cavalieri dell’Ordine di Altopascio, in prossimità dell’attuale stadio Fattori, fuori dell’antica Porta di Paganica. Tra i minori, ricordiamo: l’ospedale di S. Leonardo, presso la Cattedrale; quello di S. Alò, sul sito ora occupato dall’abside di S. Bernardino; quello di S. Giacomo della Rivera; quello di S. Vito, di fronte alla fontana delle 99 cannelle; quello di S. Maria di Picenza, presso le mura, in fondo all’attuale via Celestino V; quello di S. Sebastiano, presso l’attuale Piazza Fontesecco. Fra tutti, l’Ospedale di S. Maria della Pietà, o della Trinità, fondato all’inizio del XV secolo sul Colle di Sassa (presso l’attuale chiesa della Madonna Addolorata) era stato il più grande.
Alla costruzione dell’Ospedale Maggiore, San Giovanni da Capestrano contribuì anche da umile operaio: fu visto più volte trasportare i materiali da costruzione all’interno del cantiere. Nell’attuale edificio, danneggiato dal terremoto del 6 aprile 2009 e adibito a scuola fino a quella data, è possibile trovare ancora elementi che ne testimoniano la prima destinazione d’uso: il portale principale ad architrave datato 1457, un altro portale interno (opera a cassettoni con sei semicerchi trilobati e due colonne laterali tortili) e i porticati.

 
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